Giunto al secondo incontro del suo ciclo di appuntamenti, il Cantiere della Sostenibilità dell’Associazione SOS Logistica incontra Patrizia Giangualano, Advisor in Governance and Sustainability, nell’appuntamento dal titolo “Quando la sostenibilità è più di una missione: nuovi modelli di leadership per l’applicazione dei fattori ESG”.

Un incontro in diretta streaming che voluto fare il punto sulle imprese che oggi stanno diventando concretamente sostenibili.

Patrizia Giangualano ha aperto il suo intervento specificando che “oggi tutti parlano di sostenibilità, perché se le aziende non si dichiarano sostenibili o non dichiarano il proprio impegno in questa direzione, vengono considerate fuori paradigma. Ma la sostenibilità non è un prodotto, non è un logo né un marchio, è una cultura e un modo nuovo di pensare e fare business. Per cui solo un confronto solido e strutturato fra l’azienda ed i propri stakeholder – inclusi gli scenari di riferimento ed i traguardi  verso il futuro -, può creare nuove idee e proposte concrete per affrontare la sfida della sostenibilità“.

L’evoluzione dei fattori ESG

Negli ultimi anni l’attenzione verso gli investimenti sostenibili responsabili, nonché la necessità di gestire, misurare e mitigare i rischi ambientali, sociali e di governance, è sensibilmente cresciuta nel panorama internazionale ed europeo.
Con essa, si evoluto il concetto di analisi ESG diventando parte integrante della ricerca sul credito. Questo perché molto probabilmente, l’applicazione rigorosa dell’analisi ESG può migliorare i rendimenti corretti per il rischio. E la crescita della domanda, così come l’allocazione efficiente del capitale ne sottolineano l’importanza.

Esiste un’evidenza scientifica e consolidata sull’insostenibilità del nostro modello di sviluppo e numerose analisi segnalano che fenomeni fortemente destabilizzanti quali il cambiamento climatico, le migrazioni, l’aumento delle diseguaglianze, i nuovi assetti geopolitici, si stanno verificando ad una velocità e intensità superiori a quelle previste solo alcuni anni fa. Basti pensare all’aumento delle materie prime, alla guerra in atto, ma anche al tema dell’energia: e c’è uno scenario che sta cambiando dobbiamo per forza partire oggi, non c’è tempo perché si tratta di fenomeni che hanno un impatto immediato sul sistema e sulle aziende. Bisogna quindi avere la lucidità di intercettare i rischi legati all’ESG, comprendendo quali sono i driver che guidano il cambiamento” ha proseguito la Giangualano.

Parlare di sostenibilità equivale a parlare di business

Una buona governance può però riuscire ad analizzare i rischi verso cui vanno incontro le aziende e apportare le azioni di mitigazione, cercando nel contempo, di creare valore nel lungo termine.
Questo ci fa capire che gli aspetti ESG non sono più qualcosa che è al di fuori del business delle aziende – ha sottolineato la Giangualano – ma la gestione del rischio e la capacità di cogliere le chances di crescita non possono prescindere da questi elementi. Quindi oggi parlare di sostenibilità significa parlare di business e non è un caso se le aziende dei trasporti, dell’energy, dello shipping, sono quelle che devono muoversi per prime in questo processo di cambiamento”.

Ogni azienda dovrebbe quindi rivedere la sua dimensione ESG, i propri contenuti, come questi vengono trattati all’interno dell’azienda e adottare un comportamento sempre più responsabile nei confronti del mercato, dell’ambiente, dei dipendenti, dei propri stakeholders, con l’obiettivo di ottenere quello che poi verrà definito il successo sostenibile.

L’evoluzione del paradigma sostenibile

Si tratta un percorso ormai lungo oltre 40 anni, che dalla massimizzazione del profitto per gli azionisti come obiettivo, è arrivato a concetti molto più ampi legati ai nuovi pensatori economici che introducono la triple bottom line, secondo cui la misurazione del profitto deve comprendere profit (benessere economico), planet (tutela dell’ambiente) e people (equità sociale) per giungere alla creazione di un valore condiviso.

Perché la sostenibilità possa entrare veramente a far parte della cultura aziendale non basta avere un embrione di obiettivi di sostenibilità a breve termine. Si tratta di un percorso molto difficile soprattutto su una pianificazione di lungo periodo, che deve partire dalla coscienza e integrazione di tutti i membri della società. E’ solo se esiste una cultura ovvero se è stato attivato un percorso di procedure in questa direzione, che è possibile fare vocacy senza rischiare di incappare in danni reputazionali. Questo spiega perché oggi, chi ha scelto questa strada, nel 73% dei casi ha coinvolto più di una categoria di stakeholder e nel 42% dei casi ha definito un piano di sostenibilità integrato nel piano strategico”.

Chi è Patrizia Giangualano?

Laureata in Economia e Commercio alla Bocconi, ha lavorato per molti anni nella consulenza strategica, in Italia e all’estero, a supporto di imprese, banche e compagnie di assicurazioni, coordinando la redazione di piani industriali, ristrutturazioni aziendali e progetti di corporate governance, analisi dei rischi e sistemi di controllo.
Attualmente è Indipendent Director di società quotate e non, con incarichi in Comitati Rischi, Sostenibilità, Remunerazioni e parti correlate.