― Malgrado la digitalizzazione del paese, il gap tra nord e sud cresce. Secondo l'Istat, l'innovazione deve approcciare a modelli più innovativi e sostenibili, attraverso il patrimonio culturale che caratterizza l'Italia

Secondo i dati del rapporto Bes dell’Istat, quasi il 70% degli italiani utilizza internet regolarmente. Appena un decennio fa, gli utenti del mondo digitale erano appena il 43,9%.
Cosa si nasconde dietro questi dati?
Dietro al dato medio della grande avanzata della digitalizzazione c’è ancora oggi un digital divide importante.
Le donne sembrano essere meno propense degli uomini, gli anziani continuano ad avere poca familiarità con mezzi e strumenti ed il Sud Italia resta fortemente penalizzato.

A quanto pare il gap tra nord e sud del paese si è ulteriormente ampliato. Nel 2020 era di 10 punti percentuali, tre circa in più rispetto a dieci anni prima.
Le infrastrutture sono il vero nodo cruciale su cui è necessario intervenire con rapidità perché di fatto il digital divide sta penalizzando sia cittadini che imprese se è vero – come sottolineato dal rapporto Bes – che nel 2020 un terzo delle famiglie italiane non dispone di computer e accesso a Internet da casa.

Aldilà dell’emergenza educativa in una fase di didattica a distanza, c’è da pensare che la capacità di innovare, di essere creativi e competitivi con gli altri paesi è correlata anche al livello generale di istruzione della popolazione e agli investimenti in istruzione e ricerca.
Il nostro paese ha un potenziale culturale enorme ed un patrimonio che può guidarci verso un modello di innovazione più sostenibile, in cui scienza e tecnologia pongono al centro l’uomo e la sostenibilità, inclusa quella sociale, con lo scopo di arginare il digital divide che la pandemia ha rafforzato.

I dati del Bes non sono incoraggianti. L’Istat stima che nel triennio 2016-2018 l’indicatore che misura l’innovazione sia cresciuto arrivando al 55,7%, con guadagni significativi anche al Sud e per le piccole imprese.
Alcune imprese sono riuscite ad innovare e reggere l’impatto della pandemia, altre invece si sono trovate assai impreparate.

Oggi, se la pandemia dovesse insegnarci qualcosa è che digitalizzarsi è ormai un imperativo e una priorità condivisa da tutti gli stati europei.
Secondo le linee guida della Commissione europea sul Next Generation EU, il 20% dei fondi sarà dedicato alla transizione digitale.
E’ uno dei tanti strumenti e metodi che potranno sostenere le imprese nella gestione di una transazione verso modelli di business innovativi e sostenibili.