Batterie e terre rare

La transizione verso la diffusione di tecnologie rinnovabili, pulite, potrebbe essere compromessa dalla scarsità di materie prime, critiche, tra cui litio, cobalto, nichel, a tal punto da ripresentare il problema del controllo delle risorse.

Sono le considerazioni degli esperti di Enea, sottolineati nell’analisi del sistema energetico italiano, un focus dedicato al ruolo che hanno le materie prime per lo sviluppo delle energie cosiddette green.

Il tema legato alla futura scarsità della disponibilità di alcuni materiali, che comporterebbe aumenti di prezzo e criticità per la supply chain, è attualmente molto dibattuto.
A fronte di ciò, la Commissione europea sta cercando di favorire progetti e investimenti per grandi fabbriche di batterie, finalizzati al recupero e riciclo di materiali con l’obiettivo di ridurre le tempistiche di dipendenza dalle importazioni.

Molto forte è ad oggi la dipendenza legata alle terre rare, metalli come platino e litio (pari al 100%) per il cobalto (86%) ma anche per il tantalio (99%); tale da non riuscire per il futuro di soddisfare la domanda di veicoli elettrici.

Giacimenti globali: dove si trovano?

Si sente spesso parlare di materie prime “critiche”, una definizione che ha a che vedere con la difficoltà di essere sostituita, con la concentrazione della stessa in poche aree geografiche e con i processi di estrazione che hanno impatti ambientali negativi o che consumano elevate quantità di risorse ed energie.

A livello mondiale, sono oggi ben 21 le materie prime critiche per la transizione energetica, secondo i dati della United States Geological Survey del 2021.

Il dominio è certamente in mano alla Cina, ricca di materie prime a disposizione; segue il Brasile che ne detiene il 12% del totale e il Congo con il 5% di media ponderata (grazie alle risorse di cobalto di cui è primo produttore mondiale).
Cinque per cento anche per Russia, USA e Sudafrica; mentre l’Australia si attesta al 3% con terre rare, cobalto, bauxite.

Quale situazione in Europa?

In Europa ci sono risorse minerarie di materie prime per le batterie come litio, cobalto, nichel. Si trovano per lo più in Spagna, Germania ma anche Polonia, Repubblica Ceca e Austria.

Inoltre, l’Unione possiede una tradizione nel riciclo dei metalli come zinco, ferro, platino mentre è carente per riciclo delle CRM, Critical Raw Material.

Una situazione che, al netto delle riflessioni degli esperti di Enea, vedono la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di prodotti estrattivi ancora molto alta. Soprattutto per quelli che dovranno essere impiegati nella transizione energetica.

Le stime per il prossimo futuro

Si stima che la domanda di terre rare, entro i prossimi 30 anni potrebbe decuplicare. Nel 2030, stando a questi numeri, l’Unione europea avrebbe necessità di una quantità di litio quasi 20 volte superiore.

Oggi, l’Italia importa circa 11 milioni di euro di litio ma importa il prodotto finito (batterie agli ioni di litio) per un valore molto più ingente, pari ad oltre 1 miliardo (dato del 2021).

Il nostro Paese ha una politica industriale di tipo “BUY”, incentrata cioè sull’importazione di prodotti finiti e componenti. Preferisce importare dall’estero il manufatto piuttosto che produrlo in proprio.
Probabilmente la soluzione italiana ed anche europea per uscire dalla dipendenza sarebbe quella di sviluppare un mix di strategie economiche e industriali più orientate sul “MAKE”.
Ovvero stabilimenti produttivi, riciclo, diversificazioni delle forniture e investimenti diretti in paesi esteri oltre che risparmio energetico.

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