“E’ stato un babbo, una persona ricca di entusiasmo che ha saputo traghettare l’azienda dalle sue mani fino alle nostre”.
Nelle parole di Simone Giugni, Simona Polidori, Guerino Martino e Angelo Neri, soci dell’omonima azienda, che descrivono Riccardo Pieragnoli, c’è tanta gratitudine.

E c’è anche altrettanta consapevolezza d’aver avuto un sostegno importante per crescere professionalmente e far crescere un’azienda attiva nel mondo della ricambistica, che tutt’oggi regala risultati importanti.

Quella della Pieragnoli è una storia capace di regalare emozioni.
La storia di un imprenditore lungimirante e caparbio che a Prato, nel lontano 1972, ha messo in piedi un’azienda, poi rilevata dagli stessi suoi dipendenti.
Quei ragazzi, giovani e alle prime armi, che oggi dopo anni di impegno e duro lavoro sono arrivati a ricoprire i ruoli che avevano ambito. Gli stessi che oggi ritengono doveroso il saluto a Riccardo Pieragnoli, prossimo al pensionamento.

Nel 2014 siamo riusciti grazie al suo aiuto a fare un salto importante. Abbiamo liquidato il vecchio socio e noi dipendenti abbiamo preso le quote dell’azienda – prosegue Simone Giugni -. Anche in quel frangente Riccardo è rimasto al nostro fianco, aiutandoci grazie alle sue grandi doti e capacità di gestione e conoscenza del mercato di riferimento. Ed è così che è iniziata una nuova avventura aziendale, con un “babbo” accanto che ci ha consigliato per arrivare dove siamo oggi“.

La Pieragnoli non ha mai amato le gerarchie. E’ l’impronta voluta dal suo vecchio CEO che l’ha spesso definita una sorta di comune aziendale, molto più che una famiglia, soprattutto da quando è cambiato il suo assetto societario.
In azienda si sentono tutti colleghi. Anche con gli ultimi arrivati.

In azienda si entra col sorriso ed è la nostra più rara caratteristica, incompresa, forse talvolta anche invidiata – prosegue Giugni -. Abbiamo una gestione flessibile, non abbiamo tempi rigidi che non potrebbero assecondare le potenzialità di ognuno di noi. Riccardo ci ha insegnato che armonia e serenità portano più produttività per tutti e lo abbiamo visto da dipendenti ieri e da proprietari oggi. Anche con tutte le nuove figure che sono entrate in azienda di recente continuiamo ad adottare un modo di lavorare sano, sereno. Quando il tuo capo ti insegna a non essere autoritario hai più capacità di metterti nei panni anche del nuovo arrivato, accoglierlo come un tuo pari. Come se fossi tu, anni ed anni fa”.

Riccardo Pieragnoli è partito da zero con un’idea ben chiara in mente. Quella di costruire un’azienda fatta di persone. Rapporti umani, non esclusivamente lavorativi, empatia, collaborazione.
Criteri grazie ai quali scommettere, giorno dopo giorno.
Una lungimiranza premiata, se si pensa che l’azienda non solo è ancora in piedi dal lontano 1972 ma che è riuscita anche a raddoppiare i fatturati, raggiungendo traguardi importanti.
Ed è successo grazie ai “suoi” ragazzi, gli stessi che hanno fatto una scelta di campo, anni fa, largamente premiata.

I suoi 50 anni in quell’azienda, oggi, la dicono lunga sul fatto che Pieragnoli sia riuscito a imprimere non solo sul settore – dove è conosciutissimo -, ma anche nei suoi dipendenti, la voglia di fare bene.
Giovani che, acquisito un importante know how, hanno saputo rilanciare il marchio nel mondo della ricambistica per carrelli elevatori e della movimentazione delle merci in generale.
E che oggi guardano al futuro senza dimenticare il passato.

Buona pensione Riccardo!