― Cosa bisogna sapere per allestire uno spazio sicuro per la ricarica dei carrelli elevatori elettrici. Ce lo spiegano gli specialisti di carica batterie di GM Electric

L’operazione di ricarica del carrello elevatore è una procedura piuttosto delicata, soprattutto se le batterie da ricaricare sono al piombo o nichel-cadmio. In questo caso è necessario predisporre uno spazio dedicato alla ricarica, che risponda a precisi requisiti di sicurezza. In fase di carica infatti si sviluppano calore, gas e talvolta scintille che determinano un pericolo di incendio.

Si tratta di accortezze che non riguardano solamente gli operatori del settore del carrello elevatore perché muletti e transpallet elettrici sono oggi diffusissimi. Praticamente ogni azienda, magazzino o laboratorio che ha esigenze di movimentare o sollevare merce, si dota di muletti o traspallet, spesso nella versione elettrica per contenere consumi ed emissioni in particolare negli spazi chiusi.

Ogni realtà in cui è presente un transpallet o un carrello elevatore elettrico si deve dotare di uno spazio adeguato alla ricarica.

Si sono infatti verificati diversi i casi di esplosione nei locali di ricarica batterie che hanno causato danni alle strutture, ma anche infortuni gravi e talvolta mortali.

Vista l’importanza del tema abbiamo chiesto agli esperti di GM Electric, azienda produttrice di carica batterie e strumentazione per la sicurezza dei carrelli elevatori, di aiutarci a fare chiarezza.

Ecco cosa ci hanno spiegato.

Il rischio esplosione nella sala caricabatterie: colpa dell’idrogeno

Il rischio esplosione nei locali dedicati alla ricarica delle batterie, si presenta a causa dell’emissione di idrogeno nell’ambiente che si genera a seguito dell’elettrolisi dell’acqua.

Facciamo un passo indietro.

Tra le batterie più diffuse per i carrelli elevatori e transpallet elettrici, ci sono quelle al nichel-cadmio e quelle al piombo. In entrambe, verso la fine della ricarica o quando la carica avviene troppo rapidamente, si può verificare l’elettrolisi dell’acqua presente nell’elettrolita, cioè le molecole d’acqua si scindono liberando ossigeno e, appunto, idrogeno.

In ogni caso la liberazione di idrogeno è pericolosa perché, se la sua concentrazione nell’aria supera il 4%, può verificarsi un’esplosione.

Uno dei momenti di maggiore produzione di idrogeno si ha quando una batteria è carica e continua a ricevere energia di cui non ha più bisogno e, anziché caricarsi, produce elettrolisi.

Dopo aver staccato il caricabatterie, l’emissione di idrogeno può continuare anche per un’ora e, anche se in misura minore, l’idrogeno si produce anche in fase di scarica.

Le emissioni di gas avvengono dalla valvola di sicurezza attorno alla quale si concentra quindi la zona potenzialmente pericolosa.

La quantità di gas emesso nel periodo di carica è comunque molto variabile e dipende dalla chimica della batteria, dalla tipologia di cella (Piombo, Nichel-Cadmio), dalla tecnologia costruttiva (batteria regolata a valvole o a vaso aperto), dai profilo di ricarica (IU, IUI, etc.), fase di ricarica.

La produzione gas è comunque proporzionale alla corrente di carica: maggiore energia riceve la batteria, maggiore sarà la produzione di idrogeno. Quindi le ricariche rapide producono più gas di quelle di mantenimento.

Per ovviare a questi problemi sono stati sviluppati carica batterie dotati di timer o in grado di adattarsi alla fase della batteria che minimizzano questi rischi.
Le ultime proposte di GM Electric sono, ad esempio, il carica batterie Evoluxion WT-180 e l’UNIVERSAL H10.

La ventilazione dei locali

Uno dei requisiti fondamentali che deve avere una sala di ricarica è la ventilazione, per consentire la dispersione dell’idrogeno ed evitare che arrivi a concentrazioni rischiose in spazi chiusi. Va bene la ventilazione naturale, ma più sicuro sarebbe realizzare un sistema di ventilazione artificiale che preveda una cappa di aspirazione in corrispondenza di ciascuna batteria. In questo modo la zona potenzialmente esplosiva, quella nell’area della valvola a cui abbiamo fatto riferimento poco fa, si ridurrebbe a pochi centimetri.

In ogni caso, che sia naturale o artificiale, la portata della ventilazione deve essere dimensionata in base alla portata complessiva di gas emesso da tutte le batterie presenti nell’area.

La creazione di campi elettromagnetici

Un altro rischio legato alla ricarica delle batterie è la generazione di campi elettromagnetici che si formano quando ci sono cariche elettriche in movimento.

La fase di ricarica di una batteria può quindi provocare la generazione di un campo elettromagnetico che può essere problematico per alcune tipologie di persone: portatori di dispositivi medici impiantati attivi (ad es. pacemaker) e passivi; donne in gravidanza; portatori di corpi metallici nelle orecchie o impianti per l’udito; soggetti aventi schegge o frammenti metallici nel corpo.

Visto che, nel carrello elevatore, la batteria spesso è posizionata nelle vicinanze del sedile, l’operatore potrebbe trovarsi seduto nelle vicinanze di un campo elettromagnetico. Di solito per i soggetti sani, che non appartengono alle categorie menzionate sopra, non dovrebbe essere un problema.

Le normative

In ogni caso anche questo rischio, come quello di esplosione, deve essere valutato dal datore di lavoro secondo quanto prescritto dall’articolo 17 del D.lgs. 81/2008 che obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi presenti nell’ambiente di lavoro.

Per quanto riguarda le atmosfere esplosive, gli articoli dedicati alla valutazione del rischio sono il 289 e il 290 del D.lgs. 81/08 che obbligano il datore di lavoro a valutare i rischi specifici derivanti dalle atmosfere esplosive, al fine di adottare le misure tecniche ed organizzative adeguate per prevenire (o ridurre al minimo) il rischio.

La valutazione del rischio nelle atmosfere esplosive (che si possono formare durante la fase di ricarica delle batterie), deve essere effettuata in conformità alla norma CEI EN 62485-3.

Attraverso quanto prescritto da questa norma è possibile calcolare la superficie minima delle aperture del locale in cui si effettua la ricarica in base ad alcuni dati: numero di elementi della batteria, corrente in uscita dal caricabatterie, ecc…

Una volta effettuato il calcolo, bisogna assicurarsi che, nei locali di ricarica, le aperture abbiano una superficie complessiva superiore alla minima calcolata, al netto di eventuali ostruzioni.

Le aperture dovranno essere su pareti opposte oppure, in alternativa, sulla stessa parete ma distanti almeno 2 metri in modo da garantire un’adeguata ventilazione.

In caso contrario è necessario ottenere la ventilazione in maniera forzata.

Per altre informazioni utili sulla ricarica della batteria del carrello elevatore leggi anche:

Ricaricare il muletto: le procedure da seguire e la scelta del carica batterie adatto