― Le organizzazioni Re:Common e Counter Balance hanno realizzato il trattato “Corridoi come Fabbriche” per capire cosa può succedere se la catena di distribuzione soppianta la fabbrica fordista

CORRIDOI COME FABBRICHE: FILIERE, LOGISTICA E LAVORO. È QUESTO IL MONDO CHE VUOI?

È questo il titolo del trattato con cui Re:Common e Counter Balance vogliono proporre una visione diversa, e controcorrente della logistica.

Abbiamo più volte ricordato quanto il lockdown sia stato utile alla reputazione della logistica. Uno dei pochi settori che non si è mai fermato, è grazie alla logistica se supermercati, farmacie, ospedali… sono sempre stati riforniti.

Oggi, forse per la prima volta, l’opinione pubblica sta davvero diventando consapevole del ruolo della logistica nella società moderna.

Come le infrastrutture danno forma al mondo

È da molto però che la logistica, anche se in maniera poco percepita, ha un ruolo centrale, al pari della produzione. Prima di questo rapporto infatti, Counter Balance aveva affrontato il tema di Come le infrastrutture danno forma al mondo, con un altro documento nel quale sondava gli interessi politico-economici alla base dei “mega corridoi” infrastrutturali.

Da tempo infatti reti transcontinentali su strada, rotaie, aria e mare, vengono costruite per servire sistemi di consegna just-in-time, consentire l’estrazione di risorse minerarie ed altre materie prime in zone sempre più sperdute, con grandi costi socio-ambientali.

Secondo il rapporto questi corridoi sarebbero un tentativo di riorganizzare la geografia economica in funzione del capitale. A questo scopo vengono create zone di libero scambio in cui progressivamente si abbattono tasse, e vengono fatti controlli sui confini, introdotte burocrazia ed altre barriere erette dall’uomo che, citando la Banca Mondiale, aumentano le distanze rallentando il trasporto delle merci.

Il rapporto pone l’accento sui diritti dei lavoratori e sui salari che, in questo nuovo sistema, verrebbero erosi, generando lavoro sottopagato in varie zone del mondo. Sottolinea inoltre le caratteristiche più estreme delle infrastrutture:

  • Dimensioni: interessano tutti i continenti (escluso solo l’Antartide)
  • Tipo di attività: si permettono attività estrattive sempre più distruttive
  • Si basano sullo sfruttamento della produzione più intenso, facendo sì si possa attingere in zone in cui il lavoro è più economico e vulnerabile
  • Dipendono da una finanza ancor più spinta
  • Funzionano solo tramite politiche elitarie di pianificazione profondamente non-democratiche.

Corridoi come fabbriche

In questo secondo rapporto, Corridoi come fabbriche, Counter Balance si concentra sulla questione del lavoro collegato alla globalizzazione delle catene di distribuzione e dei corridoi infrastrutturali ad esse associate.

Il report propone una riflessione su quanto, l’essere sempre più logisticizzati ci renda sempre più inglobati in un sistema di generazione di ricchezza che, secondo gli autori, sarebbe iniquo, ingiusto e distruttivo, in quanto finalizzato al profitto di un potere economico-finanziario, piuttosto che alla sopravvivenza.

Proliferazione di hub logistici

Il report si apre parlando della diffusione degli hub logistici. Secondo un rapporto del 2015, della società di investimenti immobiliari CBRE, una trentina di questi hub (ognuno dei quali collegato a grandi reti internazionali di trasporto) forma ormai la spina dorsale della filiera logistica e del commercio globali.

La logistica ha un peso rilevante ormai nel modo di organizzare la produzione, i luoghi in cui si costruiscono nuovi corridoi infrastrutturali, le modalità di calcolo di costi e benefici e persino le nuove concezioni di spazio e tempo. Per questo motivo è necessario una comprensione della logistica.

Da produzione a outsourcing, delocalizzazione e logistica

La logistica sta cambiando anche la produzione. Di questo si parla nella seconda parte del documento, indagando come outsourcing, delocalizzazione e logistica hanno trasformato il processo produttivo.
La produzione non è più appannaggio solo degli operai e della catena di montaggio. I processi di produzione sono usciti dalla fabbrica, spesso per andare a cercare forza lavoro a basso costo, creando profitto in molti più punti della filiera globale.
Le implicazioni per il lavoro sono profonde.
Laddove la tecnologia non venga impiegata a supporto dell’operatore, il rischio è che la persona si trovi a dover sottostare al controllo da parte delle macchine, a una gestione just-in-time del lavoro, si torna a ricorrere al cottimo… solo per fare qualche esempio.

È questo il mondo che vuoi?

La terza parte si pone questo quesito: è questo il mondo che vogliamo?
Il documento traccia degli scenari per capire cosa potrebbe succedere se la logistica dovesse proseguire la sua corsa senza ostacoli e senza essere normata:

  • maggiore sfruttamento dei lavoratori
  • nuove forme di controllo e potere aziendale, principalmente tramite la ristrutturazione del capitale intorno a “piattaforme” di informazioni acquisite in digitale
  • aumento ineluttabile dello sfruttamento energetico
  • distruzione ambientale

Il report è scaricabile qui.