Dal report dei controlli dei primi 9 mesi dell’anno emerge anche un dato positivo: tutte le irregolarità sono state "sanate"

L’attività di vigilanza svolta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro tra il primo gennaio ed il 30 settembre di quest’anno, ha esaminato la sicurezza sul lavoro di 12.522 aziende di molteplici settori produttivi.
Rilevante è stata la percentuale di irregolarità riscontrata, pari ad oltre l’83%.
Quasi 6200 i provvedimenti di sospensione dell’attività di impresa, dovuti principalmente a gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (2.111 casi) e per l’impiego di personale in nero (4.085 casi).

Un dato impressionante se si pensa a quali potrebbero essere le implicazioni derivanti da un così poco rispettoso modus operandi relativo a tanti settori fra cui spicca in primis l’edilizia.

L’83% delle attività sono quindi risultate irregolari. Ma c’è un dato positivo: lo stesso 83% di attività ha poi regolarizzato la propria posizione e le misure di sospensione sono state revocate.

È utile sottolineare il dato delle sospensioni – ha dichiarato il direttore dell’Ispettorato, Bruno Giordano – sotto un duplice profilo: quello dell’incremento dei provvedimenti (basti pensare che nell’arco del 2021 erano stati adottati 3.971 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, mentre nei soli primi 9 mesi di quest’anno le sospensioni sono state 6.196) e quello della regolarizzazione conseguente ai provvedimenti. Una percentuale così elevata di revoche, pari all’83%, testimonia un forte impatto in materia di recupero della legalità come lavoro regolare e sicuro”.

Si continua a fare tanto, dalle aule degli enti di formazione ai flash mob che coinvolgono cittadini e società civile, non più solamente gli operatori.
Eppure le evidenze sembrano non offrire ancora il riscontro atteso. Anche quest’anno, stando ai numeri diramati dall’Inail su infortuni e patologie denunciate, l’incidenza non accenna a ridursi.

Istituzioni e imprese hanno non solo l’obbligo ma ormai anche il dovere morale di tutelare i propri cittadini e collaboratori.
Forse – ancora una volta – spetterà all’Ispettorato dare il giusto monito.