― Nasce il Protocollo per la salubrità ambientale: un documento che permetta di avere standard che offrano garanzie anche al di là dell’emergenza Covid-19 e che permetterà anche di razionalizzare gli sprechi e aumentare l’efficienza nell’ambiente di lavoro

Quest’anno, caratterizzato dalla pandemia, ha imposto alle attività nuovi standard di pulizia.

Gli esercenti, soprattutto dopo il severo lockdown vissuto in primavera, hanno tutta l’intenzione di stare alle nuove disposizioni in materia di sanificazione e igienizzazione. Si tratta di norme che consentono loro di continuare a lavorare e dare i loro servizi, in piena sicurezza.

In tutta questa situazione è nata una duplice esigenza:

  • da un lato le persone vogliono sentirsi sicure,

  • dall’altro i professionisti vogliono poter rassicurare i loro clienti

Per rispondere a questa duplice esigenza di Sicurezza, sta nascendo un nuovo Protocollo per la salubrità ambientale. A parlarne è stato Massimo Artorige Giubilesi, presidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari Lombardia e Liguria, nel corso dell’ultima edizione di Forum PULIRE.

Massimo Artorige Giubilesi Presidente Ordine dei Tecnologi Alimentari Lombardia e Liguria

Il Protocollo per la salubrità ambientale

Insieme al Protocollo si sta delineando anche una nuova figura professionale,
il Manager Per La Salubrità Ambientale, il cui compito sarà mettere in opera, prendere visione e verificare i punti per l’applicazione del Protocollo stesso.

Giubilesi ha spiegato: “Quello della salubrità ambientale è un concetto etico e globale che fa riferimento a tutti gli ambienti aperti al pubblico, non solo per gli uomini ma anche per gli animali. Per questo abbiamo realizzato un protocollo, condiviso con un comitato scientifico di cui fanno parte anche imprenditori, che permetta di avere standard che offrano garanzie anche al di là dell’emergenza Covid-19 e che permetterà anche di razionalizzare gli sprechi e aumentare l’efficienza nell’ambiente di lavoro”.

Il documento è stato certificato da Kiwa Cermet Italia, un ente terzo, e all’interno presenta alcuni punti chiave.

Sono stati individuati 4 macrotipi per la classificazione degli ambienti:

  1. a elevata contaminazione
  2. destinati a un’utenza specifica
  3. legati a funzioni primarie (ad esempio cibo, sonno)
  4. dedicati a un’utenza fragile o legati a produzione di beni alimentari o farmaceutici.

L’ambiente ospedaliero è escluso perché è l’unico a godere di normative a parte.

“In questo quadro – spiega sempre Giubilesi – è fondamentale la nascita del manager per la salubrità ambientale, che sarà formato con un iter specifico e che dovrà possedere competenze tecnico-scientifiche. Sarà possibile ottenere due certificazioni:

  • una per il servizio integrato di prevenzione delle contaminazioni,
  • l’altra sarà quella del manager per la salubrità ambientale.

Il tutto sarà basato su tre punti chiave: affidabilità, trasparenza e adeguatezza. Al manager spetterà l’individuazione dei rischi, l’attuazione delle misure di prevenzione e il monitoraggio delle attività”.

Certificazione: un’esigenza che arriva anche da oltreoceano

Sempre a Forum PULIRE si è parlato anche del programma di accreditamento GBAC STAR.
Patty Olinger, Executive Director – Global Biorisk Advisory Council (GBAC) divisione di ISSA, ed esperta di bio sicurezza e salute pubblica, ne ha illustrato tutte le caratteristiche.

Si tratta di un programma progettato per aiutare le strutture che ogni giorno accolgono un pubblico numeroso (stadi, centri congressi, stazioni, scuole, hotel ristoranti) a stabilire un sistema completo di pulizia, disinfezione e prevenzione delle malattie infettive per il pubblico, il personale e l’edificio.

Le strutture che decidono di accreditarsi come GBAC STAR Facility, programma che si basa sul controllo delle performance qualitative, devono soddisfare i 20 requisiti previsti sul sistema di lavoro, protocolli e procedure di pulizia disinfezione e prevenzione delle infezioni.

“È necessario comprendere a fondo la complessità delle vostre strutture per poter mettere in atto le pratiche che più si addicono” ha spiegato Patty Olinger.

Il programma GBAC STAR ha, infatti, come obiettivo quello di fornire alle strutture gli strumenti e le conoscenze per stabilire e mantenere nel tempo dei programmi di miglioramento continuo delle procedure di pulizia, disinfezione e prevenzione di malattie infettive come il Sars-COV2.