Transizione ecologica, infrastrutture, ricerca, digitalizzazione e competitività. Sfide ambiziose per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà tenere conto anche di azioni mirate al trasporto marittimo. 

Anche se, stando a quanto sottolineato dal Presidente di Confitarma Mario Mattioli, pare che i soli interventi concreti per il settore riguardino TPL e portualità, segmenti che rappresentano solamente una porzione dell’intero sistema.
Il trasporto marittimo nel suo complesso, non sarebbe, di fatto, destinatario di azioni concrete.

Confitarma lancia le sue proposte

Sul fronte della digitalizzazione, occorre, secondo Confitarma, adeguare i sistemi di interfaccia nave/porto, sviluppando piattaforme tematiche.
Sarebbe poi opportuno pensare all’istituzione dell’anagrafe nazionale della gente di mare ed attuare la riforma del Codice della Navigazione per una transizione verso il digitale (documenti e giornali di bordo elettronici).
Per la transizione ecologica invece, in vista del 2023 (entrata in vigore di due indici IMO per la riduzione delle emissioni), Confitarma propone un piano di sviluppo e adeguamento della flotta di bandiera, possibile attraverso il coinvolgimento della cantieristica italiana maggiore e minore.

Transizione ecologica e incentivi finanziari

Quali sono invece gli strumenti finanziari necessari al settore? Necessaria è una strategia in grado di identificare solide filiere di approvvigionamento che ricorrano a carburanti avanzati e GNL. Cruciali, per incrementare la domanda di questi, è la defiscalizzazione. Fondamentale sarebbe quindi anche incentivare la transizione ecologica attraverso supporti finanziari agli investimenti portuali in mezzi tecnici.
Confitarma ha infatti segnalato che l’adeguamento delle navi comporta costi a carico dell’armatore e per questo è necessario reperire risorse da impiegare per questa finalità.

Per ciò che invece riguarda infrastrutture e mobilità occorrerebbe adottare un modello che preveda la concessione di contributi all’utenza (passeggeri e autotrasportatori) e predisporre un piano straordinario di interventi finanziati da risorse statali.

Infine sul piano della formazione, sarebbe opportuno destinare incentivi adeguati agli aspetti green e blu economy legati alla sostenibilità e all’innovazione tecnologia del settore marittimo. La formazione così intesa, rafforzerebbe il sistema di qualificazione delle competenze.

Governance unica per il mare

“Da tempo il settore marittimo è unito nella richiesta di una governance unica per il mare. In questa difficile fase di riflessione sull’assetto del Paese, è necessario, in attesa dell’auspicata costituzione di un’efficace sede di coordinamento politico-amministrativo dedicata alle attività marittime, rafforzare le Direzioni/Uffici del MIT dedicati per competenza alle materie della portualità, della navigazione e della logistica”.