È presto per dire se al cleaning show toccherà lo stesso destino del cooking show. Di certo però c'è che il pulito è uno spettacolo appagante, con un pubblico di seguaci e fan. E il pulito è, soprattutto dopo la pandemia, anche uno spettacolo rassicurante

Il cleaning sta diventando una nuova forma di intrattenimento? Sembrerebbe di si.

È presto per dire se al cleaning show toccherà lo stesso destino del cooking show, se i palinsesti si riempiranno di programmi dedicati alla pulizia.
Quel che è certo però è che ci sono già diversi esempi ben riusciti di pulizia che fa spettacolo. Il pubblico li apprezza e, nelle piattaforme online, non si contano i contenuti dedicati alle attività di cleaning, con vere e proprie community di seguaci al seguito.

“Howie Clean It”, negli USA

ISSA, in America, ha presentato dopo l’estate un nuovo format dedicato alla pulizia che ha per protagonista Howie Mandel, conduttore televisivo e attore canadese molto noto oltre oceano (è stato giudice, ad esempio, di America’s Got Talent dal 2010 al 2018).

Mandel è famoso anche per la sua germofobia e, proprio scherzando su questa sua peculiarità e sulla sua mania per la pulizia, è stato costruito questo format, in collaborazione con ISSA, da titolo “Howie Clean It”.
Il programma porta gli spettatori in un viaggio alla scoperta della sporcizia nascosta in spazi apparentemente puliti. Con l’aiuto di un professionista ISSA, Mandel ispirerà gli spettatori a saperne di più su cosa significa pulire, condividere ciò che hanno imparato sui social e cercare le insegne Rethink Clean per trovare aziende impegnate nella pulizia.

Il programma infatti nasce dalla campagna ISSA Rethink What Clean Means che ha l’obiettivo di educare l’America sull’importanza fondamentale della pulizia, supportando le aziende nell’elevare il loro standard di pulizia.

“Se c’è una cosa che tutti sanno di me, è che sono un maniaco della pulizia – ha detto Howie Mandel –Tuttavia, ciò che significa pulito per una persona, potrebbe significare qualcosa di completamente diverso da un’altra. Sapere che abbiamo esperti, come ISSA, che stabiliscono lo standard per la pulizia mi dà tranquillità quando sono in un hotel, al ristorante o mi esibisco in grandi luoghi”.

“Ti Spazzo in due” in Italia

Mentre in America sta partendo questo format, in Italia abbiamo le sorelle Paglionico che hanno già bucato lo schermo con il loro Ti Spazzo in due. Questo programma racconta le avventure delle sorelle Paglionico e del loro team di pulizie. È un docu-reality che vede le protagoniste alle prese con varie missioni, da attività assimilabili alle faccende domestiche, fino a interventi più complessi. Si parla di pulizia, il tutto condito con tanto colore e italianità.

E il pubblico c’è, anzi veri e propri accaniti fan delle pulizie seguono il programma ma non solo. Sui social sono moltissimi i gruppi e pagine dedicate al pulito, con decine e decine di post e video ogni giorno, con commenti e consigli per pulire bene.

“Malati di pulito” in Gran Bretagna

Un altro show di successo, nato in Gran Bretagna, è Malati di pulito. Si tratta di un format che parte dal filone delle malattie compulsive, ma con uno sbocco positivo: i malati di pulizia sono infatti entrati in un’azienda che si occupa di cleaning, dando quindi uno sfogo positivo alla loro patologia (un po’ come ha fatto Howie Mandel che abbiamo visto prima).

Perché spettacolarizzare il cleaning?

Perché interessa è la prima evidenza da sottolineare. Viene quindi da chiedersi: come mai, in questi ultimi anni, è sorto questo interesse?

Uno dei motivi è sicuramente il fatto che si sono moltiplicati i canali di comunicazione, che sono quindi da riempire, con contenuti interessanti. E il cleaning lo è, è uno di quegli spettacoli che dà soddisfazione: sarà capitato a tutti di venire catturati da un semplicissimo video di un’idropulitrice che leva il muschio da un muretto, o da foto del prima e dopo un trattamento di pulizia… il riordino e la pulizia sono concetti appaganti, che attirano la nostra attenzione.

Un altro motivo è, con ogni probabilità, aver vissuto una pandemia che ci ha sensibilizzati alla pulizia, ci ha fatto sentire più forte il bisogno di pulito, come collegato alla necessità di sentirci al sicuro.

Il pulito ci dà sicurezza. Il sondaggio che lo spiega

ISSA, presentando la sua nuova campagna Rethink What Clean Means, di cui fanno parte anche la partnership con Mandel e il nuovo format, ha ricordato dei dati molto interessanti su un sondaggio (di YouGov1, commissionato dalla stessa ISSA) che rivela le opinioni degli americani sulla pulizia.

Vediamoli insieme.

Gli americani sono preoccupati per la pulizia e dei germi.

Circa 3 intervistati su 5 (57%) sono più preoccupati per la pulizia delle attività che frequentano a causa della pandemia. Più della metà (56%) hanno pensato di più alla pulizia di un’attività/spazio pubblico nel negli ultimi 2 anni, mai come prima d’ora.

Quasi 3 su 5 (59%) sono più consapevoli della pulizia delle superfici quando sono in pubblico, più della metà (51%) afferma che sarebbe più propenso a frequentare un’attività se fornisse la prova che la struttura è stata adeguatamente disinfettata.

Gli americani vogliono sapere che i locali che frequentano sono puliti (e lo faranno sapere se non lo sono).
La maggior parte degli intervistati (82%) farebbe o direbbe qualcosa se un ambiente che frequentano non fosse pulito secondo i propri standard.
Più della metà (54%) non visiterebbe più quell’attività.
Uno su 3 (33%) si lamenterebbe con amici/familiari.
Quasi un americano su 3 (29%) parlerebbe con un manager.

Sebbene i risultati del sondaggio dell’ISSA mostrino che apprezzano la pulizia, la maggior parte degli americani ha ancora bisogno di aiuto per capire cosa è pulito e cosa no. La pulizia di un’azienda o di uno spazio pubblico è determinata da molti fattori, ma l’odore ad esempio NON è uno di questi.
Tuttavia, 3 partecipanti su 4 credono (42%) o non sono sicuri (34%) che se un’attività ha un aspetto/un odore pulito, allora è pulita.

Anche gli americani non sono a conoscenza delle certificazioni di pulizia e del loro significato: oltre la metà (52%) non ha sentito parlare di certificazioni di pulizia.

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