― Buona Festa della Donna! Tra divari e discriminazioni ancora da sanare anche sul lavoro, c’è tanta strada ancora da fare. Parlarne è solo il primo passo.

8 marzo 2021, Festa della Donna! A che punto siamo con il divario di genere sul lavoro?
E nella logistica?

La logistica fa parte di quei settori che, tradizionalmente, vengono considerati più maschili. Ma non è così, si tratta di una convinzione errata (come la maggior parte delle idee di questo tipo).

Qualche testimonianza:

Martina Arfini, Staff Direzione Logistica, Progettazione e Sviluppo della cooperativa CLO Servizi Logistici: “Sfatiamo il mito della logistica come settore maschile, ad essere importante è la formazione. Se una persona è preparata, non ci sono differenze”.
[FONTE: legacooplombardia.it]

Angela D’Agaro, D’Agaro Autotrasporti: “L’aspirazione è quella di avere una famiglia e conciliare al meglio questo tipo di impegno con il lavoro. La mia vita non dovrà girare solamente intorno al’azienda, ma non intendo tralasciare laAutotrasporti D’Agaro perché voglio costruirne le fortune nei prossimi decenni. Ci sono tanti esempi di donne in carriera che sanno portare avanti tutti e due gli aspetti. Io non intendo rinunciare a nulla”.
[FONTE: dagarotrasporti.it]

Yulia Gorbachuk, capo del dipartimento operativo dell’Europa sud-orientale AsstrA: “Nell’industria dei trasporti e della logistica sono arrivata per caso. Volevo praticare le lingue ma la posizione di una traduttrice o insegnante non fa per me. Il settore dei trasporti e della logistica mi ha impressionato per il suo dinamismo. Questo mercato richiede una disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che influisce sulla vita familiare del dipendente. Seguendo le regole del work-life-balance, si può combinare con successo la carriera e la vita personale. Oltre allo stress, devo lottare contro gli stereotipi: più di una volta ho dovuto dimostrare ai partner commerciali che, nonostante la giovane età e il genere, sono una specialista con esperienza. Questo comportamento spesso è dovuto alle differenze di mentalità, quindi lo tratto con comprensione e pazienza”.
[FONTE: asstraitalia.com]

Katerina Snegireva, responsabile pubblicità e PR AsstrA: “In un’analisi del settore dei trasporti e della logistica, si potrebbe avere l’impressione che gli uomini svolgano i ruoli “principali”: rappresentanti di linee marittime e ferroviarie, proprietari di un parco veicoli, autisti, magazzinieri. Però, se guardiamo meglio “dietro le quinte” del trasporto e logistica, è facile notare che nel front e nel back office ci sono molte donne. Reparto vendite e personale, dipartimento marketing, contabilità o ufficio legale sono le aree in cui incontriamo più spesso le donne. Tra i compiti principali del settore dei trasporti e della logistica, il multitasking è al primo posto. L’intensità del ritmo di lavoro è invariata cinque giorni alla settimana per dodici mesi all’anno. Il ritmo, la velocità e la concentrazione influenzano anche le decisioni prese. Ciò che è importante è la capacità di lavorare sotto la pressione, gestire il tempo e, naturalmente, godersi il processo”.
[FONTE: asstraitalia.com]

Il lavoro e le donne in Italia

Secondo il Global gender Gap Index 2020 l’Italia occupa il 76esimo per quanto riguarda la disparità di genere. Nel 2006 il nostro Paese era 77esimo, ma in 14 anni è riuscito a ridurre il gap di genere solamente nella rappresentanza politica, passando dal 72esimo posto con un punteggio di 0.087 del 2006 all’attuale 44esimo posto con 0.267.

OCCUPAZIONE

Per quanto riguarda l’occupazione, in Italia, negli ultimi 20 ani, il dato è altalenante.
Nel 2001 infatti era del 56,6%, con un’enorme disparità tra sessi. Il tasso di occupazione maschile era al 69,4%, dato più alto rispetto ad oggi, mentre le donne erano al 44%.
Dal 2001 in poi il tasso di occupazione femminile è sempre stato in leggera ma continua crescita. Ciò non toglie che, solo nel 2019, si è raggiunto il non così meritorio traguardo di una donna su due al lavoro.

RETRIBUZIONE

La situazione non è rosea neanche per retribuzione: la parità salariale vede l’Italia al 125esimo posto (in una lista di 153 Stati).
Benché non si rivelino disparità per quanto riguarda l’istruzione e l’ alfabetizzazione, il gap risulta evidente una volta che le persone accedono al mondo del lavoro. Disparità che si protraggono anche poi se si analizza il reddito da lavoro e la partecipazione economica.

Secondo il Report, di questo passo ci vorranno circa 100 anni, 99,5 per la precisione, per raggiungere la parità tra uomini e donne. 247 anni invece se si considera solamente la partecipazione economica.

L’occupazione femminile e la pandemia

Bisogna continuare a lavorare sulla parità di genere, in tutta Italia e in particolare ora che la pandemia ha avuto ripercussioni gravi sull’occupazione femminile, che già non versava in buone condizioni.
Ripercussioni gravi tanto palesi da aver meritato anche un neologismo: Shecession (she + recession).

101mila persone occupate in meno, 99mila sono donne

Il primo febbraio l’ISTAT ha pubblicato i dati riferiti al dicembre 2020 su persone occupate, disoccupate e inattive: 101mila persone occupate in meno nell’ultimo mese del 2020 (rispetto a novembre), di queste 99mila sono donne. Per le donne è calato il tasso di occupazione ed è cresciuto quello di inattività. Su base annua, nel 2020, su 4 posti di lavoro persi 3 sono stati persi da donne.

Il 70% delle occupate si concentrano in 7 settori su 21

Secondo i dati Eurostat, nel terzo trimestre del 2020 l’occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni era di 9,3 milioni.
Il 70% concentrato in soli 7 settori su un totale di 21.
Il commercio, l sanità e i servizi sociali, contano ciascuno circa 1 milione e 3 mila occupate. 1 milione nella manifattura e un altro milione nell’istruzione.
Hotel, ristoranti e studi professionali hanno circa 600-700 mila unità l’uno. Il settore domestico (collaboratrici domestiche, delle baby sitter e delle badanti), occupa circa 600 mila donne.

A sopperire i rapporti di lavoro precari

La tipologia di contratto ha influito pesantemente su chi ha perso il lavoro e chi no, “salvando” il lavoro dipendente a tempo indeterminato. A sopperire invece i posti di lavoro a termine e le varie forme di collaborazioni, contratti precari che sovente vengono somministrati a lavoratrici e giovani.

Il rischio del lavoro da remoto

L’introduzione inoltre del lavoro da remoto è un altro rischio che prende di mira la donna.
Dopo anni di battaglie per conquistarsi il diritto al lavoro, rischia di essere nuovamente relegata in casa con un doppio ruolo: doversi nuovamente occupare delle faccende domestiche e di cura, oltre che del suo effettivo lavoro.

L’occupazione femminile nella logistica

Tornando alle donne nel comparto della logistica, come rimediare allo squilibrio di genere ancora in essere?

Puntando sulla formazione e sulla cultura.

È necessario inoltre comprendere un passaggio fondamentale che riguarda il motivo per cui è necessario battersi per una maggiore inclusione.

Oltre al motivo etico e morale per cui è profondamente sbagliato e ingiusto discriminare le persone sulla base di caratteristiche che non hanno nulla a che vedere con le loro capacità e competenze, il motivo è anche un altro: l’inclusione arricchisce!

Coinvolgere in un progetto persone diverse per sesso, età, provenienza, storia… apre le porte a una varietà di attitudini, visioni, esperienze, che non possono che far bene al business.

Secondo in rapporto a firma PwC, molte ricerche hanno evidenziato, proprio nel settore della logistica, una correlazione tra: forza lavoro più equilibrata in termini di genere e maggiori rendimenti finanziari.
Secondo le ricerche le attività logistiche con più donne nel consiglio di amministrazione hanno rendimenti nelle vendite del +16% rispetto ai concorrenti e +26% come rendimento del capitale investito.

I vantaggi ad una maggiore apertura sono dunque tangibili.

Sempre più donne raggiungono alti livelli di formazione e studiano logistica, il talento femminile disponibile sul mercato è destinato quindi a crescere. Le aziende del settore logistico farebbero bene, non solo ad aprire le porte alle donne, ma anche a rendersi ad esse appetibili. È importante far si che le donne considerino la logistica come un’opzione di carriera praticabile.

Oltre alla formazione insomma, servono flessibilità e salari equi, al pari dei colleghi uomini, che si basino davvero su competenze, esperienza e raggiungimento degli obiettivi.

Le iniziative per l’inclusione devono partire dalla formazione, da una narrazione che renda appetibile la carriera nel comparto logistico.
Una carriera che, per essere appetibile al mondo femminile, ma in generale anche a nuove giovani leve in modo trasversale, deve dimostrare di essere anche flessibile.
Formazione e flessibilità per una maggiore inclusione, sia per le donne che per le giovani generazioni, è un piano che alla logistica converrebbe attuare prima di tutto per il suo bene.

Chiamato a misurarsi su nuove sfide (e-commerce, nuove tecnologie, automazione, sostenibilità…) il comparto logistico ha sete e bisogno di nuove competenze e, se non saprà rendersi più appetibile e inclusivo, rischia di perdere importanti opportunità, e farle perdere a tutta l’economia del Paese.

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