― Matteo Iubatti, AD Archita Engineering, spiega come anche il cleaning possa beneficiare dei bonus collegati al Piano Industria 4.0

Uno dei temi di cui si è parlato molto tra i corridoi di ISSA Pulire 2021, è stato senza dubbio come far accedere il comparto del cleaning ai benefici correlati al Piano Industria 4.0.

Il nodo della questione è che, formalmente, le macchine per la pulizia professionale e industriale, non sono direttamente menzionate nel famoso allegato A che contiene l’elenco dei beni strumentali ammissibili all’ammortamento.

Analizzando però la normativa da un punto di vista meno letterale e cercando di inquadrarla nelle sue reali finalità, anche la lavasciuga pavimenti, la spazzatrice, l’aspiratore… potrebbero rientrare nello sgravio fiscale, in determinate situazioni.

Quali? Ce l’ha spiegato Matteo Iubatti, AD Archita Engineering, società che si occupa di consulenza alle imprese anche per quanto riguarda il Piano Industria 4.0, non solo nella parte di accesso alle agevolazioni fiscali, ma come processo di innovazione.
Archita Engineering da diverso tempo collabora anche con Kiwitron (vedi le soluzioni Kiwitron per il cleaning 4.0). Insieme forniscono alle aziende sistemi per rendere i flussi aziendali più snelli, efficienti e in linea con la transizione digitale perché, dice proprio Iubatti “L’ottimizzazione dei processi tramite l’utilizzo dei dati è il futuro. Le aziende non devono chiedersi se iniziare o meno questa evoluzione, devono solo chiedersi quando iniziarla”.

Una normativa in evoluzione

Tutto è iniziato nel 2017, con la Circolare 4E del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Agenzia delle Entrate, che ha introdotto il Piano Nazionale Industria 4.0, con i relativi sistemi di ammortamento. Inizialmente era un piano pensato per la manifattura. Nel tempo sono state emanate delle circolari a completamento e per colmare lacune interpretative. Non c’è mai stata una vera e propria evoluzione “anche se – spiega l’Ing. Iubatti – la misura era nata proprio con uno scopo evolutivo, partendo dalla manifattura ma con l’obiettivo di accompagnare tutto il Paese in un processo di ammodernamento. Infatti ormai non si parla più di Industria 4.0 ma si parla di Azienda 4.0. I processi di digitalizzazione e l’uso dei dati per l’ottimizzazione del flussi, non sono più pratiche che interessano solo le attività produttive. Basta pensare alla logistica, alle attività di progettazione, alla sanità”.

Ed è proprio staccandosi da una interpretazione letterale e burocratica della normativa, e considerando lo scopo con cui è stata introdotta che si riesce a contemplare anche il cleaning tra le attività agevolabili. “Ricordiamo che, inizialmente, nemmeno i carrelli elevatori sembravano essere annoverati tra i beni strumentali agevolabili” precisa sempre Iubatti.

Un bene che genera valore

La chiave di volta per far accedere le macchine per la pulizia tra i beni strumentali agevolabili, sta nel dimostrare che esse generano valore nell’impresa, sono di primaria importanza nell’attività. “È necessario tracciare il processo aziendale e identificare la pulizia come elemento qualificante – spiega l’esperto – come tassello indispensabile nel workflow aziendale, che aggiunge un valore imprescindibile all’attività.

Ad esempio per un’impresa di pulizie la macchina lavapavimenti è un bene essenziale, come anche per le società che si occupano del noleggio di questi mezzi. Ma anche per un’azienda del settore alimentare la macchina per pulire e sanificare è indispensabile, perché consente di rispettare determinanti standard di pulizia richiesti al comparto”.

Chiaramente questo aspetto va ad affiancare la parte tecnologica che è essenziale e non deve mancare. I criteri da rispettare sono i soliti 5 + 2 previsti per tutti i beni:

  • controllo del mezzo in CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
  • interconnessione con i sistemi informatici di fabbrica e scambio di informazioni
  • integrazione automatizzata con il sistema
  • interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive
  • rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro

(2 tra i seguenti)

  • sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto
  • monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro
  • integrazione tra macchina e simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo

“Per una macchina lava pavimenti rispettare questi criteri significa ad esempio ricevere istruzioni da remoto (caratteristica bypassabile nel caso in cui la macchina sia destinata a operazioni ripetitive), inviare report sulle attività compiute e sui suoi parametri di funzionamento, essere connessa ad un sistema centrale…”.

C’è un terzo aspetto  da ricordare che è legato alle modalità di utilizzo della macchina, un criterio indispensabile per l’accesso al credito che riguarda tutti i beni strumentali. “Anche se una macchina (qualunque tipologia: lavapavimenti, carrello elevatore, macchina per la produzione…) è dotata di tutte le caratteristiche tecnologiche necessarie per accedere al Piano Industria 4.0 e il suo uso è indispensabile nel work flow aziendale, non è detto che venga ammessa agli sgravi fiscali. È infatti indispensabile che la macchina venga utilizzata secondo il paradigma di Industria 4.0. La sola predisposizione non è sufficiente”.

Cosa riserva il futuro? Si va verso la formalizzazione?

Ricapitolando possiamo dire che, pur non essendo formalmente citate le macchine del mondo del cleaning nella normativa, da una lettura e un’interpretazione della normativa più ampia, è possibile parlare di un loro coinvolgimento. A supporto di questa interpretazione c’è stato anche l’intervento a ISSA Pulire 2021 di Marco Belardi, Consulente del Ministero dello Sviluppo Economico su Transizione 4.0 e innovazione digitale. Inoltre Afidamp (l’Associazione fabbricanti e fornitori italiani attrezzature macchine prodotti e servizi per la pulizia professionale) sta realizzando un Position Paper sul tema.

“Non sappiamo se ci sarà una pronuncia ufficiale del MiSE a riguardo – conclude Iubatti – servirebbe probabilmente una revisione più ampia della legge per fare in modo che non si riferisca più alla sola manifattura ma a tutti i processi. Una revisione di questo tipo sarebbe piuttosto radicale e necessiterebbe di un iter legislativo piuttosto lungo. Ad oggi comunque è chiaro che la direzione è quella di finanziare e supportare i processi di digitalizzazione. La misura è già stata confermata e finanziata anche per tutto il 2022 (con coda fino a giugno 2023 per la consegna delle macchine acquistate entro fine 2022). Inoltre il PNRR porterà sicuramente nuovi fondi in questa direzione”.