Cosa fare quando si trovano rifiuti in mare? Approvata la nuova legge Salvamare
Come contribuire a una migliore pulizia del mare? Cosa fare quando si trovano rifiuti in mare? Ce lo dice la nuova legge Salvamare, che contiene le disposizioni per un migliore pulizia

Cosa fare quando si trovano rifiuti in mare? Come contribuire a una migliore pulizia del mare? Ce lo dice la nuova legge Salvamare, “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare”.

Capita molto spesso, purtroppo, di imbattersi in rifiuti sulla spiaggia o in acqua.

Spazzatura lasciata dai bagnanti, ma non solo. Tanto che le campagne di pulizia e di raccolta rifiuti nelle spiagge e in mare lanciate da associazioni e anche da imprese che lavorano nel campo dl cleaning si susseguono senza sosta. Ma non basta.

Cosa fare quando si trovano rifiuti in mare?

Le indicazioni sono contenute nella nuova normativa, la legge Salvamare – approvata nelle scorse settimane in via definitiva al Senato. Si tratta di procedure semplificate che indicano come gestire i rifiuti accidentalmente pescati e volontariamente raccolti sulle spiagge, sulle coste e lungo gli arenili.

La plastica rappresenta l’85% dei rifiuti trovati in mare

La presenza di rifiuti in ambiente marino ha assunto le dimensioni di una sfida complessa e globale, oggetto di attenzione e causa di diffuse preoccupazioni a tutti i livelli – si legge nelle disposizioni -. Le materie plastiche sono le componenti principali dei rifiuti marini, che si stima rappresentino fino all’85% dei rifiuti marini trovati lungo le coste (beach litter), sulla superficie del mare e sul fondo dell’oceano (marine litter). Si stima che vengano prodotte annualmente, a livello mondiale, 300 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui almeno 8 milioni di tonnellate si perdono in mare ogni anno”.

La legge Salvamare fornisce le indicazioni per una gestione semplice di:

  • rifiuti accidentalmente pescati, che sono equiparati ai rifiuti delle navi
  • rifiuti volontariamente raccolti su spiagge, coste ed arenili
  • biomasse vegetali spiaggiate

Cosa fare, quindi, quando si trovano rifiuti in mare?

Rifiuti accidentalmente pescati

La normativa equipara i rifiuti accidentalmente pescati (RAP) ai rifiuti delle navi associandoli ai “rifiuti raccolti dalle reti durante le operazioni di pesca”. La legge Salvamare consente ai pescatori, che spesso recuperano materie plastiche in mare, di portarle in porto, dove le autorità portuali sono obbligate a riceverle in isole ecologiche e avviarle al riciclo.

Prima della nuova disposizione, infatti, i pescatori per evitare denunce per trasporto illegali di rifiuti erano costretti a rigettare in acqua la plastica. Ora non è più così.

Rifiuti volontariamente raccolti

La definizione di “rifiuti volontariamente raccolti” (RVR) è da intendersi come i “rifiuti raccolti nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune”. Qali rifiuti devono essere raccolti attraverso sistemi di cattura, purché non interferiscano con le funzioni eco-sistemiche dei corpi idrici.

Per i rifiuti volontariamente raccolti si applicano le norme dettate per i rifiuti accidentalmente pescati. Di conseguenza, anche per i rifiuti volontariamente raccolti vige l’obbligo di conferimento gratuito all’impianto portuale di raccolta.

Materiali vegetali spiaggiati

Per quanto riguarda la gestione dei materiali vegetali spiaggiati, derivanti da piante marine o alghe, depositate naturalmente sul lido del mare e sull’arenile, la legge Salvamare prevede tre possibilità:

  • lasciarli in loco
  • conferirli nel centro rifiuti
  • reimmetterli nell’ambiente naturale, anche mediante il riaffondamento in mare: in questo caso si prevede che l’operazione sia effettuata, in via sperimentale, in siti ritenuti idonei dall’autorità competente
  • trasferirli nell’area retrodunale o in altre zone comunque appartenenti alla stessa unità fisiografica.

Rifiuti galleggianti nei fiumi

In questo caso, al fine di ridurre l’impatto dell’inquinamento marino derivante dai fiumi, la normativa prevede che le Autorità di Distretto introducano, nei propri atti di pianificazione, misure sperimentali nei corsi d’acqua dirette alla cattura dei rifiuti galleggianti compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi.

La legge, inoltre, affida al MITE l’avvio di un programma sperimentale triennale di recupero delle plastiche nei fiumi maggiormente interessati da tale forma di inquinamento, anche mediante la messa in opera di strumenti galleggianti.

Leggi il documento integrale qui

Leggi anche:

Sai mantenere un ambiente di lavoro sicuro ed efficiente?