Ritardi nelle consegne, scarsità di materiali, costi alle stelle per i noli marittimi… sono tutte dinamiche che, nostro malgrado, abbiamo imparato a conoscere bene negli ultimi mesi.

Se anche da privati possiamo aver risentito di questa situazione (acquisti fatti online che tardano ad arrivare ad esempio, oppure l’artigiano che non ha il prodotto che deve venire ad installarci in casa…), sul lavoro e nelle aziende la percezione del disagio è netta.

Le supply chain globali sono in stallo. Tradotto: le catene produttive e logistiche che coinvolgono attori da più parti del mondo sono bloccate. Per quanto ancora?

Non aspettatevi di trovare la risposta nelle prossime righe, perché la questione è davvero ampia e in continuo divenire. Quello che vi proponiamo però è una riflessione, ripresa anche da supplychainitaly.it, fatta da Reuters, agenzia stampa britannica tra le più influenti al mondo.
Reuters ha individuato alcuni dei fattori principali da cui dipende lo stallo delle supply chain globali, e ne ha analizzato l’andamento.

Come premessa a tutte le possibili analisi, è bene ricordare però che, il modo in cui funzioneranno e cambieranno le catene di distribuzione delle merci, dipende prima di tutto dai nostri comportamenti. Se continueremo ad avere abitudini all’acquisto globalizzate o se vireremo verso un approccio più locale.

Vediamo di seguito l’analisi dei fattori proposta da Reuters.

 

TRASPORTO MARITTIMO

Dopo l’esorbitante aumento del costo del trasporto marittimo, recentemente si registrano dei, seppur deboli, cali.

È sceso infatti di oltre un terzo il Baltic Dry Index, l’indice che traccia dell’andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli (nelle principali rotte mondiali) delle navi merci. L’indice è considerato predittivo dell’andamento della produzione globale.

Un lieve calo è stato registrato anche nei noli delle spedizioni via mare di container.

Reuters rileva anche un calo della congestione portuale nei porti cinesi.

 

ANDAMENTO DELLE SCORTE

I tempi di consegna delle merci si stanno inevitabilmente allungando.
Riguardo a questo aspetto, Reuters richiama un’interpretazione proposta dalla società di analisi Jefferies, secondo cui le carenze di prodotti dureranno fino alla fine del 2021. Poi i consumatori inizieranno a richiedere più servizi che merci alleggerendo così la domanda sulle catene di approvvigionamento.

 

SEMICONDUTTORI

Reuters non poteva non analizzare il problema della carenza dei semiconduttori. Su questo tema non si esprime in maniera univoca ma propone alcuni autorevoli ma discordanti pareri.
Secondo i vertici Toyota, ad esempio, il peggio è passato.
Pessimismo arriva invece da Ihs Markit, secondo cui il problema persisterà per gran parte del 2022.
Capital Group ipotizza una correzione verso la fine di quest’anno e i produttori malesi parlano invece di due o tre anni come tempo necessario per una normalizzazione.

 

VACCINAZIONI

Altro tema caldo sono le vaccinazioni. Si prevede che in Vietnam, Taiwan e Malesia si possa raggiungere un tasso di vaccinazione dell’80% entro il prossimo gennaio. Essendo paesi nei quali vengono prodotte molte delle merci che alimentano le catene globali, si prevede che una vaccinazione ampia possa ridurre le interruzioni della produzione.