Da una parte c’è il 53% delle PMI italiane che vive la transizione digitale come un fattore abilitante.
Dall’altra c’è 47% che subisce la transizione digitale e, talvolta (7%), arriva a rifiutarla, mantenendo inalterato il proprio status analogico, realtà produttive non internazionalizzate, totalmente avverse a qualunque forma di innovazione digitale.

Un’Italia delle PMI spaccata in 2, che va a 2 velocità.

È questo il quadro che è emerso dalla ricerca presentata al convegno inaugurale (il 6 aprile) della 16a edizione della Fiera Internazionale A&T dedicata a innovazione, tecnologie, affidabilità e competenze 4.0 (fino a venerdì all’Oval Lingotto di Torino).

La ricerca, condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, voleva indagare lo stato della maturità digitale delle PMI italiane.

Cosa si intende per maturità digitale?

Essere digitalmente maturi non significa solo innovare impianti, processi e produzioni. Significa anche: digitalizzare il sapere aziendale, proteggere e valorizzare l’intangibilità dell’impresa, che non è una unità singola ma fa parte di ecosistemi territoriali interconnessi.

Il messaggio che arriva dalla prima giornata di A&T è che la contemporaneità dovrebbe portare l’impresa non solo a produrre in modo innovativo, sicuro, veloce e sostenibile, ma anche a considerare i propri asset intangibili (la conoscenza acquisita, il sapere e la cultura aziendale) come valori essenziali per rimanere agganciati al treno della competitività globale.

Ma, la fotografia che emerge dalla ricerca, racconta che le PMI italiane sono ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa.

Non è un caso che la Fiera A&T abbia scelto, nell’anno della ripartenza e con le opportunità straordinarie previste dal PNRR, di mettere al centro della propria proposta fieristica le più importanti filiere industriali del Paese, ecosistemi territoriali capaci di guidare le imprese, a compiere gli step necessari per crescere e svilupparsi in modo globale.

La manifestazione nei tre giorni ha proprio come obiettivo quello di mettere nelle migliori condizioni imprenditori, manager e giovani rappresentanti dell’industria, di capire cosa e come innovare le proprie aziende, con quali strumenti e competenze.

La maturità digitale si raggiunge non solo implementando processi e produzioni, ma anche cambiando la vision aziendale, dando una rilevanza strategica agli asset intangibili, ovvero:

  • dematerializzazione documentale
  • cloud
  • cybersecurity
  • processi di vendita
  • data analytics

9 PMI su 10 hanno scelto soluzioni innovative per l’analisi dei dati aziendali, approccio analitico che però rimane ancorato a modelli troppo semplici che non consentono operazioni di aggregazione qualitativa.

Gli anelli deboli del processo trasformativo

Cybersecurity

Manca la reale percezione della sicurezza come leva gestionale, testimoniata anche dal fatto che meno di 1 PMI su 4 ha all’interno del proprio organico figure specializzate.

Cloud

Con particolare riferimento all’accesso ai dati aziendali da remoto, limitato e in molti casi inesistente per il 71% delle piccole e medie imprese italiane.

Archiviazione e gestione documentale

Molte piccole e medie imprese continuano a perseguire modelli di archiviazione cartacea documentale. Chi invece si avvale in questo ambito di nuove tecnologie, nella maggior parte dei casi si affida a formati elettronici non integrabili all’interno di un’unica piattaforma. In sostanza tante porte, tante chiavi: un vero problema per chi si trova nella condizione di dover accedere.

Cosa serve per un reale cambio di passo?

Gli Imprenditori devono avere più coraggio e considerare l’innovazione tecnologica non una strategia, ma una lungimirante visione aziendale

Il Sistema Paese deve garantire una rete infrastrutturale adeguata e pervasiva su tutto il territorio nazionale; una PA agile e digitale, che abiliti ecosistemi innovativi; un sistema del credito efficiente e funzionale alle esigenze delle imprese.

Il momento è quello giusto a patto che le risorse straordinarie previste dal PNRR vengano distribuite non a pioggia, ma secondo una logica di filiera; che la digitalizzazione del sistema delle piccole e medie imprese italiane avvenga attraverso progetti che coinvolgano trasversalmente diverse tipologie di attori dell’ecosistema industriale; che si investa in modo convinto sulla formazione di specialisti ma anche di figure manageriali capaci di gestire e guidare la nuova rotta digitale delle imprese italiane.

Luciano Malgaroli, CEO della Fiera A&T

“La ricerca […] mostra in modo inequivocabile quanto ancora esistano freni culturali verso un modello di piccola e media impresa totalmente digitalizzata, come processo e come visione di sviluppo. Servono politiche e investimenti industriali concreti e lungimiranti, che coinvolgano interi ecosistemi, ovvero le nostre più importanti filiere conosciute in tutto il mondo per l’eccellenza dei loro prodotti, frutto non solo di creatività ma per capacità produttiva, flessibilità distributiva, qualità della produzione, affidabilità della fornitura grazie all’uso di strumenti e tecnologie innovative, intelligenza artificiale e manutenzione predittiva di macchine e impianti. Ecco perché quest’anno A&T ha voluto mettere al centro di tutto il programma fieristico le filiere, individuando degli Ambassador, ovvero imprenditori che con la loro esperienza possono aiutare altri imprenditori a capire quali tecnologie scegliere e come innovare le proprie aziende. Un programma centrato sul pragmatismo riassunto dallo slogan di questa 16° edizione, “dall’ideale al fattibile”, coniato per rappresentare le richieste delle aziende italiane. Tre giorni di eventi, incontri e workshop tematici, capaci di unire le esigenze di una intera filiera a quelle di ogni singolo imprenditore; sviluppando nuovi format per favorire la notorietà di progetti e proposte dal carattere innovativo; accelerando quel processo di incontro e di business-match, fondamentale per rafforzare il nostro ecosistema industriale. Le opportunità oggi, grazie anche al piano nazionale di ripresa e resilienza, ci sono, occorre però convogliarle attraverso un modello di crescita e di sviluppo realmente sostenibile, non devono esistere ostacoli e complessità burocratiche, servono velocità e molta concretezza, quella che abbiamo cercato di mettere in campo come A&T in questi tre giorni di manifestazione”.