― Le imprese che operano all'interno di filiere e che contano quindi sulla collaborazione con altre, avrebbero una maggiore dinamicità e probabilità di uscire dalla crisi in maniera più rapida e indolore.

Più aperte, più innovative e anche più ottimiste.
Le imprese che operano all’interno di filiere e che contano quindi sulla collaborazione con altre, avrebbero una maggiore dinamicità e probabilità di uscire dalla crisi in maniera più rapida e indolore.

La fotografia scattata dal Centro Studi Tagliacarne su dati Unioncamere/InfoCamere su 17 filiere individuate dal MiSE, evidenzia come il 41% di queste imprese prevede di recuperare i livelli produttivi pre-COVID già entro quest’anno, contro il 36% delle altre aziende.
Una percentuale destinata a salire fino al 45% per le imprese in filiera che hanno investito nelle tecnologie 4.0 contro il 35% delle altre digitalizzate.

Oltre il 60% delle imprese che operano congiuntamente, ha fatto investimenti per innovare (contro il 38% delle altre) e la collaborazione tra imprese che hanno attività interconnesse lungo tutta la catena del valore è molto forte e rappresenta un significativo fattore di competitività. Soprattutto per progetti che contemplano il digitale avanzato.

Si tratta di un universo che conta quasi 4 milioni di imprese attive (il 75% del sistema imprenditoriale italiano) e che occupa oltre 12 milioni di addetti, generando un fatturato di 2.500 miliardi di euro (ben il 78,9% del totale per Industria e servizi).

Una maggiore propensione a innovare

La regione che ha più imprese attive è la Lombardia (580mila/15per cento del totale nazionale), seguita dalla Campania (9,4%) e il Lazio (9,2%). Ma se si guarda all’incidenza delle filiere sul tessuto produttivo, la prospettiva si capovolge con l’83,8% di Bolzano, Basilicata (81,1%) e Molise (80,8%).

La propensione ad innovare è maggiore per le imprese che operano all’interno delle filiere rispetto alle altre non operanti in filiera. La proporzione svela numeri importanti: a fronte di un 62% di innovatori, c’è un 38% che non può o non riesce ad innovare processi e prodotti.

Un effetto filiera che pesa anche fra le imprese che adottano tecnologie 4.0. Il 74% delle aziende che collaborano, infatti, ha investito in almeno una forma di innovazione (di prodotto, processo, organizzativa, marketing) contro il 67% di quelle non in filiera.
Un differenziale che arriva persino al 17% se si parla di innovazione di prodotto.

Più di 3 imprese su 4 del nostro paese operano all’interno di filiere” ha dichiarato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “In molte, il rapporto tra le imprese non si esaurisce nel contratto di fornitura ma si arricchisce con servizi, supporti finanziari, percorsi di certificazione. Fattori molto importanti, in un periodo in cui alle migliaia di piccole aziende italiane si chiede una doppia transizione, sia digitale che ambientale. Sono necessarie scelte pubbliche che facilitino l’irrobustimento delle filiere, le aggregazioni tra imprese, per salvaguardare la competitività del nostro sistema”.