― Le previsioni a medio termine (2021-2025) del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere ci svelano come cambieranno le imprese che hanno abbracciato la trasformazione digitale e la rivoluzione green

I cambiamenti climatici in atto nel nostro pianeta coinvolgono tutti, dalle grandi potenze ai singoli. Una situazione che influenza il nostro tessuto industriale che, pur avendo ampi margini di ottimizzazione, dimostra una certa sensibilità verso queste tematiche.

Oggi le aziende che si considerano “sostenibili” sono sempre più corpose, grazie a pratiche intraprese o in corso di strutturazione quali:

  • l’utilizzo di dispositivi a basso consumo energetico
  • l’acquisto di macchinari di ultima generazione
  • l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Meno soddisfacente è invece il livello di conoscenza degli ESG (criteri ambientali, sociali e di governance) che definiscono il comportamento virtuoso delle imprese.
Questi rappresentano i parametri attraverso cui si valuta l’impatto di un’attività e in futuro saranno sempre più decisivi nell’attrarre investimenti e migliorare la reputazione delle aziende. Eppure si stima che solo un’azienda su tre li conosce.

Ci si ispira a buone pratiche e principi etici, cercando di introdurre misure per il miglioramento del benessere e della qualità del lavoro dei dipendenti ma siamo ancora distanti da una vera e propria rivoluzione in tal senso.

Strategie eco-sostenibili e digitale: cosa chiede oggi il mercato del lavoro?

Di fatto, entro il 2025, 6 lavoratori su 10 dovranno avere competenze green o digitali. Nei prossimi cinque anni, infatti, il mercato del lavoro avrà bisogno di almeno 2,2 milioni di nuovi lavoratori in grado di gestire soluzioni e sviluppare strategie ecosostenibili e di 2,0 milioni di lavoratori in grado di saper utilizzare il digitale (il 57%).

Lo dicono le previsioni a medio termine (2021-2025) del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere che si aspettano anche un ulteriore impulso in questa direzione a partire dal 2022, con l’attuazione delle misure previste nel PNRR.

Le imprese sono già oggi a caccia di competenze green e digitali. Perché sanno perfettamente che saranno le skills in grado di dare slancio alla ripresa.
Edilizia e riqualificazione richiedono sempre di più competenze in grado di fare la differenza quanto a sostenibilità mentre le competenze digitali non restano unico appannaggio dei profili professionali ICT.

Le previsioni per il prossimo quinquennio

Il mercato del lavoro sarà investito dalla trasformazione del sistema imprenditoriale in chiave di sostenibilità e digitale per tutto il prossimo quinquennio. Le previsioni a medio termine mostrano che la domanda di competenze green coinvolgerà tutte le professioni e la spinta verso la transizione verde farà emergere nuove professionalità.

Questo fenomeno interesserà quindi tutti i settori dell’economia per i quali saranno sempre più importanti le competenze legate alla ecosostenibilità richieste dai consumatori e vantaggiose per le imprese. Ed altrettanto ricercate saranno le competenze digitali.

In effetti lo vediamo già oggi. La trasformazione delle imprese sta seguendo due direttrici: da una parte stiamo assistendo al passaggio al digitale di sistemi di lavoro e attività produttive e dall’altra la forte spinta verso il green sta cambiando i paradigmi del lavoro.
I prossimi 5 anni ci sveleranno in che modo quel che è stato fatto oggi avrà avuto effetti sul futuro. Quanti e quali.