Numeri da una parte, lavoro sul campo dall’altra: parlano la stessa lingua? Leggiamo i dati del Centro Studi Confindustria con gli occhi di chi il mercato lo vive ogni giorno sul campo, a stretto contatto con tante aziende

I dati sono essenziali per comprendere l’andamento del mercato, scegliere strategie e anticipare le tendenze.
A volte però, dietro numeri e percentuali, è facile dimenticare il sentore reale degli operatori. È importante invece ricordare che, dietro ad un segno più su un grafico, ci sono spesso progetti in partenza o periodi di lavoro intenso, e che un segno meno può derivare da scelte di cautela, da percezioni di pericolo, da difficoltà sul campo che possono anche esulare dalla salute del mercato e dipendere invece da dinamiche sociali.

Ecco perché abbiamo deciso di guardare i dati del Centro Studi Confindustria sul secondo trimestre 2022, con chi il mercato lo vive ogni giorno, a stretto contatto con tante aziende. Ne abbiamo parlato con Carla Pedol, Responsabile settore logistica di Pedol spa.

Quello che ne è uscito è un disegno che affianca teoria e pratica: da una parte cifre, grafici e percentuali, dall’altra sentori, merce che non arriva, budget dirottati sulle spese vive per l’aumento dei prezzi, problemi veri…

Il denominatore comune dei 2 racconti, quello in cifre e quello dal campo, è l’incertezza.

I numeri di Confindustria confermano il sentore della Pedol: “Penso che finanziariamente le aziende non stiano ancora soffrendo molto. Ad esempio, secondo la nostra esperienza, possiamo dire che rispetto al periodo pre-covid gli insoluti sono praticamente spariti. Quindi suppongo che, a livello finanziario, le aziende non siano in sofferenza. Probabilmente stanno godendo ancora del fatturato 2021, anno durante il quale si è lavorato benissimo. Con il 2022 però è arrivata la guerra, che si è aggiunta alla strozzatura delle catene logistiche, questo ha generato uno scompenso importante. L’aspetto peggiore di questa situazione è l’incertezza. Non sappiamo quanto durerà la guerra e quindi come e quanto  impatterà sul futuro, anche più prossimo; non sappiamo cosa succederà ai prezzi, all’energia; non sappiamo come evolverà la situazione delle materie prime e delle catene logistiche. Adesso inoltre ci siamo dentro, non è la condizione ideale per valutare la situazione”.

I dati di Confindustria confermano che la situazione non è tragica ma confermano anche l’incertezza percepita da Pedol: l’industria resiste, le costruzioni sono in salute e trainano gli investimenti ma l’energia è carissima, l’inflazione ha raggiunto valori record nell’Eurozona, la BCE si unisce al rialzo dei tassi, ci sono rischi di aumento per il costo del credito in Italia.

E le previsioni vedono un calo nell’export italiano, indebolimento USA e difficoltà per i Paesi emergenti.

Come vediamo ci sono varie dinamiche contrastanti, questo rende il PIL italiano (nel 2° trimestre 2022) incerto e debole.
Da un lato persiste la guerra in Ucraina e con essa i rincari delle commodity e la scarsità di materiali, con cui fanno i conti le imprese.
Dall’altro migliora la situazione fronte contagi covid che potrebbe sostenere turismo e servizi, ma l’inflazione frena i consumi.

Il costo dell’energia

“Siamo in balia degli eventi – commenta Pedol – il carburante ha prezzi folli, ma vedo le aziende lavorare. Riempire i serbatoi delle flotte aziendali costa di più, ogni cosa costa di più, anche aprire l’azienda al mattino e accendere i macchinari, ma per strada c’è traffico, le aziende non si stanno fermando. D’altronde bisogna darsi da fare quando si può. Non sappiamo cosa accadrà domani, ma finché si può lavorare, è meglio  costruire”.

Secondo i dati Confindustria il prezzo del petrolio è balzato a giugno a 126 dollari al barile (da 113 a maggio), siamo quasi al picco di marzo. Il gas naturale in Europa stava scendendo piano (81 euro/mwh da 89, pur restando 6 volte più alto da fine 2019), ma è bruscamente volato verso 120 per il taglio all’offerta russa.

Anche in questo caso la percezione di Pedol è confermata dai dati: il costo dell’energia cresce ma la produzione (almeno fino ad aprile) sembra reggere, andando molto sopra le attese (dopo il -0,6% nel 1° trimestre).
Confermata però anche l’incertezza: il rischio è infatti che la produttività delle imprese industriali italiane non duri a lungo, proprio a causa dei rincari per l’energia. La forbice con gli indicatori qualitativi si potrebbe chiudere al ribasso nei restanti mesi del 2° trimestre.

Anche la fiducia delle imprese manifatturiere è in calo tra deterioramento degli ordini e diminuzione di attività e domanda.

Dai dati di Confindustria emerge in pratica che, a sostenere l’economia italiana in questo momento, sono in gran parte gli investimenti sulle costruzioni.

Gli indicatori su giudizi e attese a maggio segnalano il proseguire dell’espansione delle costruzioni nel secondo trimestre (+6,9% il prodotto nel primo). Contribuisce anche una parte del reddito delle famiglie, speso per investimenti (in abitazioni-ristrutturazioni: oltre +5,0 miliardi nel primo trimestre 2022 da fine 2019). Tali risorse favoriscono la tenuta dell’economia italiana perché sostengono gli investimenti fissi totali (+3,9% nel primo trimestre, -0,8% invece i consumi).

Le previsioni sul futuro

“È difficile fare analisi in corsa – ribadisce Pedol – dobbiamo fare i conti ogni giorno con quello che c’è, con una situazione non semplice da valutare. Noi ad esempio, per sopperire alla mancanza di materie prime, abbiamo riempito i magazzini, con un impegno finanziario non indifferente, per supportare i nostri clienti nelle forniture”.

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La percezione di incertezza diffusa tra le aziende è un dato importante di cui tener conto per determinare l’andamento del mercato. Per una singola azienda però è difficile ipotizzare il futuro basandosi solo sulla propria esperienza.

Vediamo quindi quale scenario delineano le previsioni elaborate da Confindustria.

EXPORT

L’export italiano, in aumento in aprile (+1,5% in valore; +1,8% extra-UE) per la crescita dei prezzi, è destinato a una contrazione.
Dimezzate le vendite in Russia, in ampio calo quelle in Cina e Giappone, in forte espansione negli USA che però è un Paese in indebolimento.
A maggio infatti sono già stati rilevate indicazioni negative per le prospettive dell’export dagli ordini esteri del PMI manifatturiero (una dinamica che si riscontra in generale nel mondo).

INFLAZIONE

Nell’Eurozona, nel primo trimestre 2022 si è avuta una moderata crescita del PIL (+0,3%), grazie al contributo di Spagna (+0,3%) e Germania (+0,2%). La Francia è arretrata (-0,2%).
Modesto incremento anche della produzione industriale (+0,9%), con un’intensa caduta della manifattura tedesca a marzo (-4,5%).

L’inflazione continua a salire (+8,1% a maggio), rischiando di frenare i consumi.
È trainata dai prezzi energetici, che hanno colpito in misura differenziata i diversi paesi: meno in Francia (+5,8% l’inflazione), più in Italia (+6,8%), ai massimi in Germania e Spagna (+8,7% e +8,5%).

L’inflazione nel lungo periodo resta più contenuta (+3,8%), specie in Italia (+2,7%), ma è comunque elevata, segno che i rincari di energia e alimentari si stanno lentamente trasferendo sugli altri beni.

INDEBOLIMENTO USA

Dopo che la produzione industriale aveva iniziato bene il secondo trimestre (+1,1%), ha frenato a maggio (+0,2%) e anche il PMI manifatturiero è tornato a scendere in modo rilevante (57,0 a maggio da 59,2). Tale flessione è in linea con quasi tutti gli indici locali di attività manifatturiera, in calo sia a maggio (es. Dallas), che a giugno (es. Philadelphia); in controtendenza, sono migliorati gli indici dei Direttori degli acquisti di Chicago (60,3 da 56,4) e l’ISM manifattura (56,1 da 55,4). Inoltre, le vendite al dettaglio sono scese (-0,3% mensile), per la prima volta, dopo quattro mesi di rallentamento.

EMERGENTI IN DIFFICOLTÀ

In Cina le strozzature nelle filiere restano stringenti, condizionando la ripartenza della manifattura. La crescita si consolida in India e Brasile, ma i rincari delle materie prime fanno salire i prezzi di input e output manifatturieri al livello più elevato, rispettivamente, dal 2013 e dal 2007. In Russia la produzione nell’industria tiene, nonostante la forte caduta delle esportazioni.

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[Fonte dati e grafici: http://confindustria.it/congiuntura-flash-giugno-2022]