Sicurezza sul lavoro macchine industriali
Malgrado i miglioramenti sotto il profilo della sicurezza, il rischio macchine in azienda incide sul permanere di un alto numero di morti sul lavoro. Frequentemente si sente parlare di incidenti causati da macchine e impianti industriali. Davvero stiamo facendo il possibile per limitare i "danni"?

Le macchine continuano a rappresentare uno degli elementi più ricorrenti nelle dinamiche d’infortunio. Per questa ragione, è giusto interrogarsi sulle ragioni di questi incidenti e su cosa possa essere fatto ancora per supportare la prevenzione all’interno dei luoghi di lavoro.

Siamo davvero sicuri che si faccia abbastanza? Gli impianti industriali seguono tutte le normative e le direttive in vigore? Il personale che viene formato per l’utilizzo delle macchine è davvero istruito adeguatamente?

Sicurezza delle macchine: il minimo indispensabile

Il permanere di un alto numero di morti causati da macchine e impianti industriali dovrebbe portare a riflessioni profonde sull’entità dei numeri. Perché non si tratta solo di numeri né solamente di persone. Si tratta di un concetto ben più ampio, che fa riferimento ad una cultura della sicurezza rimasta per troppi anni latente, in Italia come altrove.

Quando dello stato dell’arte relativo alla sicurezza delle macchine, bisognerebbe iniziare a porsi una serie di domande, anche alla luce dell’inasprimento delle pene (sequestro senza infortunio) introdotto dalla Legge 215 del 2021.

Ad esempio:

  1. Ogni macchina che viene utilizzata all’interno dell’azienda è conforme alle disposizioni previste dall’allegato V del D.lgs. 81/08 per le macchine non CE e alla direttiva macchine per quelle CE?
  2. Per ogni macchina deve esistere una valutazione dei rischi residui rispetto alla conformità. I rischi residui e le relative misure di controllo vengono comunicati agli addetti alle macchine? Sono state definite le corrette modalità d’uso e manutenzione sicura?
  3. Prima che gli operatori inizino il loro lavoro hanno dimostrato di aver compreso e di sapere adottare tutte le misure di sicurezza richieste? Esiste, quindi, una prova del nove successiva al processo formativo o basta conseguire l’attestato per la conduzione di un mezzo/macchinario industriale?
  4. Le condizioni effettive delle macchine corrispondono esattamente a quelle in essere all’atto della valutazione dei rischi? Su di esse vengono eseguite le verifiche periodiche, le manutenzioni programmate?
  5. Esiste un auto controllo da parte degli addetti e una richiesta di manutenzione non solo su guasto ma anche su condizione?

Queste 5 domande e relative risposte rappresentano la base, senza la quale è impossibile procedere con l’operatività in maniera sicura. Ma siamo sicuri che basti?

La conformità delle macchine è sufficiente a non provocare infortuni?

Se si volesse dare una risposta realistica, sarebbe sicuramente negativa. Anche le macchine a norma continuano a provocare infortuni. Qual è la ragione?
Una prima spiegazione potrebbe essere che i punti 3 e 4 del paragrafo precedente siano stati eseguiti superficialmente o non vengano rispettati.
Ma non sempre è così.

Esistono anche momenti di défaillance dell’operatore, situazioni impreviste che richiedono decisioni originali ed estemporanee, lapsus cognitivi che portano a errori impensabili.
E viene quindi da chiedersi: il lavoratore è resiliente a queste condizioni?

Alcuni certamente si, altri ovviamente meno. Ma di sicuro le capacità di ognuno possono essere addestrate, in una palestra di aggiornamento continuo, utile ad incrementare il livello di sicurezza personale e anche dell’ambiente lavorativo.

Esercitarsi a comprendere i contesti, a leggere e interpretare i segnali per avere una premonizione degli eventi, analizzare razionalmente le contromisure, adottarle in maniera autonoma sperando vadano a buon fine sono tutti accorgimenti che rientrano nella sfera “gestionale” dell’operatore. Che, se non adeguatamente improntato a simili ragionamenti e modus operandi può cadere nella trappola dell’incertezza.