― Focus sulla salute e sicurezza degli operatori della logistica. Tra drivers, truckers e riders, i rischi corsi dalle varie categorie, sembrano somigliarsi

In un settore strategico per la distribuzione, l’approvvigionamento delle merci come la logistica, è interessato a tanti rischi per la sicurezza e la salute degli operatori. Spesso si tratta di rischi connessi ai ritmi di lavoro, agli orari e alla flessibilità richiesta.
Bisogna tenere a mente che quando si parla di logistica non si intende solamente quella di magazzino e agli incidenti che avvengono in questi ambienti, ma anche alle attività dei trasportatori, soggetti a medesimi rischi.

Ma chi sono quindi i trasportatori, che di fatto vengono assimilati agli operatori della logistica in senso stretto?
Sono autotrasportatori o “truckers”, con potenti superiori alla B che guidano mezzi la cui massa a carico supera i 35 quintali; sono gli addetti alle consegne merci, i cosiddetti “drivers“, che guidano furgoni con carico inferiore a 35 quintali, in possesso di patente B e sono anche gli addetti alle consegne di beni a domicilio, generalmente organizzati attraverso piattaforme digitali (i cosiddetti “riders”).

A presentare il settore logistico in questi termini e a fornire le relative informazioni sulle condizioni di lavoro e sui rischi per salute e sicurezza, è il saggio “Studio sulle condizioni di lavoro nella logistica: tempo e salute” pubblicato sulla rivista dell’Osservatorio Olympus dell’Università di Urbino.

Condizioni di lavoro per i trasportatori

Il contributo sottolinea che i trasportatori sono “sottoposti alle stesse condizioni di flessibilità che si verificano all’interno dei magazzini, dovute all’andamento oscillante delle operazioni da svolgere e delle consegne”.

Infatti anche i trasportatori “hanno una disciplina dell’orario di lavoro estremamente flessibile, con orari alquanto lunghi” e, specialmente con riferimento agli addetti alle consegne organizzate attraverso piattaforme digitali “l’uso di strumenti di lavoro tecnologici e l’accesso alla piattaforma espongono il lavoratore al rischio di vedere espanso illimitatamente l’arco temporale della propria attività professionale”.

Si segnala poi che l’attività di trasporto “è strettamente connessa a quella che si svolge all’interno degli hub logistici anche sotto altri profili: per contratto, infatti, l’autotrasportatore svolge altresì le operazioni di carico e scarico della merce nel magazzino” e una buona parte degli infortuni avviene proprio durante queste fasi.

Le condizioni di lavoro sembrano poi “essere aggravate dalla considerazione del lavoro dei trasportatori alla stregua di lavoro discontinuo, dunque soggetto a limiti di orario diversi rispetto a quelli degli addetti al magazzino”.

Si segnala quindi che anche per gli trasportatori si pongono le problematiche relative ai fenomeni del benching, cioè con riferimento alla prassi di “lasciare i lavoratori diverse ore in attesa di essere chiamati per il lavoro, senza alcuna indennità o garanzia di convocazione”.

Inoltre le attività come consegnare beni a domicilio” espongono i lavoratori al rischio di aggressioni o molestie da parte dei clienti o di terzi. Basta pensare al driver che consegna le merci in contrassegno e quindi, venendo pagato, ha anche un minimo di cassa con sé.

Senza dimenticare poi che la pandemia ha “generato una condizione di forte esposizione al rischio di contagio dell’intera categoria dei trasportatori, la cui attività è proseguita – non solo per la fornitura di beni essenziali – anche durante i periodi di confinamento”.  In ogni caso al netto della pandemia, resta comunque sullo sfondo “un problema di insufficienza del sistema normativo in materia di protezione della salute e sicurezza dei lavoratori rispetto alle problematiche connesse allo svolgimento del lavoro a contatto con il pubblico in condizioni di isolamento del lavoratore rispetto al contesto aziendale”.

Logistica: indagine sulla salute e la sicurezza sui camion

Anche il tema della salute e sicurezza sui camion desta non poche preoccupazioni.
Una recente indagine svolta da Filt-Cgil e Inca-Cgil nel settore dell’ autotrasporto merci dimostra “come i lavoratori interessati siano, anzitutto, esposti ai rischi derivanti dall’attività svolta su strada, anche se troppo spesso l’infortunio in tale ambito ‘viene archiviato come mero incidente stradale’, che, in quanto tale, non viene trattato dal punto di vista della violazione della disciplina sulla salute e sicurezza”.

Dall’indagine è emerso che “più della metà del personale si occupa, oltre che della guida del mezzo, anche di carico e scarico delle merci trasportate, con un orario di lavoro che, per la quasi totalità del campione, va da 9 fino a punte di 15 ore di lavoro giornaliere; un arco temporale occupato da almeno 8 ore di guida per quasi tre quarti degli intervistati. Né il quadro migliora se si considera la settimana lavorativa: la quota più consistente del campione lavora di media oltre le 55 ore, fino a punte estreme di 80 ore”.