Un documento Inail sulla certificazione acustica e vibratoria delle macchine riporta utili indicazioni sui requisiti concernenti i sedili, sulla normativa europea e sulle norme tecniche in materia di vibrazioni

Il punto 1.1.8 dell’Allegato I della Direttiva macchine, tratta un aspetto specifico dell’interfaccia fra l’operatore e la macchina, che può essere causa di disagio, affaticamento e danno alla salute in caso di progettazione scorretta. Parliamo dei sedili e delle raccomandazioni che include la normativa, in merito a vibrazioni ed ergonomia associata all’operatore.

Il primo paragrafo prevede che la macchina sia progettata in maniera tale da consentire l’installazione di sedili. Quindi i fabbricanti devono considerare, nel progettare una macchina, se gli operatori potrebbero stare più comodi ed eseguire tutti o parte dei loro compiti più agevolmente ed efficacemente seduti. Ciò comporta che si presti particolare attenzione all’altezza delle superfici di lavoro, all’ubicazione e alla forma dei dispositivi di comando e delle altre parti della macchina cui deve poter avere accesso l’operatore, nonché allo spazio in cui posizionare il sedile e a quello di manovra per gli arti superiori e inferiori dell’operatore.

Il secondo e il terzo paragrafo definiscono poi i requisiti concernenti i sedili.

Il sedile “deve essere progettato in modo da consentire all’operatore di mantenere una posizione stabile, tenendo conto delle condizioni d’uso prevedibili, inclusi in particolare i prevedibili movimenti della macchina. I parametri pertinenti del sedile stesso, come l’altezza, la larghezza, la profondità e l’inclinazione del sedile, la posizione dello schienale e la posizione di eventuali braccioli e poggiapiedi devono essere regolabili per tener conto della variabilità delle dimensioni fisiche degli operatori. Deve essere possibile regolare la posizione del sedile rispetto a quella dei dispositivi di comando, inclusa la pedaliera azionata dall’operatore, dotando la posizione del sedile, i dispositivi di comando o entrambi di un dispositivo di regolazione. Per le macchine in cui l’operatore seduto può essere esposto a vibrazioni dovute al funzionamento della macchina stessa o al movimento della macchina su un terreno accidentato, un modo per ridurre il rischio di esposizione alle vibrazioni meccaniche trasmesse al corpo intero è quello di dotare il sedile di un sistema di sospensioni adeguato”.

Direttiva sulle vibrazioni

Il documento si sofferma anche sulla direttiva 2002/44/CE del 25 giugno 2002 sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (vibrazioni).

Nello specifico, la direttiva:

  • stabilisce i valori limite di esposizione e valori di azione;
  • specifica gli obblighi dei datori di lavoro relativi alla determinazione e valutazione dei rischi;
  • stabilisce le misure da adottare per ridurre o evitare l’esposizione 
  • spiega in dettaglio le modalità di una corretta informazione e formazione dei lavoratori”.

Inoltre, la direttiva “impone agli Stati membri dell’UE di porre in opera un sistema appropriato di controllo della salute dei lavoratori esposti ai rischi associati a vibrazioni”.

Certificazione vibratoria e normativa tecnica

Il documento Inail indica che “i termini e le definizioni in materia di vibrazioni meccaniche e urti sono definiti nella norma UNI 9513:1989, redatta in accordo con il progetto di norma ISO/DIS 2041:1986, bozza della norma ISO 2041:1990, ora sostituita da ISO 2041:2018 – Mechanical vibration, shock and condition monitoring – Vocabulary”.

Nella normativa si differenziano “vibrazioni trasmesse al sistema mano braccio (HAV) e vibrazioni trasmesse al corpo intero (WBV)”.
Quasi sempre “la misura dell’accelerazione vibrazionale trasmessa al sistema mano-braccio (HAV) è eseguita in accordo con quanto descritto dalle norme UNI EN ISO 5349-1:2004 e UNI EN ISO 5349-2:2015”.

La misurazione dell’accelerazione delle vibrazioni trasmesse al corpo intero (WBV) “di norma viene eseguita in accordo con la norma UNI ISO 2631-1:2014 Vibrazioni meccaniche e urti – Valutazione dell’esposizione dell’uomo alle vibrazioni trasmesse al corpo intero – Parte 1: Requisiti generali” che “definisce i metodi per la misurazione delle vibrazioni periodiche, casuali e transitorie trasmesse al corpo intero”.

Il documento riporta poi informazioni sullo standard UNI ISO 2631-5:2019 Vibrazioni meccaniche e urti – Valutazione dell’esposizione dell’uomo alle vibrazioni trasmesse al corpo intero – Parte 5: Metodo per la valutazione delle vibrazioni a carattere impulsivo, sulla norma UNI CEN/TR 15172:2008 Vibrazioni al corpo intero – Linee guida per la riduzione del rischio da vibrazione – Parte 1: Metodo tecnico progettuale per la progettazione delle macchine e sulla norma UNI EN 12096:1999Dichiarazione dei valori di emissione vibratori.

Inoltre, insieme alla norma UNI EN 12096, la norma UNI EN 1032:2009Vibrazioni meccaniche – Esame di macchine mobili allo scopo di determinare i valori di emissione vibratoria è considerata “la norma base per la valutazione dell’ emissione vibratoria di machine mobili, trasmesse al corpo intero o al sistema mano braccio. Lo scopo della norma è che le procedure stabilite dai vari comitati di normazione tecnica per le diverse famiglie di macchine:

  • siano il più possibile omogenee e conformi alle norme generali per la misurazione dell’emissione vibratoria;
  • forniscano ai produttori un metodo normalizzato per la determinazione e la dichiarazione dei valori di emissione delle loro macchine;
  • facciano rifermento alle più recenti tecniche e metodi per la misurazione delle emissioni vibratorie;
  • permettano all’utente, o agli organismi ispettivi, di confrontare i valori di emissione di macchine differenti e verificare i valori di emissione forniti dal produttore”.