― Costo medio del lavoro, cuneo fiscale e concorrenza di imprese europee sta mettendo in ginocchio un settore che già subisce una grave carenza di figure specializzate. Cosa sta accadendo nel mondo dell'autotrasporto?

Si parla tanto della ripresa in corso, spesso senza fare riferimento però ai segnali di tensione che lanciano le imprese. Soprattutto legati ai fattori produttivi. Le strozzature nelle catene di approvvigionamento globali, invece, stanno generando una forte pressione sui costi di acquisto delle principali commodities da parte delle MPI mentre il lavoro specializzato sembra sempre più difficile da reperire. Una situazione che riguarda le piccole e micro imprese, oggi protagoniste nel rilanciare l’occupazione nel nostro paese.

Più nello specifico, nei settori del trasporto e logistica, dove la movimentazione delle merci cresce allo stesso ritmo dell’e-commerce e dove si registrano marcati recuperi delle attività, alcuni problemi rimangono irrisolti. Lasciando sul tappeto questioni annose e scomode da risolvere anche con una certa celerità.

Una dinamica particolare, che vede crescere esponenzialmente la domanda di lavoro per le imprese di autotrasporto a cui non corrisponde un’offerta altrettanto corposa. Si tratta, in soldoni, di reperire personale (40% di quanto occorre al settore), che sia specializzato.
A sottolineare questo cortocircuito è anche il Focus Confartigianato Trasporti riguardo la carenza di autisti nel settore, che sta mettendo a serio rischio la normale operatività del comparto.

Come e perché siamo arrivati a questa situazione?

Dai dati estrapolati dal sistema Excelsior di Unioncamere-Anpal risulterebbe che a settembre 2021 le imprese prevedono circa 32.800 entrate (conduttori di mezzi di trasporto), in salita del 23% rispetto a due anni fa.
Le imprese segnalano che il 40,9% delle entrate sono di difficile reperimento rispetto proprio alla mancanza di candidati (29,7%), mentre è più contenuta la difficoltà connessa con la preparazione inadeguata dei candidati (7,1%).

Il reperimento del personale è maggiormente critico con l’innalzamento dell’età media dei lavoratori. Risulta che nell’ultimo lustro, la quota di dipendenti over 50 delle imprese di autotrasporto sarebbe aumentata passando dal 24,9% al 33,3%.

Più nel dettaglio, dagli indicatori si osserva che le entrate di autisti di camion rappresentano il 44,7% della domanda, con valori che superano la metà degli ingressi previsti dalle imprese in Trentino Alto Adige con il 60,3%, Friuli Venezia Giulia con il 58,7%, Veneto con il 57,0%, Toscana con il 54,0%, Emilia Romagna con il 53,2%, Umbria e Marche, entrambe con il 52,3%.

Il fenomeno sembra essere influenzato da diversi fattori. Primo fra tutti, la concorrenza di imprese di paesi (europei) con basso costo del lavoro, che stanno riuscendo ad acquisire quote di mercato importanti nella movimentazione internazionale delle merci.
Dai dati Eurostat, il costo medio del lavoro delle imprese di autotrasporto è più che dimezzato (-58,4%) rispetto a quello delle imprese di autotrasporto italiane.
A pesare è anche il cuneo fiscale, che in Italia nel 2020 è del 46,0%, a fronte del 34,6% della media dei paesi Ocse.
L’Italia sarebbe al quinto posto su 37 paesi per differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta percepita da un lavoratore senza famiglia (con retribuzione pari alla media).

Proposte e soluzioni per un problema italiano di respiro europeo

La problematica della “mancanza di autisti” bisogna affrontarla costituendo un tavolo interministeriale Trasporti, Interni, Lavoro e Sviluppo economico, insieme alle principali rappresentanze di categoria. Da una parte bisognerà attenuare l’emergenza con misure shock di immediato impatto tra cui incentivi pubblici per i titoli abilitativi, sgravi sulle nuove assunzioni e dall’altro bisognerà iniziare a valorizzare il ruolo dell’autotrasportatore, rendendo attraente per giovani, nella sua chiave essenziale e strategica per l’economia.

Senza correttivi reali, il rischio è che le attività economiche possano subire un blocco importante causando un mancato approvvigionamento dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, fondamentali nella vita quotidiana.