― Batteri buoni contro batteri cattivi per igienizzare le superfici: probiotici selezionati inibiscono il proliferare del Sars-Cov-2 dalle superfici riducendo anche il ricorso ad agenti chimici e antibiotici

In questo giorni si parla del sistema di sanificazione Probiotic Cleaning Hygien System (Pchs). In pratica si tratta di sanificare gli ambienti creando un equilibrio di batteri che inibiscano la sopravvivenza del Sars-Cov-2.

Come funziona?

Tramite l’utilizzo di probiotici selezionati, questo sistema riduce il ricorso ad agenti chimici e antibiotici. Questo è l’aspetto più interessante dello studio perché, oltre a rispondere alle esigenze di sanificazione, non contribuisce ad aumentare la resistenza dei batteri.

La batterio-resistenza è una problematica già piuttosto diffusa, rende sempre più difficile eliminare i batteri nocivi che, più vengono attaccati con agenti potenti, più si rafforzano per difendersi. Questo meccanismo è il motivo per cui, ad esempio, non dovremmo assumere antibiotici o medicinali molto forti per influenze e raffreddori, disturbi che possono essere superati senza ricorrere al medicinali forti. Il rischio è che, nel momento in cui abbiamo davvero bisogno di antibiotici, questi non siano più efficaci.

L’antibiotico-resistenza che abbiamo creato in questi anni, con un eccessivo uso di antibatterici, è uno degli aspetti che rende più difficile la lotta agli agenti nocivi.
Cercare di sterminare i patogeni illude, infatti, di risolvere il problema dell’igiene ma in realtà, i tradizionali disinfettanti chimici, come alcol o ipoclorito di sodio, perdono di efficacia dopo neanche un’ora e lasciano la strada libera ai batteri più resistenti.

Il sistema Pchs, a base di probiotici, secondo gli ultimi studi, risulta essere efficace al 99,99% anche contro il Sars-Cov-2, mantenendo le superfici non contaminabili per ben 24 ore.

In queste 24 ore il virus non riesce a proliferare, con un impatto positivo anche sulla spesa delle pulizie perché la detersione non necessita di esser fatta tante volte nell’arco della giornata.

Non si tratta di un sistema nuovo, è una ricerca iniziata oltre 10 anni, un sistema ideato dall’azienda italiana Copma.

In questi giorni ne ha parlato Walter Ricciardi, ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica del Sacro cuore. “Si tratta di un’innovazione dirompente che può cambiare il modo in cui si combattono le infezioni. Perché combattendo i germi con altri germi non si alimenta la proliferazione di batteri resistenti, a differenza dei disinfettanti chimici, che hanno effetti collaterali di impatto ambientale”.

Elisabetta Caselli, Dipartimento di scienze chimiche e farmaceutiche del Università di Ferrara, ha spiegato che i test in laboratorio hanno fatto emergere che “la sanificazione biologica basata sul rimpiazzare i microbi cattivi con quelli buoni è più efficace che cercare di eliminare tutti i microbi. Consente un abbattimento degli agenti patogeni di circa 80% in più rispetto a un sistema di sanificazione tradizionale e nessuna selezioni di ceppi resistenti. Con un dimezzamento il rischio di infezioni correlate ad assistenza ospedaliera”.