Carrellisti analisi antidroga

La diffusione in Italia delle sostanze stupefacenti in ambito lavorativo è preoccupante. E le conseguenze sociali ed economiche della pandemia hanno e avranno un impatto di medio e lungo periodo gravoso sulle persone maggiormente esposte ai rischi dell’uso di sostanze.

E’ quanto contenuto nella Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia nel 2020 a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche Antidroga.

Un quadro che, analizzati i numeri, è a dir poco inquietante e che fa riflettere in merito all’uso di sostanze psicotrope, stupefacenti e alcol nel mondo del lavoro.

Perché, una gran parte di iscritti ai servizi pubblici (SerT) dedicati alla cura, alla prevenzione e alla riabilitazione delle persone che hanno problemi di abuso e dipendenza da sostanze stupefacenti, risultano occupati in vari ambiti lavorativi, anche con rischi non bassi in materia di sicurezza.

Sostanze stupefacenti e lavori a rischio: gli accertamenti sanitari

Riguardo gli accertamenti che vengono svolti all’interno delle aziende, questi si possono dividere in due macrocategorie, ricavabili dalla lettura congiunta degli accordi del 2007 e del 2008: i cosiddetti accertamenti di primo livello, il cui espletamento è affidato al medico competente e gli accertamenti di secondo livello, per cui sono competenti i servizi sanitari territorialmente competenti.

Entrambe queste categorie di accertamenti, sono costituite da visite mediche ed esami complementari tossicologici di laboratorio. Ma quali sono e da chi vengono effettuati?
Gli accertamenti vengono sempre espletati dal medico competente su richiesta del datore di lavoro, prima di adibire il lavoratore ad una mansione e successivamente con cadenza periodica.

L’obiettivo è sempre quello di verificare l’assenza di assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope. Qualora il riscontro dei test sia positivo, oltre alla dichiarazione di inidoneità alla mansione, seguirà l’invio del lavoratore ai servizi sanitari competenti per l’accertamento di eventuali stati di tossicodipendenza (ai quali conseguirà la possibile sottoposizione del lavoratore a percorsi di recupero).

Seguono poi gli accertamenti sanitari di diagnosi di tossicodipendenza. In questo caso, il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori coinvolti nelle mansioni considerate dall’accordo, vengano sottoposti agli accertamenti sanitari, con periodicità solitamente annuale.
Nell’espletamento di tali esami, qualora il medico competente ne evidenzi la necessità, invierà il lavoratore ai Ser.T. per lo svolgimento di ulteriori accertamenti (motivando la sua determinazione).

Riguardo agli accertamenti introdotti dall’accordo del 2008, rientrano anche gli accertamenti per ragionevole dubbio, la tipologia di accertamento sanitario in materia di stupefacenti che ha suscitato le maggiori perplessità e criticità operative.
Tali accertamenti idoneativi (svolti dal medico competente), sono avviati su impulso del datore di lavoro (o suo delegato), qualora questi nutra dubbi supportati dalla sussistenza di indizi o prove sufficienti su una possibile assunzione di sostanze illecite.

Chiaramente il termine “indizi”, unitamente alle “prove sufficienti” alimenta spesso grande incertezza sui confini applicativi di tale disposizione.

Seguono poi gli accertamenti a seguito di incidente, così definiti dall’accordo del 2008: “il lavoratore, in caso di ragionevole dubbio, deve essere sottoposto, dal medico competente nei casi in cui è previsto, ad accertamento di idoneità alla mansione successivamente ad un incidente avvenuto alla guida di veicoli o mezzi a motore durante il lavoro, per escludere l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Anche qui è presente il termine “ragionevole dubbio”, “portando con sé l’interrogativo se questo debba intendersi nei medesimi (vaghi) termini degli accertamenti precedentemente esaminati”.

Infine ci sono gli accertamenti di follow up (monitoraggio cautelativo) che rappresentano l’epilogo di un percorso che ha visto il lavoratore positivo a un accertamento sull’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Prima di poter essere adibito nuovamente alla mansione a rischio dovrà essere controllato a intervalli regolari dal momento della sospensione, in modo tale da attestare la permanenza dello status di ‘non assuntore.

Sostanze stupefacenti e inidoneità al lavoro

La normativa relativa alle sostanze stupefacenti e psicotrope “disciplina in modo esaustivo le conseguenze sul rapporto di lavoro che discendono dalla positività agli accertamenti sanitari mirati a identificare stati di assunzione e dipendenza”.

Più nello specifico, l’Accordo del 2008 sottolinea che “i principi generali a cui ispirare e su cui strutturare le procedure operative dovranno essere dettati da un indirizzo di cautela conservativa nell’interesse della sicurezza del singolo e della collettività, che prevedano la non idoneità di tali lavoratori allo svolgimento di mansioni a rischio nel caso in cui usino sostanze stupefacenti e/o psicotrope, indipendentemente dalla presenza o meno di dipendenza […] al fine assicurare un regolare svolgimento delle mansioni lavorative a rischio”.
Aggiungendo, inoltre che: “a tale scopo preventivo, anche per le oggettive difficoltà di rilevazione e di descrizione delle modalità e della frequenza di assunzione […] dette procedure, per le finalità di cui sopra, non possono fare distinzione tra uso occasionale, uso regolare o presenza di dipendenza al fine di attivare la sospensione cautelativa”.

Si può dunque ricavare una regola generale in forza della quale è sufficiente uno stato di mera assunzione riscontrato in occasione degli accertamenti per portare a un giudizio di inidoneità (temporanea) allo svolgimento della mansione specifica, giustificando tale provvedimento adducendo ragionevoli motivazioni cautelari finalizzate alla tutela della sicurezza, sia individuale che collettiva.