Il vaccino al covid, indispensabile per debellare la pandemia, non è più solo una speranza.

È realtà: esiste, ce ne sono di diversi tipi ed è ormai solo questione di tempo.

Tempo e organizzazione. Perché, se è vero che il vaccino è stato creato e ce ne sono varie tipologie allo studio, è anche vero che, una volta creato, bisogna farlo arrivare alle persone.

Stoccaggio, trasporto, distribuzione e somministrazione non sono certo processi scontati

Stoccaggio, trasporto, distribuzione e somministrazione non sono certo processi scontati, soprattutto se si tratta di prodotti farmaceutici con particolari esigenze, come ad esempio la necessità di essere mantenuto ad una temperatura controllata.
Nel caso del vaccino proposto da Pfizer-Biontech, la temperatura di stoccaggio è addirittura di -70/80 gradi.

Si tratta insomma di condizioni molto particolari e delicate, a cui la logistica è chiamata a pensare, per distribuire i 10 miliardi di dosi necessarie ad immunizzare tutti.

Una delle più complicate operazioni logistiche della storia

Quella a cui stiamo assistendo è forse una delle più complicate operazioni logistiche della storia, non a caso infatti diversi paesi (tra cui l’Italia) ha interpellato anche l’esercito, preparato per la gestione di piani logistici in situazioni estreme.

Da uno studio fatto da Dhl e McKinsey emerge che, su scala mondiale, la logistica della distribuzione del vaccino richiederà qualcosa come 15mila voli aerei e 15 milioni di contenitori refrigerati. Sempre secondo Dhl, attualmente le nazioni in grado di affrontare l’operazione, con infrastrutture e capacità logistiche, non sono più di 30.

La catena del freddo

Fortunatamente, tra i vari vaccini in sperimentazione, ce ne sono anche che non richiedono temperature di stoccaggio estreme. La catena del freddo è però imprescindibile. Ad esempio il vaccino AstraZeneca più viaggiare a temperature meno rigide (-2 gradi), ma comunque in refrigerazione.

Per il vaccino Pfizer-BioNTech, che deve viaggiare a -70/80 gradi, è stata la stessa casa farmaceutica a predisporre dei contenitori. Il farmaco sarà distribuito dai centri Pfizer dislocati negli Stati Uniti, in Germania e in Belgio, da quegli stabilimenti sarà trasportato (via terra e via aerea), e immagazzinato nei centri di distribuzione, prima di essere consegnato per la somministrazione.
Il contenitore Pfizer ha le dimensioni di una valigia, ogni scatola contiene 5mila dosi, sarà imballata con ghiaccio secco e completa di localizzatori Gps. Una volta scongelato il farmaco dura pochi giorni a una temperatura tra i 2 e gli 8 gradi.

La sfida della prodizione e della logistica non riguarda solamente il vaccino

Fiale, equipaggiamento medico, contenitori… alcuni dei principali produttori di vetro tedeschi, ad esempio, hanno da tempo iniziato a moltiplicare la produzione delle fiale, proprio per far fronte al prossimo boom di richieste. La Va-Q-Tec sta realizzando contenitori isotermici necessari per la distribuzione.
Nonostante le aziende si siano già attivate, sembra però che le fiale in via di produzione per i vaccini anti-Covid copriranno circa un terzo della domanda globale.

Ma non solo fiale: l’azienda tedesca B. Braun sta quadruplicando la produzione di utensili medici necessari alle vaccinazioni di massa (siringhe, aghi, cannule, guanti, disinfettanti, indumenti protettivi…).

La Kuehne + Nagel, colosso svizzero della logistica, traccerà tutti i trasporti su strada con il Gps. L’Azienda, dopo aver concluso gli accordi per la distribuzione dei vaccini con quasi tutte i principali big pharma, pensa alla sicurezza del prezioso carico.

In Italia attendiamo, prima di Natale, una bozza del piano di vaccinazione

Si è svolta una riunione del Tavolo di Lavoro sulla logistica dei vaccini Covid-19, promosso dall’Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti e farmaci (OITAf), durante la quale si è parlato nella multidisciplinarietà del progetto.
Oltre al tema della logistica del farmaco, del trasporto e dello stoccaggio a temperatura controllata, bisogna infatti considerare anche gli aspetti di geografici, sociodemografici, la sanità pubblica, la medicina territoriale, le catene di fornitura, la sicurezza della catena logistica.

Il Commissario all’emergenza Arcuri, a cui spetta la definizione del piano logistico, ha già detto che “sarà la più grande vaccinazione di massa che il Paese ricordi”.

Il progetto di vaccinare in tempi ragionevoli circa 40 milioni di italiani (il 60%-70% della popolazione) è una sfida imponente. L’obiettivo è riuscire a sviluppare l’immunità di gregge.

Uno degli aspetti più difficili dell’operazione è la necessità di coordinare più fronti: distribuzione, stoccaggio e somministrazione dovranno viaggiare insieme, tenendo conto anche del fatto che i vaccini saranno diversi, ognuno con caratteristiche di conservazione diverse proprie.

Per ora, del piano vaccinale italiano, si sa che:

  • Al fianco delle ASL ci sarà l’esercito
  • La catena del freddo verrà gestita con un 2 modelli di conservazione: uno “freezer” per Pfizer e uno “cold” per gli altri vaccini
  • La campagna vaccinale prenderà il via a gennaio e durerà diversi mesi
  • In Italia, e in tutta Europa, il vaccino non sarà uno solo, ma saranno diversi: Pfizer, AstraZeneca, Sanofi-Gsk, Johnson & Johnson, Moderna, CureVac…
  • Ci saranno delle categorie che avranno la precedenza nella vaccinazione: personale sanitario, persone fragili e anziani, persone con patologie, diabetici, malati di cancro, obesi. Al resto della popolazione la vaccinazione potrebbe essere somministrata anche attraverso i medici di famiglia e altre strutture sanitarie ma anche palestre, drive in e ospedali da campo, accessibile previ prenotazione