Un recente studio di EcoVadis e Médiateur des entreprises ha evidenziato i progressi sulle performance di sostenibilità delle aziende italiane della rete EcoVadis in Europa, nell’OCSE e nei BRICS dal 2015 al 2020.
L’analisi ha messo sotto la lente di ingrandimento circa 90 mila valutazioni di sostenibilità effettuate da EcoVadis su circa 50.000 aziende, valutate su una scala da 0 a 100 in base a quattro items:

  • Ambiente
  • Lavoro e Diritti Umani
  • Etica
  • Acquisti sostenibili
Lo studio Measuring the Sustainability Performance of European Companies ha evidenziato come tutte le aziende (di tutto il mondo) abbiano compiuto progressi significativi nel corso dell’ultimo quinquennio. E le aziende italiane si sarebbero guadagnate il terzo posto della classifica, collocandosi dietro quelle della Grecia e della Norvegia ma davanti a Spagna, Finlandia, Belgio e Germania.
Progressi per lo più guidati dalle PMI (con meno di 1.000 dipendenti) e dalle grandi aziende, con un disavanzo a favore delle prime sulle seconde.

Riflettori puntati sulle aziende più virtuose

Stando ai dati dello studio, in Italia, la quota di aziende con un sistema di gestione della sostenibilità “buono” è aumentata dal 69% all’83%, con il 76% delle aziende nella categoria “parziale” che è passata al livello successivo.
Le aziende italiane in questa categoria hanno ottenuto un miglior risultato  delle aziende globali la cui percentuale nella categoria “buono” è cresciuta dal 50% del 2015 al 59% nel 2020.

Inoltre, la percentuale di aziende globali valutate con un sistema di gestione “parziale” si è praticamente dimezzata nel corso dei sei anni (dal 39% nel 2015 al 20% nel 2020). In Italia, questa percentuale è crollata dal 30% nel 2015 ad appena il 6% nel 2020.

Infine, a livello globale, la percentuale di aziende “insufficienti” è scesa ad appena il 2%. Solo l’1% delle aziende italiane in questa valutazione aveva un livello di gestione “insufficiente” nel 2015 – tutte queste aziende hanno superato la categoria “parziale” e hanno ricevuto una valutazione “buona” nel 2020.

Tra la sostenibilità dei fornitori e il nodo dei diritti umani 

I dati di EcoVadis fotografano una realtà chiara, per ciò che attiene le aziende italiane. Hanno compiuto forti progressi in materia di sostenibilità, migliorando le loro prestazioni in tutti i temi di valutazione EcoVadis dal 2015 ad oggi.

Tuttavia il fenomeno sembra riguardare più le PMI che le grandi imprese. Infatti mentre le PMI si posizionano tra le prime 5 in Europa in fatto di sostenibilità, le grandi aziende sarebbero indietro rispetto alla media europea.

Onde evitare di non riuscire a colmare il gap rispetto ai leader europei, le grandi aziende italiane dovrebbero sviluppare programmi efficaci di gestione della sostenibilità dei fornitori, che siano capaci di ottimizzare in maniera stabile e duratura le prestazioni.
Ad accelerare la necessità di trasformare l’approccio agli acquisti sostenibili sarà probabilmente la Direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale proposta dalla Commissione europea, che coinvolgerà le aziende con oltre 250 dipendenti e soglie specifiche di fatturato.
Intanto, la pressione sulle aziende italiane rispetto ai temi della sostenibilità sta aumentando soprattutto nei settori della logistica, dell’agricoltura che si affidano alla manodopera di lavoratori migranti vulnerabili provenienti da Africa e Asia.
L’Italia, da economia altamente sviluppata dell’Unione, dovrebbe iniziare a creare un’istituzione nazionale forte per i diritti umani, che sia indipendente e con un esplicito mandato per affrontare le violazioni dei diritti umani legate alle imprese.
Senza sostenibilità dei fornitori e senza aver risolto il nodo dei diritti umani, per l’Italia e le sue aziende, i parametri della sostenibilità saranno solo parzialmente raggiungibili.