Il lavoro c’è. A mancare è il personale.
Negli ultimi tempi sono tantissimi i settori nei quali la carenza di personale specializzato e non, rende complessa la gestione del lavoro.
Tra i principali colpevoli, il riferimento al reddito di cittadinanza è il primo ad esser citato soprattutto quando si tirano in ballo i giovani.
Gli stessi giovani che oggi “non hanno voglia di fare niente“, o che “preferiscono poltrire sul divano con lo smartphone in mano” in attesa che “lo Stato gli bonifichi l’aiutino o la paghetta“.

Il settore delle pulizie non fa, chiaramente, eccezione. La manodopera esiste e le opportunità di lavoro sono molteplici. Eppure i lavoratori non ne approfittano.
E mentre si fa fatica a comprendere – profondamente – gli estremi di queste carenze, in molti settori industriali il problema si fa ogni giorno più serio.

Mancano autisti per la mobilità cittadina, camionisti per le compagnie d’autotrasporto, stagionali per il settore della ristorazione e dell’ospitalità e perfino animatori per i parchi divertimento, costretti all’orario ridotto.

Perché mancano i lavoratori?

Le proporzioni del fenomeno sono ampie. E chiaramente la motivazione delle rinunce non starà certamente per intero nel reddito di cittadinanza.
Motivazioni sottolineate ma poco indagate sono la mancanza di ricambio generazionale ed il cambiamento delle aspettative dei giovani di oggi, rispetto a quelli di ieri.

Diverse strutture ricettive lamentano una riduzione e chiusura di parte delle loro camere per mancanza del personale di pulizia.
Ma di certo anche in questo caso, un altro tema da affrontare è quello della formazione.
Il personale preparato manca dappertutto. Ed anche gli addetti alle pulizie devono avere una formazione adeguata. Occuparsi di una stanza d’albergo non vuol dire solo passare una aspirapolvere. Ci sono procedure ben precise da seguire. Molte di più se si parla di cleaning e pulizia industriale.

Come supplire a questa carenza?

Ciò che sembra mancare è un dialogo costruttivo con le istituzioni e le imprese, che potrebbero cooperare sul fronte della formazione per supplire alle carenze che tanti settori lamentano. Creare percorsi formativi e promuovere incentivi, sarebbe il primo passo utile da fare. Consci del fatto che, aldilà dei sussidi come il reddito di cittadinanza, l’Italia è un paese che sta invecchiando, con un tasso di natalità bassissimo.
E che domani, tutte le persone tanto ricercate dal mercato del lavoro, potrebbero non esserci.

Nei vari settori, nell’autotrasporto così come anche nel cleaning, c’è però anche un’altra faccia della medaglia. Sono i lavoratori.
Che hanno pochissimo margine di trattativa sul costo del lavoro. Per i quali non sembra propriamente “un caso” che non si trovi manodopera.
Salari bassi e condizioni di lavoro precarie non si sposerebbero adeguatamente con le aspettative di chi sarebbe in cerca di un lavoro.
Forse le aziende del nostro Paese, in passato, hanno preteso troppo sul fronte dei diritti dei lavoratori con la complicità di un governo che offre poche tutele e oggi non vale più la pena di scendere a compromessi?

Interrogativi con cui fare la prova del nove. Per comprendere se davvero siano i giovani che “non hanno più voglia di fare” o se il mercato del lavoro in Italia sia diventato poco appetibile.
La verità, probabilmente, starà nel mezzo.