Un sondaggio svela quanto le aziende italiane investano sulla sicurezza cibernetica. Su quali sistemi e con quale cadenza, in un panorama di minacce web profondamente sofisticato

Con la transizione digitale le aziende hanno un nemico in più. Molto più metodico e organizzato, informato e audace. Da fronteggiare con investimenti adeguati, che devono diventare parte integrante dell’attività di business di ogni azienda.
E’ l’hacker, responsabile dei temuti attacchi informatici, ormai all’ordine del giorno.
Vediamo insieme qualche dato sulla consistenza del fenomeno e quanto le aziende italiane, di dimensione e fatturati diversi, stanno facendo per fronteggiarlo.

I dati sugli attacchi informatici

Dai risultati di un sondaggio svolto da TWT in collaborazione con l’istituto Eumetra MR, è emerso che sono più che raddoppiati gli investimenti nei servizi di cybersecurity (+134%). Un dato che vede l’87% delle imprese italiane utilizzare i servizi di sicurezza cibernetica da oltre un anno e il 61% da 12 mesi.

Un’azienda su 10 non li utilizza ma vorrebbe investire in questa direzione nel prossimo futuro, soprattutto in considerazione dello scenario degli attacchi informatici profondamente cambiato durante la pandemia. Le aziende sono infatti consapevoli del fatto che gli hacker hanno raggiunto un livello di sofisticazione mai visto prima d’ora e che le minacce provenienti dal web sono sempre più frequenti e numerose.

Il data breach, la violazione dei dati, dai dati in possesso della Polizia Postale, nel 2020 ha subito un’impennata importante. I casi di attacchi informatici sono aumentati del 246%, complice anche il ricorso capillare allo smart working con l’uso di dispositivi personali e reti domestiche per scopi lavorativi.
Secondo l’ultimo rapporto del Viminale sulla criminalità, nei primi 6 mesi del 2021, i cyber reati sono stati circa 800 al giorno.

L’indagine sulle imprese italiane

E’ stato chiesto a 144 aziende quanto siano a conoscenza dei sistemi di cyber security e quali precauzioni abbiano introdotto. Ad essere intervistati, l’amministratore delegato o il general manager. Metà delle imprese intervistate conta tra i 50 e i 250 addetti e l’altra metà oltre i 250 addetti.

Dalla ricerca è emerso che il 90% delle imprese italiane ha un livello medio-alto di conoscenza delle tematiche della cyber security. Il tema è tenuto in alta considerazione dalle medie e grandi imprese italiane che conoscono i rischi e le misure utili a fronteggiare questo genere di minaccia.

Circa il 50% delle aziende oggetto della ricerca ha dichiarato di cambiare le password mensilmente; le altre lo fanno ogni 3 o 6 mesi.
Il 40% delle aziende organizza corsi di aggiornamento sulla cyber security rivolti ai propri dipendenti (una/due volte l’anno).

Per i servizi di cyber security, le aziende utilizzano per lo più figure esterne (69%) e tra i servizi legati alla cyber security la maggior parte delle aziende ha adottato sistemi per la protezione del computer durante la navigazione (91%) come antivirus, antimalware oltre ai sistemi di autenticazione a due fattori per accessi a profili e devices aziendali.
Invece, i sistemi di sicurezza dotati di intelligenza artificiale vengono implementati ancora solo dal 2% delle aziende.

Concludendo, il giudizio che le imprese hanno su sicurezza e sistemi per garantirla è molto positivo. Sia per ciò che riguarda la facilità di utilizzo dei sistemi che il grado di protezione che offrono.
Una buona notizia che fa sperare in un ampliamento capillare dei sistemi di cyber security, ormai indispensabili strumenti in mano alle aziende per contrastare minacce che potrebbero anche mettere in ginocchio il business.