Il rischio rumore  è una delle criticità sul lavoro a cui sono sottoposti gli operatori del mondo della logistica, della movimentazione, chi utilizza carrelli elevatori, ple, macchine lavapavimenti… talvolta sono le stesse macchine ad essere numerose, più spesso l’ambiente in cui vengono utilizzate.

Le aziende sono obbligate per legge ad effettuare la valutazione del rischio anche per quanto riguarda il rumore. Sono molti gli aspetti da valutare: durata, intensità e tipologia di esposizione al rumore, rumori impulsivi, addetti ipersensibili al rumore. sostanze ototossiche e rumore, rumore e vibrazioni o segnali acustici di sicurezza, disponibilità di dpi e molto altro.

Vedi qui l’approfondimento Salute e sicurezza sul lavoro

Ma se il rumore non fosse solo un problema al lavoro?

Nella nostra vita siamo costantemente sollecitati da stimoli uditivi e sottoposti a inquinamento acustico, specialmente nelle città, dove i livelli di rumore da traffico sono più dannosi per la salute.

Vediamo qualche dato sull’inquinamento acustico in Europa.

L’inquinamento da rumore stradale colpisce almeno il 20% della popolazione europea che vive nelle aree urbane, un valore quasi invariato dal 2012. Si stima però che crescerà al crescere della popolazione nei centri urbani.

Le citta si stanno mobilitando per far fronte all’emergenza: asfalti fonoassorbenti, agevolazione della mobilità elettrica e della micromobilità (biciclette e monopattini) sono alcune delle misure più frequentemente adottate, perché in grado di abbattere l’inquinamento acustico da traffico.

Gli europei sopportano:

  • 113 milioni di persone: rumore da traffico a lungo termine diurno e notturno, per un valore di almeno 55 decibel o superiore
  • 22 milioni di persone: rumore da traffico ferroviario
  • 4 milioni di persone: rumore di traffico aereo
  • Meno di 1 milione di persone: rumore di insediamenti industriali

Fuori dalle aree urbane il rumore è causato da:

  • 70% da aeroportuale
  • 52% da traffico ferroviario
  • 39% strade statali ed autostrade

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha già dichiarato un nesso tra la prolungata esposizione all’inquinamento acustico e l’insorgenza di patologie fisiche e psicologiche:

  • disturbi cronici del sonno (6,5 milioni di casi)
  • cardiopatia ischemica (48.000 casi)
  • morte prematura (12.000 casi) di morte premature registrate
  • disturbi dell’apprendimento a causa dal traffico aereo (12.500 casi)

Tutti questi dati sono riportati nel rapporto 2020 dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA).

Le disposizioni del rapporto

Il nuovo rapporto ha sviluppato un metodo di mappatura del rumore omogeneo, in modo da poter raccogliere dati omologati e comparabili in tutto in territorio.

TRENI E AEREI

Sono previsti anche inventivi per adeguare alcuni dispositivi dei trasporti ferroviari, in modo tale da installare su carrozze e motrici, freni con blocchi silenziosi e, nelle zone aeroportuali, dispositivi di dispersione del rumore.

MOBILITÀ E MICROMOBILITÀ

Il rapporto rileva un cambiamento delle abitudini verso la l’uso di veicoli elettrici e di micromobilità.