― Gli andamenti correnti e le immediate prospettive delle quotazioni dei materiali basilari delle imprese manifatturiere

Non si ferma il continuo aumento dei prezzi delle materie prime che si è innescato a maggio dell’anno scorso. Secondo gli esperti, però, starebbe rallentando e c’è la possibilità che possa invertire la rotta nell’ultimo quadrimestre del 2021.

E’ quanto emerge dall’analisi di Achille Fornasini, professore dell’Università di Brescia, in collaborazione con l’Ufficio studi di Anima Confindustria. “Il continuo aumento dei prezzi delle materie prime avvenuto nell’ultimo anno – commenta il presidente di Anima Confindustria, Marco Nocivellinon trova riscontri in nessun altro periodo storico. Da qui nasce la necessità di Anima di collaborare con esperti del settore per fornire periodicamente alle imprese strumenti e chiavi di lettura utili, per affrontare mercati connotati da alta volatilità nell’ambito di scenari economici ancora piuttosto incerti. Nonostante un primo semestre generalmente positivo per la meccanica italiana – prosegue Nocivelli – ricordiamo che la mancanza di disponibilità di materie prime e semilavorati ha limitato l’incremento di fatturato e rallentato la produzione industriale”.

Oltre alla contrazione dell’offerta provocata dai fermi e dalle chiusure degli impianti durante il lockdown, secondo l’analisi tra i fattori critici che hanno scatenato l’aumento dei prezzi ci sarebbe prima di tutto il boom della domanda globale da parte delle macro-regioni industrializzate: in incalzante sequenza l’Asia, il Nordamerica e l’Europa.

In secondo luogo, pesa la conclamata inefficienza dei sistemi logistici internazionali e locali: diretta conseguenza delle misure sanitarie, che hanno rallentato le movimentazioni nei porti, ma anche della ripartenza pressoché simultanea di tutti i sistemi industriali mondiali, che ha contribuito a congestionare talune rotte e a emarginarne altre.

Come se tutto ciò non bastasse – commenta Fornasini – il graduale indebolimento del dollaro ha reso meno onerosi gli approvvigionamenti, trattandosi di materie prime quotate appunto nella divisa americana. Infine, gran parte delle imprese, trovandosi a corto di scorte, si è lanciata in acquisti di materie prime ben più consistenti dei normali fabbisogni, innescando e accompagnando una spirale di aumento dei prezzi che tuttora si autoalimenta”.

Facile dedurre che in un contesto come questo, la speculazione finanziaria continua a trovare il terreno più favorevole per le proprie scorribande che, individuando nelle materie prime ottime alternative di investimento, ne accelerano e ne potenziano i continui rincari.

I prezzi alle stelle

L’effetto di queste concause non risparmia alcuna commodity. Nel corso dell’ultimo anno, in campo energetico il petrolio (+248%) ha orientato al rialzo sia i costi elettrici (+365%), sia quelli del gas naturale (+545%). Impressionanti anche gli aumenti dei polimeri: polietilene (fino al 160%), polipropilene (fino al 123%). Nel settore metallurgico (aumenti medi del 90%) spiccano lo stagno (+142%), il rame (+120%) e l’alluminio (+75%), mentre nel comparto siderurgico non si fermano gli eccezionali incrementi dei coils a caldo (+200%) e delle lamiere (+234%).

Il vicepresidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, sottolinea come “la difficoltà delle imprese della meccanica – e non solo – persiste: nell’ultimo mese le materie prime si sono assestate sui massimi storici, dovuto anche al fatto che la maggior parte delle aziende sta acquistando lo stretto necessario ed alle imminenti chiusure per ferie. Confidiamo nel prossimo futuro in un calo dei prezzi e soprattutto in una maggiore reperibilità dei materiali. La loro mancanza ha determinato rallentamenti produttivi, serie difficoltà nel gestire le attività quotidiane e le relazioni con clienti e fornitori. Ma al problema dei rincari – aggiunge Almici – si assomma quello degli affidamenti praticati dai fornitori alle aziende: a parità di importo, oggi le imprese vengono fornite solamente con il 50% della merce rispetto a un anno fa”.