sicurezza sul lavoro manca una cultura della sicurezza
Nel nostro Paese è difficile andare oltre: controlli, formazione, sanzioni sono la base che costituisce l'approccio alla sicurezza nel mondo del lavoro. Possibile non si riescano ad attuare interventi più utili?

La gestione della salute e sicurezza sul lavoro all’interno delle aziende è un nodo che non si riesce a sciogliere. Un groviglio sempre più legato ad un inasprimento dei controlli, alla mancanza di formazione, che insieme, conducono ad una sola condizione: le sanzioni.

In Italia non c’è mai stata una vera e propria cultura della sicurezza, una strategia efficace per la riduzione di incidenti, morti sul lavoro, patologie professionali. In una parola: una soluzione.

E questo lo si deve soprattutto al fatto che siamo figli di una cultura che si prodiga ex post e non ex ante, dove ex ante significa prendere in considerazione tutte le variabili che possano influenzare la sicurezza sul lavoro, in un’ottica preventiva.

Ecco perché oggi si rende necessario un capovolgimento della prospettiva, finalizzato a non agire più in seconda istanza (quindi ex post, a posteriori) ma a creare una vera cultura della sicurezza capace di porre fine ad un approccio che fino ad oggi si è dimostrato ben poco proficuo.

La sicurezza sul lavoro oggi

Allo stato attuale la modalità in cui viene trattata la sicurezza sul lavoro in Italia è malata di distorsioni gravi, endemiche, complesse da arginare. Basti pensare a:

  • Norme nebulose spesso inapplicabili
  • Recepimento confusionario delle direttive europee
  • Dichiarazioni “di facciata” e interpretazioni fantasiose da parte degli enti di vigilanza
  • Bassa qualità della formazione offerta
  • Scadimento della qualità delle iniziative fieristiche e convegnistiche a vantaggio di pratiche sensazionalistiche più legate al marketing che alla sicurezza vera e propria
  • Incapacità di comprendere che la formazione alla sicurezza, i controlli e le sanzioni sono assolutamente inefficaci se non accompagnati da altre iniziative che incidano sui modelli decisionali e comportamentali delle organizzazioni
  • Uso inflazionato dello slogan “manca una cultura della sicurezza”.

Ognuno di questi parametri basterebbe ad affermare che come paese abbiamo fallito. Eppure sappiamo che esiste anche un’altra faccia della medaglia. Quella che ci ricorda quanto ogni giorno si possa lavorare in ottica sicurezza con modalità e procedure molto diverse ed efficaci. Ma, è evidente, non sia sufficiente.

E’ chiaro che evidenziare le problematiche che affliggono il nostro Paese da questo punto di vista è semplice. Non lo è altrettanto offrire soluzioni.

Che responsabilità hanno i vertici aziendali?

vertici aziendali dovrebbero offrire la giusta evidenza all’importanza del contributo del personale alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, creando le condizioni organizzative e tecniche in grado di permetterne il raggiungimento e il mantenimento del tempo di un suo adeguato livello.

Importante è anche la chiara identificazione dei soggetti a cui, all’interno dell’organizzazione, sono assegnati i poteri e le conseguenti responsabilità. E’ quindi indispensabile che i vertici aziendali chiariscano che le competenze, in tema di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, non sono circoscritte agli specialisti ma sono diffuse tra tutti gli attori e, pertanto, è fondamentale che tutti si sentano coinvolti e diano il proprio contributo.

Ma la “cultura della sicurezza” di un’organizzazione non si limita alla sola conoscenza e applicazione delle norme e delle regole vigenti. E’ il prodotto dei valori, degli atteggiamenti, della consapevolezza, delle abilità e dei modelli di comportamento individuali e di gruppo che determinano l’impegno nella gestione della salute e della sicurezza integrando tale prodotto nel rapporto tra l’organizzazione aziendale e gli individui che ne fanno parte.

Quale ruolo hanno i lavoratori e la direzione del personale?

I lavoratori sono fondamentali all’interno di questo processo. Possono:

  • fornire feedback all’azienda sia nell’operatività giornaliera che in caso di near miss o infortuni;
  • aiutare a definire regole condivise scaturenti anche dal sapere operatorio maturato nell’espletamento delle varie mansioni;
  • dare un contributo valutativo riguardo i cambiamenti tecnici e organizzativi con il loro impatto sulla tutela della salute e sicurezza;
  • proporre idee migliorative all’attenzione dell’azienda.

Detto ciò, all’interno di aziende attente alla salute e la sicurezza, anche la direzione del personale ha le sue responsabilità.
Deve fungere da catalizzatore per migliorare le competenze attraverso formazione e programmi specifici, verificare il clima aziendale periodicamente, rilevare segnali che indichino la possibilità di insorgenza di particolari problemi.
Dovrebbero anche supportare il management favorendo il dialogo tra azienda e rappresentanze sindacali e lo sviluppo partecipato della cultura della sicurezza.

Solo con tutti gli attori coinvolti, sarà possibile parlare di una rinnovata coscienza, in relazione alla cultura della sicurezza.
Quando ognuno di questi passaggi sarà realtà, un’azienda avrà ben poco da temere. E più aziende virtuose potranno contribuire, giorno dopo giorno, a risollevare le sorti dell’intero sistema Paese.
Prima d’allora tutto resterà una litania senza soluzione.

Leggi anche

Tecnologia, condivisione di dati e collaborazione per fermare la piaga nazionale delle morti e infortuni sul lavoro

Crescita economica e infortuni sul lavoro: c’è un legame?