Credito d'imposta autotrasporto merci: come fare domanda

“Sono andato in pensione a 67 anni, ho iniziato nel 1978. Dai 60 anni in poi non ero più adatto alla guida: meno riflessi, meno vigile, più stanco fisicamente. Quando ho smesso mi sono sentito sollevato, perché sono stato un pericolo (in strada) sia per me che per gli altri. Bisognerebbe che chi lavora nel settore andasse in pensione massimo a 55 anni e non oltre”.

Questa è una storia. Una storia come tante altre, che offre uno sguardo sul mondo dell’autotrasporto e sulle persone che lo popolano.
E’ la storia di un mestiere classificato “gravoso e usurante” che mette a dura prova la tempra di chi ha scelto di salire su un camion e trasportare merci.

Dell’autotrasporto e delle sue problematiche abbiamo parlato e continueremo a farlo, cercando di definirne i contorni, talvolta nebulosi, che ritraggono un settore particolare, che negli anni è cambiato molto per non cambiare mai fino in fondo.

Abbiamo sottolineato quello che agli occhi dei più sembra il problema principe, ovvero la carenza di autisti; abbiamo informato riguardo gli aiuti in arrivo per gli autotrasportatori.
Abbiamo anche descritto quanto fosse complesso come mestiere. E quanto, una volta concluso il percorso lavorativo, i trattamenti pensionistici possano apparire inadeguati.

Tra gli autisti che hanno commentato molti dei nostri articoli a riguardo, abbiamo letto commenti adirati, rancorosi, pieni di passione ma anche di biasimo.
Parole di chi ha scelto questo mestiere perché voleva viaggiare, perché voleva evadere, conoscere. Ma che poi si è irrimediabilmente trovato a fare i conti con un mondo di fatica, di impegno, di sacrifici che nel corso degli ultimi trent’anni è cambiato profondamente.
L’amarezza che rimane nelle parole di queste testimonianze è un sentiment diffuso.

Dopo 40 anni di professione prendo una pensione come se non avessi mai lavorato

Manca mezzo milione di autisti: i dati annuali dell’IRU

E ancora:

A 55 anni viene meno la voglia di stare in strada e di passare notti insonni a guidare. Si parla tanto di sicurezza e controlli ma non si pensa che bisognerebbe valutare un’età pensionabile che non metta a rischio persone e mezzi

L’autotrasporto è fatto di persone e quindi anche di storie. Storie che si intrecciano, che si rincorrono, che si legano a memorie comuni.
E raccontarle, facendo parlare i diretti protagonisti ci è sembrato importante.
Si parla tanto del settore ma troppo poco di come vive l’autista di un camion, di un mezzo pesante che ogni giorno deve fare strada e scontrarsi con tante problematiche.

Autotrasporto, autisti: “Serve una migliore qualità di vita, lo stipendio non ripaga i sacrifici”

Cosa vuol dire salire su un camion? E cosa significa aspettare 66 anni per andare in pensione? Cosa significa badare al cronotachigrafo e (se hai finito il turno) non poter rientrare a casa come molti dicono “a mettere le gambe sotto il tavolo alle 20 perché la cena è pronta“? Cosa significa stare lontani dalla famiglia, non vedere crescere i propri figli, dormire in brandina e non trovare docce o bagni disponibili per centinaia di chilometri?

Autisti e autotrasporto: la qualità della vita

La qualità della vita per gli autisti sembra non essere delle più felici. Ascoltando chi popola il settore non possiamo non fermarci ad ascoltare chi lamenta i problemi storici, come:

  • la disattenzione dei sindacati
  • gli stipendi che continuano a scendere
  • la mancanza di tutele
  • la pressione nei controlli da parte delle forze dell’ordine

Ma come stanno gli autisti? La loro salute al sicuro?
Avevamo parlato anche di questo, quando vi abbiamo raccontato de “La salute vien guidando“, qualche anno fa.

Da una ricerca sull’autotrasporto è emerso che oltre il 50% degli autisti presenta problemi alla vista. E metà di loro utilizza occhiali inadeguati. Solo il 29% effettua almeno un controllo alla vista l’anno, il 28% dichiarava di non vedere bene.

Una percentuale piccola ma significativa del 10% degli intervistati si dice consapevole di essere a rischio obesità, è consapevole di soffrire di apnee notturne.
L’alimentazione irregolare, la poca attività fisica fanno la loro parte.
Basti pensare che poco meno del 50% degli autisti pranza o cena in autogrill o al ristorante. Il 30% porta cibo da casa e il 17% non mangia o mangia durante i tempi di guida.
Tutti o quasi, soffrono di dolori osteo-muscolari e di problemi circolatori quali ad esempio il formicolio agli arti.

Chi opera nei trasporti è anche continuamente sottoposto a sollecitazioni al corpo intero, rumore, inquinanti chimici o non, rischio biologico, da alte e basse temperature, stress.

Forse, come dicono gli autisti, è arrivato il momento di cancellare il presente e ripartire da un foglio bianco. Con un’attenzione maggiore verso la contrattualistica, la tutela della salute e il rispetto di una professione “usurante e gravosa” ma che – se ingabbiata nei giusti parametri tutelari – può offrire bellissime soddisfazioni professionali.