― Il passaggio generazionale tra vecchi modelli di business che hanno funzionato e nuove competenze, idee e progetti innovativi che aspirano ad essere competitivi

L’Italia è un paese ricco di piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto economico della nazione. Ed è anche il paese delle imprese a gestione familiare che, in questi ultimi anni, sta vivendo un passaggio generazionale importante.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, questo passaggio è fondamentale per la vita delle aziende. Consegna di responsabilità, compiti e oneri ad un altro testimone, trasferimento di know how sono le tappe che lo caratterizzano.
Ma insieme a questo bagaglio procedurale e operativo, viene da chiedersi se tra la vecchia guardia e le nuove generazioni ci sia anche un passaggio di una visione di business o piuttosto un ricalcare i vecchi modelli, impressi dai fondatori delle aziende.

La risposta a questo interrogativo ci pone davanti a tutta una serie di nuove necessità che oggi hanno le imprese: investire sul digitale, essere presenti online, semplificare il modo di fare business e di gestire i propri clienti.

Competenze che cambiano e che trasformano l’azienda

Nella life story di una società il cambio generazionale è molto accentuato nel caso in cui si tratti di piccole e medie imprese. Perché la rivoluzione digitale, dei mercati e dei nuovi metodi per confrontarsi e rapportarsi con i clienti ed i fornitori, richiedono molteplici cambiamenti. Cambiamenti che possono essere spinti e agevolati dalle nuove generazioni e dall’introduzione, in azienda, di nuove competenze innovative.

Parecchie aziende di grandi dimensioni oggi siglano accordi sindacali per l’uscita volontaria di migliaia di risorse, abbassando l’età media e introducendo nuove figure professionali più specifiche, utilissime al processo di digitalizzazione e di innovazione aziendale.

E’ indubbio che oggi, tra le nuove competenze, le più richieste siano quelle digitali e tecnologiche (dal semplice utilizzo del pc alle capacità gestionali di alto livello per lo sviluppo di software per l’intelligenza artificiale).

Il passaggio del testimone in azienda a gestione familiare

Su un totale di circa 5 milioni di imprese italiane iscritte alle Camere di commercio, sembra che il 93% sia a gestione familiare, a fronte di una media europea del 50%.
Secondo l’Osservatorio Aub nei prossimi anni quindi il passaggio generazionale interesserà oltre la metà di queste aziende, visto che circa il 70% di quelle con un fatturato compreso tra 20 e 50 milioni di euro è di tipo familiare (59% delle aziende con fatturato oltre i 50 milioni).
Ed un quarto di queste imprese viene oggi gestito da un imprenditore over 70.

Nella prassi la successione viene affrontata quando la proprietà è già in età avanzata e questo rappresenta una fase critica per molte aziende che non hanno pianificato nei modi e tempi corretti.
In genere, per questo tipo di aziende, il fondatore sceglie un successore sulla base delle sue aspirazioni, della sua vision aziendale, ma anche per vicinanza di conoscenze. E quando, come speso accade, la successione è affidata ad un figlio, la sovrapposizione è pressoché totale.

E questa è la ragione per la quale una fase tanto delicata, che potrebbe rappresentare uno spartiacque fra vecchi e nuovi modelli gestionali, si traduce invece in una riproduzione di un modo di fare datato che cozza con l’ambiente evoluto ed estremamente competitivo dell’imprenditoria odierna.

La domanda sorge spontanea: cosa e come dovrebbe sognare un imprenditore di nuova generazione? Ha, anche lui, diritto a ridisegnare la sua azienda e realizzare nuove idee, proprio come hanno fatto i suoi antenati e predecessori?