Intelligenza artificiale
L'Italia è tra i paesi più avanzati a livello globale con oltre 45 mila paper scientifici pubblicati nell'arco di un quinquennio. Nonostante ciò, solo il 6% delle imprese italiane usa i sistemi di intelligenza artificiale per sviluppare il proprio business

A livello mondiale, negli ultimi 5 anni sono stati pubblicati oltre 1,1 milioni di paper scientifici che riguardano l’intelligenza artificiale.
L’Italia, quanto a pubblicazioni, si trova nella top ten con 45mila ricerche sul progresso tecnologico che continua ad evolversi e diventare ogni giorno più sofisticato.

Il panorama vede moltiplicarsi i modelli di AI, crescere le sue applicazioni ed i servizi basati su questa tecnologia, soprattutto quelli dedicati alle imprese. Aumenta l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’interno delle multinazionali e delle PMI ma pare il ritmo sia molto lento. Perché?

Stando a una ricerca di Eurostat, nell’Unione europea solo 2 aziende su 10 utilizzano l’AI. Ed in Italia il dato scende al 6%, malgrado il nostro mercato abbia grande potenziale.

Da un lato il mercato è in grande fermento e dall’altro invece le imprese sembra abbiano difficoltà a stare al passo con la rapidità di evoluzione di questa tecnologia. Spesso non hanno accesso ad informazioni come la tipologia di servizi ed i vantaggi che potrebbero ottenere. Così sono scettiche nel decidere l’investimento e l’applicazione all’interno dell’azienda.

L’importante ruolo del Data Scientist per l’implementazione dell’intelligenza artificiale

Un esperto di intelligenze artificiali può comprendere rapidamente come l’AI sia fondamentale per snellire i processi, aiutare i processi di decision making, aumentare l’efficienza organizzativa, ottimizzare la gestione del magazzino, automatizzare processi standardizzati. Ma in Italia soprattutto come altrove, mancano le figure specializzate in grado di cogliere al volo questi vantaggi.

Secondo i dati di una ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, lo scorso anno, il numero di Data scientist sarebbe cresciuto del 28%. Il 49% delle grandi aziende ne ha almeno uno in organico e il 59% ha almeno un data engineer.
Ma nelle PMI queste figure mancano pressoché sempre.

E’ probabilmente una questione di tempo, perché le competenze sono oggi in formazione: i corsi universitari iniziano a formare questi professionisti che domani sapranno valutare quali benefici l’intelligenza artificiale potrà portare alle aziende.

Solo allora si comprenderà pienamente che l’AI è onnipresente, immediata, trasparente e pervasiva. Una vera e propria commodity al servizio delle imprese, uno strumento personalizzabile, in grado di risolvere ogni singola esigenza aziendale.

 

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