― Il mondo della logistica si sta preparando a una nuova sfida: il trasporto e la distribuzione del vaccino anti covid. Temperatura e quantità richiedono una pianificazione importante delle attività

Il mondo della logistica si sta preparando a una nuova sfida: il trasporto e la distribuzione del vaccino anti covid.
Dopo la notizia del vaccino per il covid-19 Pfizer-Biontech efficace al 90% e da stoccare ad una temperatura di -80 gradi, è arrivato anche quello dall’azienda statunitense Moderna, efficace al 94,5% e più facile da trasportare.

Il vaccino mRNA-1273 di Moderna presenta facilità di distribuzione e stoccaggio, non necessita infatti di temperature molto rigide, rimane stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2° e 8° C per 30 giorni. Si prevedono condizioni di trasporto e conservazione a lungo termine a temperature standard da congelatore di -20° C per 6 mesi.

La situazione Covid però impone di essere pronti su più fronti, il mondo della medicina afferma infatti che, per far fronte alla pandemia, non si ricorrerà ad un unico vaccino.

Quello lanciato da Pfizer-Biontech aveva aperto il dibattito sul trasporto e la logistica, questo vaccino infatti è caratterizzato dalla necessità di temperature di stoccaggio molto rigide.

All’avvio del dibattito non ha tardato ad arrivare la disponibilità di Conferta a mettere le sue competenze al servizio dell’emergenza, chiedendo però dei tavoli di confronto perché la situazione è senza precedenti.

Al lavoro sul piano operativo per la distribuzione dei vaccini c’è il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. Secondo Arcuri le prime dosi di vaccino saranno disponibili a fine gennaio 2021 per un milione e settecentomila persone.
Si apprende anche del coinvolgimento della Difesa nei lavori di pianificazione della distribuzione del vaccino. Deve infatti essere realizzata una logistica dedicata e l’Esercito in questo ha già molta esperienza, essendo impegnato in missioni per sostegni logistici a lungo raggio, come le operazioni internazionali. Non si esclude l’ipotesi che potrebbero essere i militari stessi ad effettuare la somministrazione delle dosi, organizzando gli aspetti logistici e l’allestimento dei punti vaccinali.

Vaccini e medicinali, anche più preziosi di un’antinfluenzale vengono trasportati continuamente, cerchiamo allora di capire perché il trasporto del vaccino Pfizer-Biontech sarebbe una sfida

  1. Perché il vaccino anti Sars-Cov2 della casa farmaceutica Pfizer-Biontech deve viaggiare a una temperatura costante di -75/80 gradi
  2. Perché le dosi da trasportare sono molte e in tempo molto breve

La catena del freddo

-80 gradi è una temperatura che pochi impianti di stoccaggio sono in grado di certificare e che richiede mezzi di trasporto adatti, nonché un’intera catena logistica attrezzata, dall’uscita dall’impianto di produzione fino alla somministrazione.

Se il vaccino arriverà in Italia in aereo il primo problema si pone negli aeroporti: solo Malpensa e Fiumicino sono certificati per i farmaci, ma nessuno dei 2 è al momento in grado di stoccare il carico mantenendo i -80 gradi.

Si tratta davvero di un’operazione senza precedenti. A spiegarlo è Ivano Russo, Direttore Generale Confetra: “Non ci sono mezzi al momento attrezzati, neanche magazzini pronti. Si potrebbe utilizzare il ghiaccio secco, ma ciò significherebbe riempire stive e container di ghiaccio secco più che di vaccino, aumentando i viaggi per il trasporto della merce. Oppure pensare al viaggio in cisterna, solo per il principio attivo di 40 milioni di fiale servirebbero 250 milioni di chili di ghiaccio secco”.

Ivano Russo Direttore generale di Confetra

Tanto vaccino in poco tempo

Come ha spiegato sempre Russo, si ragiona su numeri altissimi. “Parliamo di 70 milioni di dosi di AstraZeneca, 27 di Pfizer, in più tutte quelle che potrebbero arrivare dal libero mercato, noi che movimentiamo 9 milioni di vaccini influenzali in 12 mesi. Dovremmo moltiplicare per 10 volte lo sforzo in soli 4 mesi. E potrebbe esserci anche la necessità del richiamo. Cifre e modalità sconosciute alla logistica”.

Anche Assoram, l’Associazione nazionale degli Operatori Commerciali e Logistici della distribuzione primaria dei prodotti farmaceutici ad uso umano e veterinario, si è fatta sentire. Ha chiesto un confronto con il Governo e con il Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19, richiedendo la condivisione di dati su tipologie vaccinali, temperature di gestione, canali di distribuzione, fasi distributive e quantitativi previsti.