― I consumi crescono e le forniture non riescono a stargli dietro. Così, mentre la CIna protegge il suo mercato interno e gli Stati Uniti lottano per la concorrenza, le misure di salvaguardia europee rallentano l’import

Tempi di consegna e costi insostenibili, ritardi nelle forniture che rischiano di mettere in ginocchio interi settori.
La dura realtà che ci prospetta il rincaro delle materie prime come acciaio, plastica, alluminio, rame, legname è quella che tra qualche mese molte attività saranno costrette a chiudere i battenti.

Approvvigionamento materie prime: uno stallo critico

Le difficoltà di approvvigionamento sono concrete ed espongono la produzione ad uno stallo critico senza precedenti. Non solo si fatica a comprare, ma alcune materie sono addirittura diventate impossibili da reperire.
E il forte rialzo dei prezzi sta assumendo dimensioni tali da minacciare la ripresa economica post Covid in tutta Europa.

Le catene globali del valore, così come il commercio internazionale sono già in crisi. E ciò che in tanti stanno temendo è che gli effetti potrebbero arrivare a coinvolgere anche i consumatori finali.
Oggi ci si chiede se non siamo davanti ad un “super-cycle” delle materie prime, come avvenuto all’inizio del nuovo millennio.

Listini raddoppiati ed esaurimento scorte, tra i problemi reali

Ma tra listini raddoppiati, esaurimento delle scorte e attese infinite la preoccupazione sale, anche in relazione ai rincari.
Anche se l’economia sembra essere ripartita con un portafoglio ordini al completo per tantissime aziende, molti imprenditori che si trovano a dover acquistare materie prime con prezzi così elevati corrono il rischio reale di perdere clienti.
E la mancanza di una politica industriale italiana di lungo periodo sembra non aiutare, anzi.

Il rischio è che i rincari ricadano sui consumatori finali

Una ripresa che, visti i presupposti sembra di fatto già compromessa, con un impatto devastante sull’economia del Paese.
Le imprese per il momento sono riuscite ad assorbire gli aumenti dei costi ma già in edilizia (dove gli aumenti sfiorano il +40%) ed altri settori come l’industria del legname, questi incrementi non possono che essere scaricati sui consumatori finali.

A rischiare sono intere filiere. Basti pensare al legname il cui mercato è in mano ai cinesi: malgrado i rincari la domanda è altissima. Ma i magazzini a breve saranno vuoti e le saracinesche si abbasseranno per non risollevarsi più.
Lamiera e profilati sono ormai introvabili. La corsa all’accaparramento non è sufficiente a garantirsi una fornitura. Non basta nemmeno essere disposti a pagare il doppio del prezzo. E nel frattempo molte materie prime come il rame continuano a battere record storici.

Sul fronte della componentistica non va di certo meglio. Mancano i microchip ed i settori coinvolti sono molteplici, dall’automotive al fotovoltaico, per cui le batterie di accumulo mancheranno per tutto il 2021 senza garanzie sui tempi di fornitura.

E’ chiaro che in un simile scenario, il balzo delle materie prime non può che riaccendere i timori di inflazione, con tutto ciò che ne potrà conseguire sulla scena economica europea e italiana.