― Nel prossimo biennio saranno 17 mila gli autisti che mancheranno al settore dell'autotrasporto. Un'emergenza che non accenna a sedarsi, a causa anche della mancanza di politiche attive in grado di tutelare il settore

Dieci, se non dodici mesi di formazione e costi elevatissimi per conseguire le patenti.
Il mondo dell’autotrasporto così come quello della logistica soffre la mancanza di figure professionali che siano in grado di rispondere ad un costante incremento della domanda.
Se nel caso della logistica le ragioni di questa penuria sono da rivedere soprattutto nelle tutele contrattuali, il mondo degli autotrasportatori solleva problematiche non meno articolate.

Tanti sono gli appelli che arrivano da imprenditori del settore, soprattutto a mezzo stampa, che denunciano la difficoltà di reperire personale, anche con la promessa di stipendi di tutto rispetto e regolari contratti. Ma è davvero così?
Quando si offrono 3000 euro di stipendio, si parla di netto o di lordo?
Quando si promettono 9 ore di lavoro, sono effettivamente 9?
Se così fosse, quali sarebbero allora le motivazioni per le quali anche il mondo dell’autotrasporto sta patendo la mancanza di figure professionali?
Perché le associazioni di categoria parlano di “emergenza”?

Non chiamatelo “lavoro difficile”: il problema è a monte

La diatriba è pressoché simile per molti settori. Ne avevamo parlato anche rispetto al mondo del cleaning, per il quale gli esperti del pulito sarebbero introvabili.
Di chi è la colpa, quando a una domanda del mercato non corrisponde una risposta effettivamente coerente? 
Difficile trovare il bandolo della matassa quando a “scontrarsi” su un terreno fatto di eccezioni sindacali per così dire, sono gli imprenditori e i potenziali o effettivi operatori.

Ma anche in questo caso, la realtà non sembra poi così differente dal mondo del pulito.
Aldilà del fatto che lavorare su strada 5 giorni su 7, per oltre dieci ore al giorno, per molte fasce d’età risulta un lavoro definito dai più “massacrante” e non privo di rischi, che ti tiene lontano dalla famiglia e col Covid non ti consente nemmeno di fare una doccia nelle aree di servizio – la vera difficoltà per gli autotrasportatori sembra risieda più che altro nella complessità di ottenere le patenti per la guida di camion e mezzi pesanti.

Patente CQC e patente E: costi elevatissimi 

Prendere la patente E e la CQC a volte può richiedere quasi un anno di formazione (si parla di 300 ore di lezione), che non vengono ovviamente rimborsati e il pagamento di cifre elevatissime, fino a 6000/7000 euro.
E’ chiaro che l’accesso a questa professione è quindi vincolato. Soprattutto se si parla di disoccupati o comunque giovani che dovrebbero iniziare un nuovo lavoro e quindi formarsi senza avere alcuna garanzia che l’investimento fatto, prima o poi, ritorni in maniera equa.

Come incentivare il conseguimento delle patenti?

D’altro canto, perché investire ancora sul traffico su gomma quando sarebbe più logico incentivare il trasporto su rotaia? L’infrastruttura nazionale è insufficiente per la locomozione e mancano gli hub per lo stoccaggio delle merci, post trasporto. E’ vero.
Com’è è realistico che per creare un’infrastruttura ideale, tra progettazione e realizzazione, ci sarebbero di mezzo gli enti locali e si rischierebbe di attendere decenni.
Quindi, quanto meno, perché non incentivare chi è disoccupato a conseguire le patenti necessarie per il trasporto su gomma magari con la restituzione dei costi anticipati in busta paga?
Potrebbe essere una soluzione, aldilà dei proclami lanciati dagli imprenditori di settore, che ogni giorno promettono cifre che ai più sembrano da capogiro ma che in realtà celano costi nascosti non alla portata di tutti.

Un punto d’incontro però questa volta lo abbiamo trovato: anche gli imprenditori dell’autotrasporto sarebbero concordi nell’affermare che occorrono investimenti pubblici per aiutare i disoccupati a conseguire le patenti.
Ne è convinta Anita, associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica.

Autisti che non si trovano: i numeri dell’emergenza

Di recente, l’associazione ha lanciato l’allarme sull’autotrasporto, sollevando il rischio dell’approvvigionamento dei beni.
Secondo l’associazione, la ripresa economica che ha seguito la crisi pandemica, rischierebbe di incepparsi perché le imprese di settore non riescono a trovare autisti per le proprie flotte. Stando ai numeri, nell’immediato ne servirebbero oltre 5 mila, una cifra destinata a triplicarsi, se proiettata al prossimo biennio.

Nell’arco di due anni infatti Anita ha stimato che la carenza riguarderà ben 17 mila figure professionali e diversi analisti di settore sono convinti che questi numeri andranno a crescere esponenzialmente.
Secondo il rapporto del sindacato tedesco Dslv, 30 mila autisti ogni anno lasciano la professione e solo 2000 ottengono la qualifica professionale da conducenti di veicoli pesanti. Lo studio stima che nei prossimi 15 anni, in Germania, 2/3 degli autisti andranno in pensione.
In Italia l’emergenza ha numeri del tutto simili, che amplificano i problemi dell’autotrasporto, mettendo a serio rischio l’approvvigionamento dei beni che potrà in futuro non essere garantito.

Le proposte di Anita, associazione di Confindustria

Per queste ragioni, Anita ha proposto, tra gli altri progetti che guardano al futuro del settore, il rafforzamento delle politiche attive del lavoro e l’avvio di un’azione importante che abbia come obiettivo la qualificazione dei lavoratori (anche disoccupati o coinvolti in crisi aziendali), che potrebbero essere introdotti e collocati nel trasporto merci.
Un’attenzione particolare, secondo Anita, dovrebbe essere posta anche agli istituti scolastici superiori in modo da allargare il bacino di potenziali interessati a intraprendere l’attività di conducente professionale, che oggi è diversa da 20 anni fa.
Se è vero che il nostro paese ha una flotta vecchissima, lo è altrettanto che i nuovi mezzi – maggiormente sicuri e più rispettosi dell’ambiente – richiedono la conoscenza di tecnologie all’avanguardia, più alla portata dei giovani e delle nuove generazioni.

Ad oggi l’unico “modello virtuoso” è quello di Regione Lombardia: con “Formare per assumere”, otto mila euro alle imprese di autotrasporto che assumeranno nuovi conducenti e tremila euro per ogni lavoratore che vorrà conseguire la patente Cqc.
Sarà forse ora di chiedere a tutte le regioni di assicurare le medesime condizioni?