Il Centro Studi Confindustria fa il punto sullo stato dell'arte in merito a PNRR: traguardi e obiettivi

Si parla sempre molto del PNRR, i fondi europei di cui dovrebbe godere il nostro Paese e che dovrebbero consentire di avviare svariati processi virtuosi.

Ma a che punto siamo? Sono arrivati i fondi? Vengono utilizzati? Come?

Per cercare di fare chiarezza riportiamo alcune interessanti riflessioni del Centro Studi Confindustria per fare il punto sulla situazione.

Il Piano sta procedendo: traguardi e obiettivi

Sappiamo che l’erogazione dei fondi agli stati membri dell’UE è vincolata al raggiungimento di alcuni obiettivi . L’Italia è in linea con il raggiungimento di tali obiettivi.

Sono state raggiunte sia le 51 condizioni previste per il 2021, che le 45 previste entro giugno 2022.
Il Governo Draghi ha dichiarato di aver raggiunto 29 condizioni entro fine ottobre, ulteriori 26 dovranno essere raggiunta dal Governo Meloni entro fine ottobre. Ciò consentirà di ricevere la terza rata da 19 miliardi (Tabella A).

Ritardi nella spesa

La nota dolente arriva se consideriamo invece come i fondi vengono sfruttati.

Secondo quanto riportato nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDEF), i soldi che arrivano non vengono utilizzati:

  • nel 2020-2021 è stato speso meno di un terzo di quanto previsto (5,5 miliardi sui 18,5 programmati)
  • la metà di per il 2022 (15 miliardi sui 29,4 programmati)

La spesa dei 26,7 miliardi di mancate attuazioni (nel triennio 2020-2022) è rinviata agli anni successivi, con un aumento consistente nel biennio 2025-2026.

Perchè? Due sono le possibili spiegazioni date dall’Ufficio Studi.

  1. Potrebbe essere anche che semplicemente, gli investimenti sono stati fatti, ma sono sono stati ancora rendicontati riportandoli sul sistema di monitoraggio e rendicontazione REGIS.
  2. Oppure la programmazione originaria delle spese non è stata fatta in maniera coerente alle reali capacità di spesa della PA.

La NaDEF però non specifica le voci di spesa rinviate e la nuova composizione di spesa per ciascun intervento in ciascun anno. Non ci sono informazioni sulle singole misure riprogrammate e in quali anni.

Questo ritardo rappresenta un problema perché, i beneficiare del credito non ne stanno godendo. Ma non solo, questi ritardi mettono in pericolo anche l’implementazione del PNRR che dipende molto da:

  • fattibilità economica degli investimenti
  • rispetto delle tempistiche

Fattori sfavorevoli

L’attuazione dei lavori risente negativamente anche delle contingenze che caratterizzano il periodo: rincari dei prezzi dell’energia, carenza di materiali.

Energia

Uno degli effetti negativi dei rincari del costo dell’energia è che le aziende non ritengono conveniente partecipare alle gare di appalto e i progetti rimangono irrealizzabili.

Materiali

Anche la carenza dei materiali può minare la realizzabilità di alcuni investimenti nei tempi previsti. Secondo ANCE (l’associazione dei costruttori edili), i costi per le imprese sono aumentati del 35% tra rincari dell’energia e carenza di materiali.

Alcune gare d’appalto non hanno visto addirittura partecipanti perché, proprio a causa di questi fattori, la partecipazione non risulta essere vantaggiosa per le aziende, che preferiscono rinunciare. Si sta provvedendo a modificare le condizioni di gara, con i conseguenti ritardi.

Fattori favorevoli

Ma ci sono anche dei fattori favorevoli all’implementazione del Piano:

  • nel 2023 molte opere saranno cantierizzate prendendo concretamente il via.
    Secondo il Rapporto di CRESME, per quanto riguarda le opere pubbliche finanziate con il PNRR, per fine anno si potrebbero raggiungere importi superiori ai 55 miliardi, in aumento di circa il 20% rispetto al 2021
  • l’istituzione dello sportello Capacity Italy e task force specifiche a supporto degli enti locali
  • snellimenti burocratici introdotti

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