Il Digital Markets Act (DMA), di cui si parla molto nelle ultime settimane, è uno degli atti normativi a cui l’Europa lavora per riequilibrare i rapporti di forza con le big tech

È già da diversi anni che l’Europa sta lavorando per normare i rapporti con le big tech. Internet, si sa, non ha confini e questo è uno dei grandi pregi della rete. Da questo però derivano dei vuoti normativi che mettono a rischio la protezione degli utenti, dei loro dati, rendono nebulose le responsabilità, difficoltoso contrastare fenomeni come le fake news, la profilazione degli utenti ecc…

Quali regole applicare in un rapporto che si “concretizza” nella rete? Quelle del paese di una delle due parti? Quelle del paese dove risiede il server? È tutto da decidere.

Per affrontare un tema ampio come questo, caratterizzato dall’assenza di confini, l’Europa ha deciso di fare fronte unico per essere più forte, senza lasciare ai singoli stati il compito di normare questi aspetti.

Il Digital Markets Act (DMA), di cui si parla molto nelle ultime settimane, è uno degli atti normativi a cui l’Europa lavora per riequilibrare i rapporti di forza con le big tech e, lo scorso 24 marzo, è stato raggiunto un importante accordo politico tra Consiglio e Parlamento UE, per un approvazione finale prevista per il 2023.

Il Digital Markets Act (DMA), insieme al Digital Services Act (DSA), fanno parte della strategia digitale che la Commissione Europea intende adottare.

Cos’è il Digital Markets Act (DMA)

Bisogna subito precisare che il Digital Markets Act è uno strumento normativo ex ante, ciò significa che si riferisce alla condotta che bisogna tenere a prescindere (a differenza della normativa antitrust attuale che è applicata ex post, ossia dopo che la condotta anticoncorrenziale è stata posta in essere).

Ad essere normato è il comportamento delle realtà che operano online, tra cui le gatekeeper cioè piattaforme online di grandi dimensioni che esercitano una funzione di controllo dell’accesso: hanno una posizione economica forte e un impatto significativo sul mercato interno e operano in più paesi dell’UE; occupano una forte posizione di intermediazione, nel senso che collegano un’ampia base di utenti a un gran numero di imprese; detengono (o stanno per detenere) una posizione solida e duratura sul mercato, vale a dire stabile nel tempo.

Il DMA include:

  • una blacklist di divieti o restrizioni
  • una whitelist di nuovi obblighi per facilitare la concorrenza
  • case by case assessment: rimedi ad hoc da applicarsi, caso per caso, in capo alle LoPs, ossia Large Online Platforms

I gatekeeper dovranno, in pratica, osservare una serie di divieti e obblighi l fine di evitare pratiche sleali. Ad esempio:

  • divieti di discriminazione a favore dei propri servizi,
  • obblighi di garantire l’interoperabilità con la propria piattaforma ad altre piattaforme concorrenti
  • obblighi di condividere, nel rispetto delle norme sulla privacy, i dati che vengono forniti o generati attraverso le interazioni degli utenti commerciali e dei loro clienti sulla piattaforma

Le sanzioni previste DMA

Nel Digital Markets Act sono previste sanzioni fino al 10% del fatturato e fino al 20% per violazioni ripetute. Sono previste anche sanzioni straordinarie per la violazione sistematica delle norme, come l’obbligo di cedere parte degli asset o delle proprietà aziendali.

Cosa contiene la blacklist

La blacklist annovera comportamenti da evitare, pena divieti o restrizioni. Tra le pratiche da evitare ci sono ad esempio il leveraging (sfruttamento della propria posizione dominante su mercato al fine di coprirne di nuovi, ad esempio con imposizione di commissioni elevate o la limitazione forzata dell’accesso ai servizi ed ai prodotti online); il self preferencing e preferencing di terze parti (ingiusto favoritismo sulla piattaforma dei propri prodotti e servizi o di società terze, a discapito della concorrenza); ingiustificato diniego di accesso alla piattaforma o alle sue funzionalità, ai dati raccolti dall’utenza (ove il consumatore abbia acconsentito alla loro condivisione)… solo per dirne alcuni.

Le LoPs (Large Online Platforms) non possono impedire agli utenti di disinstallare qualsiasi app o software preinstallato sui propri dispositivi; usare i dati degli utenti commerciali al fine di competere con gli stessi; impedire agli utenti di accedere a servizi esterni alla piattaforma del gatekeeper.

Digital Services Act (DSA)

Oltre al Digital Markets Act (che come abbiamo visto vuole evitare comportamenti sleali da parte della realtà più grosse ed affermate, a discapito di quelle più piccole), esiste anche il Digital Services Act (DSA), o regolamento sui servizi digitali.

Questo secondo regolamento ha lo scopo di fissare “nuovi obblighi e responsabilità per gli intermediari digitali, e soprattutto per le piattaforme online, riguardo ai contenuti che essi ospitano come l’incitamento all’odio o alla violenza, il terrorismo, la pornografia infantile o la vendita di prodotti illegali o contraffatti”.