Le parole del commissario straordinario all'emergenza Coronavirus sull'impatto strategico della logistica nel rilancio del nostro Paese
― Un'analisi del tessuto che compone la logistica italiana rende più chiare le ragioni che penalizzano il Paese nella rincorsa alla quarta rivoluzione, quella digitale

Parlare oggi di una svolta digitale nella logistica significa partire anche un dato inequivocabile: il settore che contribuisce al 9% del PIL nazionale, è composto da piccole e micro realtà imprenditoriali. Tra le circa 90 mila imprese attive in Italia, oltre l’85% ha meno di 5 milioni di fatturato e meno di 10 addetti, secondo i dati di Confetra.

Ciò significa che una logistica italiana siffatta, nella rincorsa alla quarta rivoluzione avrebbe bisogno di una visione strategica, in grado di elevare la competitività del settore, aprendo così la strada al digitale e sostenendo gli investimenti green. Un programma unitario di rilancio che tutt’oggi non sembra essere fra le priorità.

Gli esperti chiedono strategie nuove per innalzare il livello della capacità del sistema, per stabilizzare la liberalizzazione del mercato e ampliare le opportunità di business, oltre che per digitalizzare tenendo conto anche della sostenibilità ambientale del settore. Non solo: grande assente di questa rivoluzione sembra essere sempre la formazione, per un settore che sconta ancora la carenza grave di personale qualificato.

La quarta rivoluzione sta portando nel mondo logistico innovazioni tecnologiche in grado di offrire una maggiore efficienza, un monitoraggio reale, meno errori. Innovazioni che negli ultimi mesi, complice forse anche il lockdown hanno subito una forte accelerazione.
Chi aveva già digitalizzato prima di inizio anno, ha avuto meno difficoltà a proseguire la propria attività, riuscendo a lavorare in sicurezza.

E il rischio, come ha sottolineato anche di recente Uniontrasporti, è quello che molte aziende, soprattutto piccole e micro, che rappresentano poi il tessuto della logistica italiana, possano rimanere indietro se non si adegueranno alle logiche 4.0 in fretta.

Inoltre, nel prossimo futuro, l’ampliamento della sfera di competenze spingerà la logistica a gestire un flusso di dati sempre maggiore, dal quale si potrà ottimizzare il lavoro. Ed è in questo spiraglio che entrerà in gioco la componente umana. Le risorse non potranno più non possedere conoscenze informatiche e digitali, perché questi strumenti avranno un ruolo centrale per il logistico 4.0. E tutto questo determinerà la necessità di un adeguamento rapido delle competenze dei lavoratori.

Fondamentale sarà possedere skill digitali in grado di rispondere adeguatamente al nuovo contesto, competenze che saranno un requisito fondamentale per svolgere tante e diverse mansioni.

Il capitale umano è strategico” ha dichiarato di recente il presidente dell’associazione Anita di Confindustria, che rappresenta circa 1400 imprese di logistica e trasporto merci.
Ma siamo davanti a un giro di boa considerevole per l’Italia. Se questo sarà ignorato, non ci sarà probabilmente alcuna chance in futuro per adeguare un sistema che oggi, per certi versi e in misura non trascurabile, risulta già obsoleto. E la competitività del Paese ne risentirà ancora una volta.