Il PNRR ha puntato sull’edilizia per cambiarne il volto e cambiarlo anche all’economia italiana. Quindi la transizione energetica passa per gli investimenti in costruzioni. Ma ci sono 2 aspetti fondamentali: puntare su azioni in grado di attivare la capacità di produrre ricchezza e fare riforme

Sono in arrivo 220 miliardi tra fondi europei e fondo complementare. Di questi, la metà circa (108 miliardi) interessa il settore delle macchine da costruzione perché si tratta di investimenti che attivano l’attività edilizia.

A dirlo è stato Flavio Monosilio, Direttore Affari Economici ANCE, intervenuto lo scorso 1 luglio al Congresso congiunto Assodimi Unicea, parlando dell’impatto del PNRR nel mondo delle macchine per le costruzioni, proprio quelle macchine di interesse per la platea in ascolto, fatta di costruttori, venditori e noleggiatori di piattaforme, gru, ragni e tutto ciò che si può trovare in un cantiere.

Investimenti si, ma con una direzione ben specifica: la sostenibilità

“Il 60% circa – ha specificato Monosiliosono investimenti che impatteranno sulla transizione ecologica. Ciò significa che il piano [PNRR] ha puntato a questo settore per cambiarne il volto e cambiarlo anche all’economia italiana. Quindi la transizione energetica passa per gli investimenti in costruzioni”.

Spesso però per le aziende la sostenibilità è ancora un costo. Monosilio ha sottolineato che le aziende devono anche essere agevolate nel considerare la sostenibilità una risorsa prima che un costo. “Tutti i settori hanno visto inizialmente la sostenibilità come un costo – ha spiegato – La nostra economia e industria sono basate sul consumo. Il settore delle costruzioni ha un’opportunità e una responsabilità in più: essere al centro dei percorsi di transizione ecologica che il governo ha riconosciuto.
Quando si parla di sostenibilità e transizione, bisogna anche fare i conti con i bilanci delle aziende, le valutazioni reali delle scelte fatte, perché la sostenibilità ambientale non diventi insostenibile per le aziende. Ci vogliono anche coerenza e concretezza. Quindi ok a obiettivi come il consumo zero di suolo, ma che siano  anche messe in piedi contemporaneamente misure per dare possibilità concrete di rigenereare le nostre città”.

Monosilio ha sollevato anche un altro aspetto critico: “Le scadenze per noi sono assurde. 2026: significa 4 anni per realizzare un piano da 108 miliardi di euro. Ricordo che in Italia per realizzare un’opera da 100 mila euro servono tre anni, per realizzare un’opera sopra i 100 milioni di euro ne servono 16 di anni. Tutto questo come si colloca all’interno delle scadenze date? La chiave è attuare le riforme. Ma non voglio che Incertezza e preoccupazione intacchino la speranza”.

Il Direttore Affari Economici ANCE infatti, nonostante la lunghissima crisi che ha raccontato negli ultimi anni, vede delle buone prospettive.

“Come settore delle costruzioni veniamo da una crisi lunghissima, dal 2008 vado in giro per l’Italia a raccontare di una crisi che sembrava inarrestabile.
C’è stata la pandemia e il settore è crollato così come il PIL.
C’è stato il rimbalzo del 2021 che ha acceso cuori e speranze di tutta la filiera delle costruzioni.
Un 2022 che si è aperto con una rendicontazione di aumenti di molto precedenti alla guerra in Ucraina dovuti all’interruzione delle filiere produttive, quindi abbiamo da subito ricominciato a sentire un grido di allarme. Poi c’è stata la guerra in Ucraina. […] In queste continue montagne russe, il rischio di essere inefficienti è forte.

Leggi anche:

Caro energia: +102% nel 2021, +55,5% ad aprile 2022. Numeri e prospettive

Per Monosilio la situazione di oggi è da interpretare alla luce di: una grande speranza, una fortissima delusione e preoccupazione e una rinascita di speranza per i dati del primo trimestre del 2022.

I dati di cui parla Monosilio dicono che “la resilienza, quantomeno del settore delle costruzioni, è invinta. Le imprese non ci vogliono stare a una nuova battuta d’arresto. Io la voglio vedere in modo ottimista perché sono ottimista nonostante i 13 anni di racconti di sventure. E l’ottimismo mi porta a pensare che probabilmente con qualche correzione e qualche previsione di tutela maggiore, le cose possano continuare”.

Il PNRR come strumento per avviare azioni in grado di creare ricchezza

Monosilio, per delineare il quadro della situazione con ancora maggiore chiarezza, ricorda che l’Italia arriva da 25/30 anni di stitichezza nella capacità di creare ricchezza. In effetti ci siamo abituati ad una crescita dello 0,…% mentre gli altri partner europei hanno continuato a crescere tra l’uno e mezzo e il 2 per cento annuo. “Questo ha portato ad un arretramento della nostra qualità della vita, che forse non è perfettamente percepibile fino a quando si va all’estero, a vedere paesi che stavano molto peggio di noi. È Su questo è andato ad atterrare il PNRR più che sullo shock per la ripresa. Io pongo l’accento sulla resilienza perché siamo il paese che in Europa ha avuto più soldi perché siamo quelli che hanno più bisogno di acquisire la capacità di crescere”.

In questo boom di riqualificazione energetica degli edifici, il PNRR è lo strumento che deve aiutare le aziende, e tutta la filiera, attivando attività e riforme che risolvano problemi come la carenza di personale, le forniture di materiale e macchine ecc…