Le stime di perdita per il traffico delle merci nei porti italiani sono state confermate.
Tanti i fattori che pesano sui dati: dalla contrazione della domanda a quella della produzione, fino alla perdita degli investimenti a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

Assoporti, che riunisce le Autorità di Sistema Portuali in Italia ha tracciato una riduzione di circa 53 milioni di tonnellate movimentate, con perdite rilevate su tutti i segmenti dei traffici via mare. Si tratta di numeri che emergono dalle tabelle pubblicate ed aggiornate alla seconda metà di febbraio.

Secondo i dati, nel 2020 le tonnellate di merci che hanno transitato sono state circa 441,88 milioni, con un calo del 10,7% rispetto al 2019. E quanto ai volumi, si sono mossi 10,67 milioni di teu, un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente.
Crollati i passeggeri a causa delle restrizioni dovute al Covid, con un calo del 56% rispetto al 2019.

Genova, Savona e Vado Ligure hanno visto un calo del 14,5% delle merci movimentate, in linea con il picco del -13,6% di Trieste e Monfalcone.

Oggi, che i porti italiani devono confrontarsi anche con i porti del Nord Africa, con regimi fiscali agevolati e sistemi logistici più efficienti, vengono fuori tutte le mancanze di un settore che in Italia è di fondamentale importanza.

Assoporti: maggiori risorse per il ristoro delle attività portuali

Tante le ragioni che hanno spinto, sulla scia di cali percentuali del genere, Assoporti a richiedere maggiori risorse per le realtà che hanno subito una riduzione dei fatturati per effetto dell’emergenza sanitaria.

Le imprese che oggi stanno affrontando diverse difficoltà sono tante e gli effetti si notano anche in termini occupazionali.
“E’ fondamentale – secondo l’associazione – semplificare gli adempimenti e le procedure riguardanti la realizzazione di infrastrutture nei porti, prestando attenzione anche ai dragaggi”.

La perdita della profondità dei fondali dei porti significa ridurre la competitività se non annullarla. “Servono normative specifiche che consentano di fare dragaggi di manutenzione, per evitare che tutti gli investimenti che si aggirano attorno ai porti diventino superflui”.

Ottimizzare l’infrastruttura e il collegamento ferroviario

La digitalizzazione dei processi deve passare anche dalla portualità nazionale. Non solo per le attività connesse all’import/export ma anche per tutto ciò che è connesso all’entrata e uscita dai porti di merci, mezzi e persone.

Secondo Assoporti, “lo sviluppo sostenibile dei piani e dei programmi infrastrutturali finalizzati alla transizione energetica per la riduzione delle emissioni nocive, non può essere trascurato”.

I principali porti interessati dal Pnrr come Trieste e Genova sono snodi strategici per l’Italia e per l’Europa nei traffici da e per il Medio/Estremo Oriente ma è necessario che il Pnrr includa anche gli interventi previsti in altri porti di competenza delle autorità di sistema portuale. Il Meridione, per primo, ha bisogno che si prevedano specifici interventi per realizzare efficaci collegamenti con le linee ferroviarie veloci.