sciopero degli autotrasporti
Trasportounito: da lunedì 14 marzo le aziende di autotrasporto sospenderanno a livello nazionale i loro servizi a causa di forza maggiore, cioè l'esplosione dei costi del carburante

Gli autotrasportatori protestano e lo fanno contro l’aumento continuo del costo del carburante, che ha raggiunto livelli mai visti.

Quella degli autotrasportatori, infatti, è una delle categorie più colpite dall’aumento dei carburanti che viaggiano oltre i due euro al litro, compreso il gasolio.
Oltre al carburante sono tante le spese che i camionisti devono affrontare, tra cui i pedaggi. La proposta dell’Associazione Autotrasportatori per ovviare a questo problema è quella di abbassare il cuneo fiscale e avere un accesso al credito facilitato.

Uno sciopero degli autotrasportatori paralizzerebbe la nazione, ma del resto, nei giorni scorsi questo era già stato minacciato con sit-in e azioni di protesta territoriali pacifiche volte a far capire la gravità della situazione.

Quella che sembrava solo una minaccia però è diventato un fatto reale: l’autotrasporto nazionale si fermerà da lunedì 14 marzo, a dichiararlo è Trasportounito.

Questa decisione si è resa inevitabile. Una soluzione necessaria per tutelare le imprese ed evitare che le esasperate condizioni di mercato, -determinate ovviamente dal rincaro del carburante- si traducano in vantaggi per altri soggetti del settore trasporti, ovvero in addebiti per obblighi contrattuali che le imprese della filiera logistica non sono più in grado di garantire.

Il nodo dello sciopero

Il malcontento è partito ad inizio marzo in alcune regioni italiane, e gli effetti della protesta si sono fatti sentire sentire soprattutto nella distribuzione dei prodotti in terre come la Sicilia, da cui è partito il malcontento. Lo spauracchio principale che deriva da un fermo dei trasporti è quello dei supermercati vuoti.

Ma non solo. Diverse categorie di prodotti necessitano di essere trasportati nei mercati del Nord Italia e, come sottolineato in una nota della Coldiretti, “l’85% delle merci che viaggia su strada con lo sciopero dei Tir è bloccata e costringe molte industrie a fermare gli impianti di lavorazione in mancanza dei carichi in arrivo“.

In Calabria, invece, due settimane fa decine di autotrasportatori hanno organizzato un sit-in nei pressi degli svincoli dell’autostrada A2 con l’intenzione di raggiungere assieme la città di Palmi. Un’iniziativa pacifica, che potrebbe però portare al blocco della fornitura di beni e servizi in tutto il Paese, qualora lo scenario non cambiasse.

Lo scenario

Lo scenario non è dei migliori. L’aumento del costo di carburante ed energia è un fattore che va a sommarsi ai venti di guerra che spirano dall’Ucraina oltre alla penuria di conducenti ucraini, bloccati per colpa del conflitto con la Russia. Per cui si attende un intervento da parte delle istituzioni che possa condurre ad una soluzione risolutiva in breve termine.

Tensione alle stelle dunque, dal Governo nulla di fatto e così tra Unitras (coordinamento delle maggiori associazioni dell’autotrasporto italiane) e le istituzioni si continua a trattare mentre il malcontento nelle regioni non si placa. Se inizialmente erano gli autotrasportatori di alcune zone d’Italia coinvolti nella manifestazione, ora lo scenario è decisamente cambiato, con uno sciopero a livello nazionale. I grandi disagi che il fermo dei trasporti provocherà nei prossimi giorni ha convinto anche parte del mondo politico ad attivarsi per favorire un’intervento urgente e decisivo sulla questione da parte delle istituzioni.