Morti e infortuni sul lavoro rappresentano una piaga nazionale.

L’Italia ha un bollettino di guerra con 3 caduti sul lavoro al giorno (senza contare infortuni, malattie professionali e lavoratori invisibili) e, come se non bastasse la gravità di questa situazione, il Paese sembra essersi assuefatto a questo problema. Abituato a perdere 3 persone al giorno sul lavoro.

È stato questo il tema con cui Forum ISSA Pulire ha deciso di aprire la sua edizione 2022, proponendo gli speech di diversi relatori, per condividere riflessioni utili e tracciare qualche soluzione percorribile.

Per il Segretario Generale CISL, Luigi Sbarra, imprese e sindacati, da soli non ce la possono fare. Serve un impegno da parte delle istituzioni perché, è lui stesso a ricordarlo, mancano ancora decreti attuativi fondamentali.

“Nonostante la buona contrattazione e le buone relazioni sindacali, la buona condivisione che abbiamo rispetto agli obiettivi… ci deve arrivare in aiuto il sistema istituzionale.

Abbiamo il Decreto Legislativo 81 del 2008 e, nel 2008, l’Italia era considerata un Paese che esprimeva una buona legislazione sul tema salute e sicurezza sul lavoro. Sono passati 14 anni e ancora continuano a mancare decreti attuativi su quel Testo Unico su salute e sicurezza. L’azione legislativa si è rallentata, c’è tanta distrazione e abbiamo quindi bisogno di una strategia da condividere”.

Sbarra, parlando alla platea di imprese, ha riconosciuto che “c’è tanta responsabilità sociale nel mondo delle imprese, rispetto al tema dell’investimento su salute e sicurezza”. Ma ha anche ricordato che, a fronte di tante aziende che esprimono eccellenza, valore, qualità dell’innovazione della produzione, “c’è un pezzo del sistema economico e produttivo che continua a considerare la sicurezza un costo e non un investimento. Invece le imprese che investono sulla sicurezza, investono innovazione, qualità, produttività, competitività, alzano l’indice reputazionale della propria azienda”.

Riguardo all’apporto che la tecnologia può portare alla sicurezza sul lavoro, è intervenuto Luigi Zucchelli, Direttore Area tecnica Integrata e Sviluppo CNS, un consorzio che associa 170 imprese cooperative dei servizi integrati e facility management.

Il consorzio da 10 anni investe su una piattaforma tecnologica (OFM) che i soci usano per gestire clienti e commesse. Una piattaforma la cui tecnologia consente di raccogliere e condividere dati per monitorare il lavoro, tutelare la salute degli operatori e migliorare la qualità dei servizi.

La tecnologia supporta così la sicurezza, ma al contempo anche la produttività, il contenimento dei costi e la sostenibilità. Secondo Zucchelli due delle tecnologie 4.0 più interessanti a questo scopo sono l’IoT e il gemello digitale che permettono gestire un mix  di sensori su oggetti e persone, per raccogliere dati importantissimi per strutturare una strategia comune e condivisa.

I dati sono uno degli aspetti su cui ha posto l’accento anche Piero Martello, Magistrato, già Presidente del Tribunale del Lavoro di Milano, Direttore della rivista LavoroDirittiEuropa.

Sulla sua rivista ha introdotto una rubrica fissa per parlare di incidenti sul lavoro, intitolata “Cronaca di morti annunciate”. Nella realizzazione di questa rubrica si è reso conto della carenza di dati attendibili. “C’è una globalità di enti che fanno ricerche, ma i dati sono frammentari e non vengono messi in comune”. C’è una strage in corso ma non ne conosciamo davvero i numeri e, inoltre, se ne parla principalmente per ondate emozionali.

“Ogni volta che si verifica un caso clamoroso, un infortunio particolarmente grave o cruento, si solleva la vampata della notizia che, come tutte le fiammate, è di breve durata. Tutto poi tace fino alla prossima occasione di indignazione”.

L’auspicio di Martello è che “impariamo a rinunciare alle emozioni brevi e ci concentriamo di più su pensieri lunghi, in grado di sedimentare e creare propositi solidi e duraturi, resistenti al pericolo dell’oblio. Siamo un popolo di smemorati, oltre a dimenticare i fatti che ci indignano, non ci diamo neanche il tempo per conservare la memoria, raccogliere i dati su cui fondare l’agire e il progetto”.

Per il Magistrato il nostro Paese ha un apparato normativo vasto e di qualità (pensiamo al Codice Civile, al DL 81…) che però è drammaticamente insufficiente, come dimostrano le cifre e le cronache di infortuni e  morti con un frequenza impressionante.

Sul tema è intervenuto anche Walter Ricciardi, Professore di Igiene e Salute Pubblica, Università Cattolica del Sacro Cuore, con un focus al rischio infezioni, collegato al covid.

Anche da Ricciardi sono giunti dati allarmanti, questa volta riguardanti i decessi a causa di disattenzione verso le pratiche di disinfezione negli ospedali:

150 morti al giorni per infezioni correlate all’assistenza
49.316 gli italiani morti da infezione contratta in ospedale

Una situazione unica in Europa dove l’Italia, da sola, detiene quasi il 50% delle infezioni correlate all’assistenza di tutta l’UE.

Ricciardi ha spiegato che ECDC, Commissione Europea e OMS ritengono che questo succeda perché in Italia “non c’è consapevolezza di quanto sia importante, drammatico, tragico e in evoluzione negativa questo trend”. Quindi, questa mancata consapevolezza, fa si che non vengano messe in pratica azioni per arginare il problema.

“La pandemia non ha migliorato questo assetto – continua Ricciardi – e questa in realtà è una condizione condivisa con altri Paesi, solo la Germania è rimasta con i piedi per terra”. Negli altri Paesi, compresa l’Italia, la voglia di superare la pandemia è così alta da voler eliminare al più presto ogni protezione.

Ricciardi però ricorda che la situazione potrebbe essere ancora pericolosa soprattutto per la fascia di popolazione non protetta dal covid: “l’80% degli ultra 70enni, 7milioni di persone che non hanno fatto nessuna dose vaccinale contro il Covid, 14milioni che non hanno fatto la terza dose. Questo comporta che il conteggio dei malati, e la pressione sul sistema sanitario, continueranno a salire”.

Il Professore ha ricordato cosa è accaduto in Gran Bretagna dove, il 19 luglio 2021, sono state tolte tutte le restrizioni: le persone hanno iniziato ad andare in ospedale con malattie molto gravi. La Gran Bretagna, nel 2022, ha avuto più morti e ospedalizzazioni che nel 2020 e 2021 insieme. “Ma soprattutto qui si parla di sicurezza professionale: 200mila operatori sanitari hanno contratto il covid perché, essendo stato tolto l’obbligo delle mascherine anche in ospedale, gli operatori hanno contratto la malattia 2,3,4 volte…

Ogni volta che si contrae la malattia, questa causa un danno all’endotelio cioè un danno sistemico, che predispone verso accidenti cerebro cardio vascolari e soprattutto predispone, nel 10/12% dei casi, al prolungamento della sintomatologia per settimane o anche mesi”.

“Arginare questi danni e stare in sicurezza – ha concluso Ricciardi – sarà il frutto di un’alleanza tra scienza e politica. Ma, nel nostro Paese questa alleanza non può escludere l’industria e l’impresa, che devono guardare al proprio mercato e ai propri prodotti in maniera diversa rispetto al passato, guardando ai vantaggi che la tecnologia può portare a pazienti e operatori”.