Il sistema dell’autotrasporto sostiene di avere a cuore le problematiche che migliaia di autisti sono costretti a sopportare da tempo. Ad una carenza ormai divenuta emergenziale di figure professionali da integrare nel settore, gli imprenditori fanno coro asserendo di essere disposti a pagare di più, a migliorare le condizioni di lavoro, lasciando più tempo libero a chi ha scelto di fare questo lavoro.
Per contro, quel che si legge tra le righe e non, soprattutto sui social network, ormai palco di molti lavoratori del settore, è la realtà di una categoria che denuncia uno stato di abbandono da parte dei sindacati e condizioni di lavoro estreme.

Abbiamo raccolto alcune testimonianze, giunte al nostro Magazine che fotografano il malcontento del settore. “Trattati come le bestie”, con “stipendi da fame” sono solo alcune delle mancanze che denunciano gli autisti protagonisti tutti i giorni sulle nostre strade.
E la colpa pare sia attribuita alle grandi imprese che hanno il potere di decidere sul mercato, a differenza delle piccole realtà.

C’è addirittura chi ha scelto un lavoro “più dignitoso”, scendendo dal camion dopo una vita trascorsa nel mondo dell’autotrasporto.

E chi denuncia un sistema moderno che oggi non funziona esattamente come vent’anni fa. Lo steso sistema che mette a rischio la vita di migliaia di persone, non garantendone la sicurezza.

In tanti pensano che lo sciopero potrebbe portare dei risultati, come strumento utile per chi oggi non ha più in mano un potere contrattuale.

E c’è poi chi attribuisce tutta questa situazione ad una manodopera poco retribuita. Gli autisti dell’Est si accontenterebbero di stipendi meno alti e di condizioni di lavoro più gravose e stressanti rispetto ai colleghi italiani.

Di recente, la Uiltrasporti che non ha certamente la soluzione a tutti i mali che affliggono il comparto, ha preso posizione.

Sulla situazione, il Segretario Nazionale Uiltrasporti Marco Odone ha di recente dichiarato: “Bisogna ridare dignità al comparto e decoro alla vita degli autisti, applicando la retribuzione contributiva del CNL che senza controllo non trova applicazione. Oggi la retribuzione netta annuale di un autista è paragonabile a quella di venti anni fa e nessuno riesce a trovare una soluzione al sistema. Alzare le ore retribuite effettivamente svolte, con la rilevazione del cronotachigrafo potrebbe riavvicinare i giovani al settore, risolvendo la problematica del ricambio generazionale. Associazioni e imprese devono rendere nuovamente appetibile la professione, impegnando magari la Commissione Bilaterale sul Contratto Nazionale a rendere obbligatorio un numero minimo di ore di straordinario, tenendo in considerazione che questi lavoratori toccano picchi di 61 ore settimanali, con una media semestrale di 58“.