Formazione continua
Italia fanalino di coda tra le imprese europee che investono in formazione. Malgrado dal
2005 al 2010 le attività formative siano cresciute di +23%, il Bel Paese rimane sotto la media
comunitaria

Molto spesso sentiamo parlare di formazione continua ma siamo sicuri di sapere di cosa si tratta? Se non abbiamo ben chiaro il significato del termine “formazione”, entrare nel vivo dell’accezione “continua”, potrebbe sembrare ancor più complicato.
“Formazione” è il termine con il quale si identifica l’acquisizione di una determinata consistenza materiale o fisionomia spirituale. L’etimo fa riferimento al “formare”, “dare una forma”, e rende l’idea della necessità che ha l’uomo come individuo inserito nella società, di formarsi. Appunto, di prendere forma.
Ma, come si può dare forma ad un individuo? Se per dare forma intendiamo il creare, accrescere, apprendere e strutturare un individuo, è la formazione stessa l’unica a offrire risposte in tal senso. È questo stesso l’obiettivo della formazione!
Si tratta di un processo attraverso il quale vengono trasmesse delle nozioni che devono avere il tempo di essere assimilate, strutturate, solidificate e interiorizzate dalla persona in modo che queste diventino un patrimonio dal quale attingere per le affrontare le problematiche giornaliere e lavorative.
Analizziamo quindi come questo processo si inserisce nel mondo lavorativo.
I dati ci danno ragione: dal 2005 al 2010, secondo un’analisi dell’ISTAT denominata la “Formazione nelle imprese in Italia”, si è avuto un incremento dal 32,2% del 2005 contro il 55,6% del 2010, rimanendo comunque sotto la media comunitaria del 66%.
Sicuramente questo dato è in parallelo con l’evoluzione normativa della formazione obbligatoria relativa alla sicurezza, ambiente, salute che ha avuto il suo importante sviluppo con l’avvento della L. 626 entrata in vigore nel 2005 e con il Testo Unico sulla Sicurezza D. Lgs 81/08.
Attraverso quali strumenti viene effettuata la formazione in azienda? L’Istat risponde che per l’84,2% la formazione viene effettuata da aziende esterne. Per quanto riguarda invece la formazione interna, i principali strumenti utilizzati sono: seminari, convegni e work shop, training on the job oltre ad affiancamento, rotazione nelle mansioni, autoapprendimento e circoli di qualità.
Nonostante la principale fetta di formazione sia quella obbligatoria, le aziende hanno dichiarato che necessitano di formazione anche relativamente alle competenze trasversali necessarie per lo sviluppo personale ma che migliorano anche la produttività aziendale.
Tirando le somme, si può evincere che vi è una propensione maggiore verso lo sviluppo delle competenze e delle attitudini individuali dei lavoratori nelle aziende con un numero elevato di dipendenti, anche se tutte hanno compreso che per crescere e sopravvivere in un mercato globale in continua evoluzione come quello attuale, è necessario investire sulle persone per evitare che le competenze personali diventino obsolete.
Dalla ricerca è emerso un ulteriore dato significativo: le aziende chiedono corsi e formazione relativa alle competenze relazionali dei loro dipendenti per il 50% e un 43% relativo al team working.
La capacità delle aziende di stare al passo con i tempi e comprendere come i propri gruppi di lavoro siano la forza sulla quale puntare, le rende competitive nel mercato e ne promuove la crescita all’interno di esso.
La formazione diventa così il traino dell’impresa. Per tutte quelle aziende che invece hanno scelto di non investire in formazione per mancanza di tempo o costi elevati, forse sarebbe opportuno promuovere tutti quei fondi a sostegno, che spesso rimangono non stanziati.
I dati ci confermano poi, che ad oggi, sono in crescita le imprese che investono in formazione e in capitale umano, che approfondiscono le loro conoscenze e sanno sviluppare sinergie. Anche l’Osservatorio Expotraining conferma che i dati sulla formazione in Italia sono univoci: per il nostro Paese la formazione ancora non ha acquisito il giusto significato all’interno dello sviluppo aziendale. Nonostante l’alto livello dei formatori
delle diverse aree tematiche, ancora non viene dato il giusto rilievo al fatto che è necessario creare nuove competenze in vista delle nuove professionalità.
Si parla per il 2020 della quarta rivoluzione industriale con robotica avanzata, trasporto autonomo, biotecnologie, genomica. Ma le aziende italiane non danno ancora il giusto peso a queste nuove competenze.
Per concludere, il connubio formazione/crescita aziendale è stato più volte valutato positivamente. Diversi gli studi che confermano nel tempo che i dati ISTAT sono ancora attuali e non vi è stato un cambiamento sostanziale in Italia, mentre, negli altri stati europei si continua un processo di investimento per la formazione che le aziende italiane ancora non hanno recepito, almeno nella maggior parte dei casi. Il problema principale risiede forse in una scarsa propensione all’investimento stesso.
La formazione continua, diventa quindi lo strumento essenziale per la crescita personale, professionale ma soprattutto aziendale. Dare forma, evolversi, crescere: questo è il vero senso di ogni attività formativa.

[Da Muletti Dappertutto n. 4/2016]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here