La sicurezza è sempre uno dei nodi cruciali del dibattito aziendale. E, malgrado la percezione sia sempre quella di fare tantissimo, rispetto alla sicurezza sul lavoro, i report statistici elaborati dall’Inail fotografano una realtà diversa. Una realtà fatta di malattie professionali e infortuni che non hanno propriamente un’incidenza trascurabile.
Tante aziende negli ultimi anni hanno compreso quanto sia importante lavorare in sicurezza, lontane da rischi di salute ma anche fiscali o giudiziari. Altre, invece, ancora oggi operano senza tenere in conto neanche i minimi requisiti di sicurezza.
La Banca dati delle professioni dell’Inail, fornisce un quadro esauriente sugli infortuni che riguardano anche i conducenti di carrelli elevatori, distinguendone la ricorrenza regionale, la tipologia dell’incidente, sede, sesso ed età del professionista coinvolto.
I dati, annualmente aggiornati, hanno però una rappresentatività triennale.
Analizzando gli ultimi report statistici, negli anni di riferimento 2013, 2014 e 2015, per ciò che attiene le malattie professionali, i dati passano da 51 casi relativi al biennio 2013/2014 a 43 del 2015. Di cui, nello specifico, 42 indennizzate per il 2013 e 36 per il restante biennio: una percentuale di indennizzo che sfiora l’83% nel 2013, il 70% nel 2014 ed l’83,7% per il 2015.
Sempre secondo i dati Inail, sarebbero Campania, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia le regioni maggiormente colpite dalle malattie professionali con 10, 8 e 7 casi. Diversamente da come si sarebbe portati a pensare, meglio invece per il Sud, con la Sardegna con lo 0% di casi, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata con 1-2 casi.
Il report statistico della Banca dati delle professioni riporta che ad essere maggiormente interessati alle malattie professionali sarebbero gli uomini (93,8%) della fascia di età fra i 50 ed i 64 anni (per il 62%), seguiti dai lavoratori tra il 35esimo ed il 49esimo anno di età (28,3%).
Meno colpite le donne, complice anche il fatto che nel settore siano impiegate di meno rispetto alla quota maschile.
Tra l’elenco delle patologie che sembra abbiano maggiore incidenza, neoplasia, malattie dell’orecchio, dei sistemi nervoso e respiratorio.
Numeri e percentuali del tutto diverse, invece, riguardano gli infortuni sul lavoro: 771 i casi nel 2013, 656 nel 2014 e 667 nel 2015, di cui mortali solamente due casi.
Le regioni che registrano un’incidenza maggiore di infortuni sul lavoro per la categoria dei conducenti di carrelli elevatori, per l’anno 2015 vedono in testa l’Emilia Romagna con 143 casi, la Lombardia con 102, il Piemonte con 65 casi ed il Veneto, 63.
Più attente, se vogliamo Molise, Valle d’Aosta, Umbria e Sardegna che si fermano a una media di meno di 5 casi per anno di riferimento.
Nello specifico, la fascia d’età più colpita è quella compresa fra i 35 ed i 49 anni (54,6%), seguita da quella tra i 50 ed i 64 anni. Inferiori invece gli infortuni per i lavoratori fino a 34 anni (18,3%) e 0,2% per la fascia degli over 65.
A riprova del fatto che la conduzione dei carrelli elevatori sia ancora una professione più maschile che femminile, i dati che descrivono gli infortuni per sesso, riguardano e interessano solo un 4,6% della popolazione femminile.
Al primissimo posto, nell’elenco della natura delle lesioni, le contusioni (35,2%), lussazioni, distorsioni e distrazioni (30,4%) seguite da ferite e fratture (tra il 14 ed il 14,8%).
Lesioni gravi, perdita anatomica accorpano solamente il 5,6%. Le sedi interessate da lesioni, secondo i dati Inail relativi al triennio 2013/2015, interessano in ordine: mani, caviglie, colonna vertebrale, piedi, ginocchia, torace e cranio. Seguite da: articolazioni, viso ed occhi.
585 sono stati gli infortuni in assenza di menomazioni. Circa l’87,7%. Suddivisi per luogo di nascita, 582 casi avrebbero interessato italiani, 26 casi europei (Polonia, Romania e Francia) e 59 extraeuropei (Marocco, India e Albania).

Ricordiamo che la Banca dati delle professioni dell’Inail è collocata all’interno del Sip, Sistema informativo delle professioni.