Pechino a caccia di qualità
+32% per gli investimenti di gruppi cinesi nel nostro Paese. Un trend in continua crescita che vede un’impennata delle percentuali superiore al 10% in un solo anno

È innegabile che negli ultimi anni l’Italia sia diventata una destinazione d’affari sempre più attraente per gli investitori della Repubblica Popolare. Oggi, nel complesso, sono circa 400 le imprese italiane partecipate da soci cinesi; ancora poche rispetto a le oltre duemila italiane che investono invece in Cina, ma comunque numerose se si riflette sull’ampiezza del fenomeno. Oltre il 90% delle imprese legate a Pechino non sono solamente partecipate ma sotto il controllo del partner del Dragone, per un giro d’affari di circa 7 miliardi e mezzo di euro su un totale di 12 miliardi.
Alberto Rossi della Fondazione Italia – Cina ha evidenziato all’interno del rapporto “La Cina nel 2016. Scenari e prospettive per le imprese”, come il giro di investimenti relativo all’anno scorso sia stato ripartito equamente tra industria (nella misura del 24%), commercio (29%), servizi (26%), costruzioni ed utilities (21%). Il rapporto previsionale, elaborato dal CeSIF, il Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, raccoglie ricerche, analisi di rischio e previsioni nel breve-medio periodo sulla Cina e gli investimenti in atto.
Secondo il rappresentante della Fondazione Italia-Cina, per il prossimo futuro ci si aspetta un trend di crescita visto che i cinesi hanno raddoppiato gli investimenti diretti in Europa, soprattutto laddove è possibile fare componentistica di qualità.
Ancora sulla punta di una mano ma non per questo da meno, le società che operano nel settore dei carrelli elevatori e che annoverano soci cinesi. Prima fra tutte la Om Carrelli elevatori.
Se conta, quindi, il passaggio di Pirelli sotto la guida di ChemChina, operazione da 7,4 miliardi se considerata anche l’Opa che ha condotto al delisting da Piazza Affari, è chiaro che gli investimenti cinesi non siano solo diretti verso il patinato mondo del calcio. Anche la toscana Fosber, leader nel settore delle macchine per imballaggi ed i motoscafi Ferretti, vantano partnership con la Repubblica Popolare e la lista potrebbe proseguire a lungo.
Nonostante quindi l’interesse cinese per il settore dei carrelli elevatori ed in genere per la filiera logistica registri un notevole incremento, la presenza più concentrata di partnership cinesi riguarda ancor di più altri mercati.
Secondo Reuters, l’Italia è il secondo mercato di riferimento per gli investimenti cinesi in Europa e il quinto su scala mondiale. Il maggior singolo investimento cinese in aziende di Stato italiane è quello di State Grid Corporation che ha comprato il 35% di Cdp Reti da Cassa depositi e prestiti investendovi 2,1 miliardi.
Al secondo posto, il 40% di Ansaldo Energia, passato da Finmeccanica a Shanghai Electric Group per 400 milioni di euro. Al centro dell’interesse cinese anche i brand del lusso; basta ricordare l’acquisizione di Krizia (35 milioni), dell’8% di Ferragamo, dei Cantieri Ferretti (75 milioni), di alcuni piccoli marchi qualificatissimi dell’alimentare come gli olii d’oliva Sagra e Berio e di altre realtà piccole ma celebri come Fiorucci, Cerruti e, nei motori di nicchia, le moto Benelli.
Continuano anche gli investimenti diretti in Italia di gruppi cinesi che aprono filiali nel nostro Paese. Secondo l’Istat oggi i cittadini cinesi regolarmente residenti in Italia sono 320 mila.
Tra il 2008 e il 2011, nonostante la crisi economica, la loro presenza è aumentata del 26%. Pochissimi, tra di loro, i lavoratori dipendenti e moltissimi gli imprenditori: oltre 70 mila partite Iva cinesi sono attive oggi in Italia.

[Da Muletti Dappertutto n. 5/2016]

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