Il Focus Materie Prime condotto da Anima Confindustria evidenzia una situazione in lieve miglioramento per quanto riguarda i prezzi delle materie prime, ma le previsioni restano comunque incerte

Dalla mancanza di materie prime al caro energia e all’inflazione provocati dalla crisi in Ucraina: il 2022 non è stato un anno facile per le imprese italiane, che hanno dovuto far fronte a problematiche e criticità che si sono protratte a lungo e che continuano a far parte della quotidianità.

Ciò nonostante, negli ultimi mesi si assiste a una progressiva e diffusa diminuzione dei prezzi delle materie prime. Una boccata d’aria in un momento che, comunque, rimane incerto per il tessuto industriale italiano.

Anche se le quotazioni dei materiali si sono ridimensionate rispetto ai primi mesi dell’anno, il problema principale rimane il forte incremento dell’energia elettrica e del gas, oltre alla penuria di componenti elettronici e semilavorati che continua ad attanagliare il comparto, portando indeterminatezza sui tempi di consegna dei prodotti e sulla firma di nuovi contratti – commenta il vicepresidente di Anima Confindustria, Pietro Almici -. Assistiamo anche in questi giorni a continui aumenti dei listini a cui vengono applicate addizionali legate alla componente energia”.

Costi di produzione aumentati fino al 30%

Un sondaggi condotto da Anima ha evidenziato che circa la metà delle imprese nel 2022 ha visto lievitare i costi di produzione tra il 10 e il 30 per cento rispetto all’anno precedente. E per due aziende su cinque gli aumenti superano addirittura il 40 per cento, con una conseguente riduzione di margini pari a più del 10 per cento.

Abbiamo portato diverse proposte alle istituzioni, che prevedono nuovi incentivi strutturali a favore delle aziende per calmierare i costi in bolletta, per incrementare gli investimenti al fine di aumentare l’efficientamento dei processi, per sostenere in Europa la produzione di componenti strategici per l’industria, e per tutelare l’export – aggiunge Almici –. Proprio dalle esportazioni passa la maggior parte degli introiti della meccanica italiana: è quindi necessario intervenire in maniera ancora più decisa per sostenerlo, promuovendo lo sviluppo di tecnologie avanzate che possano tenere testa ai competitor di tutto il mondo“.

Dalla stagnazione alla recessione

Eppure, il perdurare dei lockdown in Cina, la guerra in Ucraina, la crisi energetica europea e le politiche monetarie restrittive secondo Achille Fornasini, docente all’Università di Brescia e coordinatore dell’osservatorio congiunturale di Anima contribuiscono a rallentare l’economia mondiale, preannunciando una stagnazione che, in caso di peggioramento dell’attuale scenario, potrebbe mutarsi in una vera e propria recessione.

In questo quadro occorre dunque monitorare attentamente il mutamento delle dinamiche dei prezzi e dei valori di mercato consolidatisi nel corso di un decennio – aggiunge Fornasini -. A partire dall’incremento esponenziale dei costi energetici, che a sua volta incide sulla crescita dei prezzi alla produzione con la conseguente trasmissione a valle degli aumenti lungo le catene del valore, compromettendo la redditività delle imprese. Come se ciò non bastasse – conclude – l’aumento dei tassi d’interesse delle banche centrali rischia non solo di frenare l’attività e gli investimenti delle imprese, ma anche di accelerare il rincaro degli approvvigionamenti di commodity quotate in dollari a causa dell’indebolimento dell’euro”.