Amazon acquisisce iRobot e tutti i dati che iRobot possiede e che continua a raccogliere sui consumatori.
Amazon avrà un vero e proprio occhio, per scrutare le nostre case fin sotto ai divani?

Nuovo allarme sui dati personali e, questa volta, il pericolo arriva dall’aspirapolvere.

Il mercato propone dei sistemi per la pulizia dei pavimenti molto evoluti, anche per il cleaning domestico, non solo professionale o industriale.
I robot autonomi sono entrati nelle nostre case. Hanno sensori sofisticati e telecamere. Sono in grado di creare piante digitali dell’ambiente da pulire, più mappe, per essere performanti su più ambienti. Memorizzano oggetti da evitare e magari anche animali domestici.

Tutte dotazioni all’avanguardia, che rendono la pulizia più precisa e veloce, facilitando la vita a chi li utilizza.

Ma cosa succede se i dati raccolti dal nostro robot lavasciuga pavimenti finisco in mano a qualche big tech, che (presumibilmente per non dire sicuramente) possiede già svariati dati sul nostro conto?

Non è uno scenario così lontano dato che, lo scorso 5 agosto, Amazon ha annunciato l’acquisizione di iRobot, azienda produttrice dell’aspirapolvere intelligente Roomba che, a metà 2020, aveva già superato il milione di unità vendute in Italia.

Amazon, grazie alle sue attività, ci conosce già benissimo. Ad esempio sa cosa acquistiamo (cosa ci piace, che esigenze abbiamo, come è composta la nostra famiglia…) e cosa guardiamo in tv. Alle aziende fornisce anche servizi Internet. Senza dimenticare i vari apparecchi di domotica, con i quali è già dentro alle nostre case e interagisce con noi accumulando informazioni sul nostro conto (Alexa che si diffonde in sempre più dispositivi, Ring il campanello intelligente o videocitofono).

Con l’acquisizione di iRobot quindi Amazon avrà un vero e proprio occhio, per scrutare le nostre case fin sotto ai divani? Sembra proprio di si.

Amazon ha acquisito 1 miliardo e 700.000 dollari di dati

Quello che ha fatto Amazon infatti non è stato acquistare un’azienda di aspirapolveri, ha acquisito tutti i dati che possiede e che continua a raccogliere sui consumatori.

L’operazione non è ancora stata ufficializzata perché la Federal Trade Commission, autorità americana di supervisione sulla concorrenza dei mercati, non ha ancora espresso il suo giudizio sull’operazione.
Si tratta comunque della quarta più grande acquisizione fatta da Amazon: 1 miliardo e 700.000 dollari (di dati).

Nonostante l’alta tecnologia sviluppata da un’azienda come iRobot, per raggiungere una somma pari al PIL di un piccolo stato, è lecito pensare che Bezos sia stato attratto anche da altro, oltre che dal know how del cleaning delle superfici. Qualcosa come i dati, l’oro del momento, fulcro della quarta rivoluzione industriale.

Ora stiamo a vedere come evolveranno le cose.

Antitrust

Intanto c’è l’antitrust che dovrà valutare 2 cose:

  • come l’operazione influirà sulla concorrenza nel mercato
  • l’ ulteriore possibilità di Amazon per sfruttare la propria posizione dominante

Probabilmente la Federal Trade Commission non impedirà la conclusione dell’affare, visto che Amazon ha rivali importanti nel settore smart home, come Google con tutta la linea Nest.
Per ora i criteri principali di valutazione dell’antitrust restano legati alla correttezza sul mercato, con la concorrenza e l’accessibilità al bene. Prezzo e lealtà con la concorrenza sono aspetti che, in questo tipo di valutazioni, continuano ad avere maggiore importanza rispetto a come vengono utilizzati i dati del consumatore.

Associazioni consumatori

Tocca quindi alle associazioni dei consumatori porre l’accento sulla questione dati e privacy, mettendo in guardia gli utenti consumatori.

Per alcuni comunque si tratterebbe solo dell’ennesimo falso allarme: Amazon ha già un enorme controllo sui nostri dati, tra i dati posseduti e le informazioni che, da quei dati, può dedurre su gusti e preferenze.
Amazon rassicura che i dati non vengono condivisi con terze parti. Però si sa che nessun sistema accessibile dalla rete si può dire totalmente sicuro e inattaccabile. Inoltre ci sono già stati diversi casi in cui le forze dell’ordine hanno avuto accesso a dati provenienti da Amazon senza consenso dei consumatori.

Si torna quindi al solito annoso problema: il mercato dei dati è stato un far west senza regolamentazioni per anni. Oggi ci troviamo con concentrazioni di dati sensibili nelle mani di pochi che ne possono disporre a loro discrezione, vista la loro potenza e la loro preparazione sul tema. L’Europa si è dotata si leggi come il GDPR e ePrivacy ma, le grosse realtà che oggi detengono i nostri dati, hanno iniziato ad interessarsi al tema ben prima delle normative e sono anche in grado di aggirare le regole.
Ad esempio proprio tramite fusioni o acquisizioni.

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